Crisi degli aerei: Lufthansa taglia voli e posti di lavoro, migliorano solo i ritardi

L'emergenza Covid ha

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L'emergenza Covid ha

Il Covid ha inferto un colpo durissimo al traffico aereo. I dati lasciano poco spazio ai commenti: in Europa, ad aprile vi sono stati fino al -89% di voli in meno rispetto allo stesso mese del 2019. La situazione ha iniziato solo leggermente a migliorare con l’arrivo dell’estate, quando la fase più acuta dell’emergenza sanitaria è cessata e alcune restrizioni imposte nei mesi precedenti dai governi venivano rimosse, tra cui la possibilità di spostarsi all’interno dei paesi comunitari e di recarsi verso la stragrande maggioranza di quelli esterni.

Voli aerei cancellati e coronavirus tra rimborsi e crisi

Ma non illudetevi, perché neppure nei giorni di picco di agosto si è riusciti anche solo lontanamente ad avvicinarsi ai numeri di un anno prima. Secondo Eurocontrol, alla vigilia di Ferragosto ci sono stati 18.244 voli in Europa, -51,7% rispetto allo stesso giorno del 2019. Per settembre, ci si aspettava alcuni giorno di picco intorno ai 20 mila voli, ma al giorno 14 il dato medio non arrivava a 16.500.

E così, le stime per i prossimi mesi sono state riviste decisamente al ribasso rispetto a quelle di aprile. Eurocontrol si aspettava che il 2020 si sarebbe chiuso con una contrazione annua del 20%, mentre adesso ipotizza -58% a novembre e -54% a dicembre. A febbraio 2021, il dato stimato è -50%, molto peggiore del precedente -15%.

La situazione è estremamente allarmante per il comparto, tanto che alcune compagnie aeree hanno dovuto essere salvate dai rispettivi governi. Lufthansa è stata oggetto di un bailout da 9 miliardi di euro, il quale evidentemente non è bastato a tamponare la crisi. L’amministratore delegato Carsten Spohr ha, infatti, da poco annunciato 22 mila licenziamenti di dipendenti a tempo pieno e la riduzione della flotta di 150 aerei su 760.

Ha giustificato il dimagrimento con il peggioramento delle aspettative. Se prima per la fine dell’anno ipotizzava un -20/-30% di traffico, adesso intravede un -50%.

La ripresa dei cieli è lontana

Se ci sono elementi positivi che possono essere colti in questa vicenda è l’aumento dell’efficienza delle compagnie. In media, i ritardi a luglio in Europa sono crollati da 3 minuti a soli 3 secondi. All’origine di questo miglioramento vi è stato certamente il crollo del traffico aereo, tant’è che nel periodo che va dall’1 marzo al 30 giugno si è registrato un minore tempo di discesa degli aerei a Zurigo e Milano Malpensa di ben il 45%, i risultati migliori tra i primi 20 aeroporti del continente. Francoforte, Fiumicino e Duesseldorf hanno seguito con cali nell’ordine del 35-39%.

E le compagnie hanno beneficiato anche dalla sospensione di 1.200 misure contenute nel Route Avalaibility Document, potendo evitare temporaneamente di far volare i propri aerei vuoti senza il rischio di perdere l’assegnazione delle tratte, grazie a una decisione dell’Europarlamento. In questo modo, sono state tagliate le emissioni inquinanti, a beneficio dell’ambiente.

E l’International Air Transport Association (IATA) alla fine di luglio ha rinviato dal 2023 al 2024 le sue previsioni per il ritorno del traffico aereo ai livelli pre-Covid. Da qui ai prossimi 4 anni, quindi, le compagnie dovranno affrontare riduzioni delle prenotazioni, per cui il numero dei voli e dei posti di lavoro risulterà eccessivo rispetto ai livelli del 2019. Un outlook piuttosto fosco per il comparto, specie per una compagnia come Alitalia, che versava in forte crisi anche negli anni di boom del traffico. I salvataggi pubblici dureranno a lungo e probabilmente aumenteranno.

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