Crisi Brasile a una svolta: crescita attesa nel 2017, ma pesa l’impeachment

Recessione economica ancora in corso in Brasile, dove si registra, però, una svolta nelle aspettative del mercato. Su tutto pesa l'impeachment.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Recessione economica ancora in corso in Brasile, dove si registra, però, una svolta nelle aspettative del mercato. Su tutto pesa l'impeachment.

Mentre si appresta ad ospitare i Giochi Olimpici a Rio de Janeiro, il Brasile vive la più grave recessione della sua economia da oltre un secolo, con il pil già arretrato del 3,8% lo scorso anno e presumibilmente in calo del 3,3% quest’anno. La disoccupazione nei tre mesi conclusi a maggio è salito al record dell’11,2%, mentre l’inflazione a giugno si attestava ancora all’8,84%, nonostante i tassi Selic della banca centrale siano da tempo al 14,25%, al termine di una stretta di circa due anni e mezzo.

Eppure, l’ultimo sondaggio realizzato dalla banca centrale su 100 istituzioni finanziarie locali avrebbe individuato un punto di svolta nella crisi: per l’anno prossimo, il mercato si attende un ritorno alla crescita dell’1%. Non tanto, ma si pensi che nei mesi scorsi si era arrivati a prevedere un terzo anno consecutivo di recessione.

Debito Brasile continua a crescere

Aspettative migliori anche in tema d’inflazione, visto che il Selic dovrebbe scendere al 13,25% alla fine di quest’anno e all’11% entro il 2017. Si consideri che nel gennaio scorso, la crescita tendenziale dei prezzi era arrivata al 10,7% e che con la sola eccezione di maggio, da allora si è registrato un rallentamento costante.

Sui conti pubblici, però, l’ottimismo non è diffuso. Se il rapporto tra debito e pil dovrebbe attestarsi quest’anno al 69%, nel 2017 sarà ancora in crescita fino al 76,6%, a causa di un deficit attualmente a due cifre e che per essere tagliato necessita di una lunga cura di austerità, oltre che di un ritorno alla fiducia sui mercati, la sola in grado di contenere i rendimenti richiesti sui bond sovrani.

 

 

Rally bond Brasile e borsa

Il miglioramento dall’inizio dell’anno è già stato, in verità, notevole: i rendimenti decennali dei titoli di stato sono crollati di circa 410 punti base all’attuale 11,97%, mentre sulla scadenza a due anni si è avuto un calo di quasi 250 bp. Considerando che nel frattempo la Borsa di San Paolo è cresciuta del 31% e che il cambio tra real e dollaro si è rafforzato del 22%, si capisce come il mercato abbia dato credito alla svolta politica, materializzatasi nel maggio scorso, quando la presidente Dilma Rousseff è stata sospesa dal suo incarico, in attesa che nei suoi confronti si celebri il processo con l’accusa di falsificazione dei conti pubblici nel 2014.

L’impeachment non sarebbe più considerato un esito poco probabile e la condanna con relativa estromissione definitiva dalla presidenza potrebbe arrivare già entro la fine dell’estate. Tuttavia, il presidente ad interim Michel Temer potrebbe restare vittima dei colpi di coda dell’inchiesta “Autolavaggio”, che ha già colpito numerosi esponenti della sua amministrazione e le altre massime cariche dello stato, tutti accusati di corruzione, finanziamenti illeciti, etc.

La precarietà politica è il vero limite al ritorno alla crescita del Brasile, in quanto non offre garanzie agli investitori sul futuro a breve della principale economia sudamericana.

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Argomenti: Altre economie, bond sovrani, Crisi Brasile, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti