Crisi debito italiano, quando scatterà l’allarme?

Spread BTp-Bund a un soffio da 200 punti. I rendimenti decennali italiani superano il 2,3%. Quando dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente?

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Spread BTp-Bund a un soffio da 200 punti. I rendimenti decennali italiani superano il 2,3%. Quando dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente?

Spread BTp-Bund a 10 anni sopra quota 190 punti base oggi (194 bp alle 12.38), con i rendimenti dei nostri titoli di stato decennali al 2,32%, il livello più alto da un anno e mezzo. Il divario con i bond emessi dalla Germania cresce oggi per tutti i principali titoli dell’Eurozona, anche se è l’Italia con tutta evidenza il caso più problematico, insieme al Portogallo. Avvicinandosi a quota 200 bp, a breve potrebbe essere sfondata un’importante soglia psicologica, al di sotto della quale è rientrato apparentemente l’allarme sin dall’inizio del 2014. A partire dall’anno seguente, il “quantitative easing” della BCE ha sgonfiato il differenziale di rendimento tra i nostri bond e quelli tedeschi fino ad appena 87 bp.

Negli ultimi dodici mesi, la risalita è stata quasi costante, ad eccezione del periodo che va dal referendum sulla Brexit del 23 giugno alla metà di agosto 2016. Tra tensioni politiche interne, con l’avvicinarsi del referendum costituzionale, e il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, i rendimenti sovrani in tutta l’Eurozona sono cresciuti, ma in Italia di più, segno che si sarebbe deteriorato l’umore dei mercati sulla nostra economia. (Leggi anche: Crisi spread, perché l’Italia è oggi più periferia del 2011?)

Quando un nuovo allarme spread?

Quando potremmo parlare di un nuovo allarme spread? I livelli assoluti dei rendimenti restano ancora abbastanza bassi, nemmeno immaginabili fino a tre anni fa, prima che fossero varati gli stimoli monetari della BCE. Questo rende anche uno spread in netta risalita poco preoccupante nel concreto, se non in qualità di segnale di disaffezione da parte dei mercati verso l’Italia.

Nei prossimi mesi, però, la BCE dovrà iniziare a segnalare il ritiro graduale degli stimoli e se l’inflazione italiana resta ancora la metà della media nell’Eurozona, d’altra parte è sul nostro debito pubblico il maggiore rischio percepito, essendo già elevatissimo ed esposto all’aumento dei costi di rifinanziamento. Considerato anche lo stallo politico-istituzionale di questi mesi e messa in conto anche una possibile paralisi post-elettorale, il nostro paese potrebbe assistere in breve a una fiammata dello spread ben oltre i 200 bp. Allontanandosi troppo da questa soglia, scatterebbe realmente l’allarme, un po’ come accadde nell’estate del 2011, quando fu intorno ai 250 bp ad essersi materializzata la crisi del nostro debito sovrano. (Leggi anche: Crisi debito e banche, il circolo vizioso)

Allarme debito con spread a 250 bp?

Ripetiamo, nel caso attuale, non sarebbero i valori assoluti dei rendimenti a provocare preoccupazioni sulla solvenza dell’Italia, bensì il divario crescente con gli altri principali rendimenti sovrani dell’Eurozona, che proverebbero la riapertura del caso italiano. Pur tra possibili rialzi per via delle prevedibili tensioni geo-politiche dei prossimi mesi, i prezzi dei Bund sono destinati a scendere (e i rendimenti a salire) per effetto dell’impennata dell’inflazione in Germania e nel resto dell’area. Se ipotizzassimo un decennale tedesco all’1% entro la fine dell’anno, i rendimenti italiani schizzerebbero nell’ordine del 3-3,5%, livelli che potremmo iniziare a considerare poco compatibile con la stabilità dei dei nostri conti pubblici. (Leggi anche: Crisi spread tornata e l’Italia corre verso il caos)

 

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