Crisi Brasile, riforma Costituzione per frenare la spesa pubblica

Economia brasiliana in risalita dal fondo, ma la recessione morde e il debito sale. Il governo riforma la Costituzione contro le pratiche "spendaccione" degli anni passati. Intanto, è boom in borsa.

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Economia brasiliana in risalita dal fondo, ma la recessione morde e il debito sale. Il governo riforma la Costituzione contro le pratiche

La Camera bassa del Brasile ha appena approvato con una maggioranza di 366 deputati a favore e 111 contro una riforma della Costituzione, che limita per venti anni il tasso di crescita annuo della spesa pubblica a quello d’inflazione. La misura, che per diventare effettiva necessita di un secondo passaggio alla Camera e di altri due al Senato, è stata adottata dalla nuova maggioranza del presidente Michel Temer per contrastare la tentazione dei governi brasiliani di stimolare l’economia (e i consensi elettorali) con un eccesso di spesa in deficit.

Se entrerà in vigore, il Brasile dovrebbe veder ridurre il rapporto tra spesa pubblica e pil in maniera automatica, contribuendo così al risanamento dei conti pubblici e alla discesa del grado di indebitamento nazionale, ormai prossimo al 70%. (Leggi anche: Debito Brasile difficile da fermare)

Economia brasiliana risale dal fondo

Nel paese si annunciano proteste da parte di svariate categorie sociali – dalla scuola alla sanità, passando per la giustizia – timorose di un contenimento degli stipendi pubblici e dei servizi primari per effetto del tetto massimo di crescita consentito alla spesa dello stato.

L’economia brasiliana è in recessione per il secondo anno consecutivo. Dopo il -3,8% accusato dal pil nel 2015, adesso cede un altro 3% circa (-3,3% atteso), anche se di recente il Fondo Monetario Internazionale ha migliorato le stime di mezzo punto percentuale, grazie al un clima certamente più favorevole al business rispetto a qualche mese fa, prima che la presidente eletta Dilma Rousseff fosse sospesa e successivamente destituita con un impeachment per aver falsificato i conti pubblici nel 2014, l’anno della rielezione. (Leggi anche: Crisi Brasile a una svolta)

 

 

 

Atteso un taglio dei tassi

L’inflazione resta alta. A settembre è stata dell’8,48% dall’8,97% del mese precedente, segnalando un deciso rallentamento e irrobustendo le previsioni di un imminente taglio dei tassi dal 14,25% attuale. I traders scommettono per lo più di un abbassamento di 25 punti base del Selic.

La banca centrale punta a centrare il target di un’inflazione al 4,5% entro la fine dell’anno prossimo e l’obiettivo potrebbe realmente essere alla portata, grazie al rafforzamento del cambio tra real e dollaro, passato da 3,80 del marzo scorso – fase di massima crisi politico-istituzionale in Brasile – al 3,20 attuale.

All’economia brasiliana servono tassi più bassi per tornare a investire e creare posti di lavoro, dopo che nell’ultimo biennio ne sono stati distrutti 12 milioni, raddoppiando il tasso di disoccupazione all’11%. Per farlo, il governatore Ilan Goldfajn dovrà notare una sostanzialmente discesa dell’inflazione e il ripristino della fiducia sui mercati, condizione necessaria per stabilizzare il cambio ed evitare il rischio di una nuova ondata di inflazione importata. (Leggi anche: Brasile: impeachment si conclude, attesa sui tassi)

 

 

 

E la borsa fa boom: +60%

I segnali inizierebbero ad essere positivi. Non solo la crescita tendenziale dei prezzi è al momento inferiore al tasso di riferimento di quasi 600 punti base, ma anche i rendimenti dei bond brasiliani appaiono in costante calo, segnando -500 bp dall’inizio dell’anno all’11,37% attuale per la scadenza decennale.

Gli economisti stimano una crescita dell’1,30% per il 2017, forse una previsione ottimistica, ma a dimostrazione di un ottimismo ritrovato sul mercato. E la Borsa di San Paolo è salita ben più del 42% quest’anno, che considerando il +20% messo a segno dal real contro il biglietto verde, fa un guadagno potenziale per un investitore straniero superiore al 60%. (Leggi anche: Investire in Brasile, +50% in 8 mesi)

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