Crisi debito Eurozona: Germania chiede default facili e fine poteri Commissione

La Bundesbank punta allo smantellamento della Commissione europea e a rendere più semplici i fallimenti degli stati: ecco le due proposte tedesche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Bundesbank punta allo smantellamento della Commissione europea e a rendere più semplici i fallimenti degli stati: ecco le due proposte tedesche.

Emergono due interessanti proposte da parte della Bundesbank, la banca centrale tedesca, anche se una di queste non è una novità assoluta. Il governatore Jens Weidmann vorrebbe, anzitutto, che l’ESM (“European Stability Mechanism”), il fondo europeo di stabilità permanente, rilevasse gli attuali poteri ad oggi in capo alla Troika (UE, BCE e FMI), trasformandosi in un prestatore di ultima istanza per gli stati in crisi dell’Eurozona.

Finora, l’ESM si limita ad emettere bond per finanziare l’erogazione di prestiti agli stati alla ricerca di un bailout, le cui condizioni, gestione delle trattative e successivo monitoraggio sono affidati agli stessi creditori, ovvero essenzialmente alla Commissione europea.

Al contrario, la Bundesbank propone di spostare questa fase direttamente in capo all’ESM, in modo che si abbia la possibilità di una reazione più immediata ed efficiente delle situazioni si crisi fiscale. In buona sostanza, il fondo diverrebbe una sorta di FMI europeo.

Germania vuole ridimensionare Commissione UE

Alla base di questa proposta si avverte la necessità dei tedeschi di ridurre i poteri della Commissione, uscita molto indebolita con la Brexit e che Berlino considera fonte di impopolarità della UE in tutti gli stati membri, a causa della cattiva gestione dimostrata dei vari dossier importanti.

Nei giorni scorsi, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, aveva avvertito sulla possibilità che gli stati nazionali si riapproprino del potere negoziale sui principali dossier aperti, attraverso un “approccio intergovernativo”, nel caso in cui Bruxelles restasse ferma e non all’altezza delle capacità. Una sfiducia esplicita al presidente Jean-Claude Juncker, che ormai appare sempre più isolato e inascoltato.

Dopo qualche giorno si è passato dalle parole ai fatti, con i commissari che hanno rimesso alla volontà degli stati membri la ratifica dell’accordo di libero scambio tra UE e Canada. L’ultima parola spetterà ai parlamenti nazionali, come aveva chiesto proprio la Germania.

 

 

Ristrutturazione debito sovrano, proposte BuBa

E passiamo adesso alla seconda proposta della Bundesbank, che come vedremo tra poco presenta qualche insidia: concedere d’ora in avanti ai governi la possibilità di emettere debito subordinato, ovvero che faccia scattare automaticamente l’estensione delle scadenze, nel caso in cui chieda sostegno finanziario all’ESM, fino al completamento del bailout.

In pratica, se l’Italia, ad esempio, chiedesse all’ESM un prestito triennale, i bond emessi con la clausola di subordinazione sarebbero automaticamente prolungati di 3 anni, il tempo di completare l’assistenza finanziaria, senza che ciò faccia scattare formalmente alcun evento creditizio o default.

Sempre in linea con l’obiettivo di facilitare le ristrutturazioni del debito, la BuBa propone di rendere più difficile per gli obbligazionisti contrari opporsi a un taglio del valore nominale dei titoli e/o all’allungamento delle scadenze, qualora tali misure fossero approvate da una maggioranza qualificata di creditori.

Default debito più facili nasconde insidie

Dicevamo dell’insidia. Sì, perché consentire ai governi di emettere debito subordinato equivale ad ammettere che alcuni di loro potrebbero presto dover dichiarare default, aumentando i dubbi sulla sostenibilità del debito in alcuni stati, tra cui l’Italia. E’ chiaro, infatti, che si avvarrebbero di tali clausole solo i governi più esposti al rischio di ristrutturazione dei titoli emessi, ovvero quelli che potrebbero avere maggiore necessità in futuro di ristrutturare il debito.

Il debito subordinato potrebbe ampliare dentro l’Eurozona il solco tra paesi “core” e periferia in favore dei primi, dato che gli investitori vi punterebbero maggiormente, temendo contraccolpi sulle esposizioni verso gli stati più indebitati, come il nostro.

Più in generale, quanto va emergendo dalle ultime proposte tedesche è la tendenziale necessità avvertita di ridimensionare il ruolo della Commissione da un lato e di offrire una via d’uscita alternativa al fallimento ufficiale ai governi del Sud Europa, anche se lo stesso Weidmann ammette che la soluzione non può avere efficacia per il debito già emesso.

 

 

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Argomenti: bond sovrani, creditori ristrutturati, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, prelievo forzoso