Crisi Brasile: real ai massimi da 11 mesi dopo arresto di un ex ministro

Real ai massimi dal luglio 2015 sugli arresti di un ex ministro del precedente governo. L'impeachment per Dilma Rousseff sembra più probabile.

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Real ai massimi dal luglio 2015 sugli arresti di un ex ministro del precedente governo. L'impeachment per Dilma Rousseff sembra più probabile.

La tangentopoli in Brasile si arricchisce di un ennesimo capitolo giudiziario: l’arresto di Paulo Bernardo, l’ex ministro della Programmazione sotto il governo Lula e alle Comunicazione sotto la presidenza di Dilma Rousseff, sospesa dall’incarico in attesa di processo dal 12 maggio scorso. L’uomo è accusato di corruzione, in relazione all’inchiesta sulle presunte maxi-tangenti pagate dalle imprese al Partito dei Lavoratori, tramite gli appalti ottenuti dalla compagnia petrolifera statale Petrobras.

Crisi Brasile, da economia a politica

Si è trattato della 31-esima ondata di arresti da quando un anno e mezzo fa esplose il caso “Autolavaggio”, il nome assegnato dagli inquirenti alle indagini.

Le vicende giudiziarie s’inseriscono nella più grave crisi economica del paese dagli inizi del Novecento. Il Brasile è in recessione da un paio di anni e potrebbe restare in stagnazione per l’anno prossimo. Il nuovo presidente pro tempore Michel Temer, ha sostituito tutta la squadra economica, compreso il governatore della banca centrale, impegnandosi a tagliare i deficit, attraverso la riduzione della spesa pubblica.

Bond Brasile in recupero

Ieri, il cambio tra real e dollaro è salito ai massimi degli ultimi 11 mesi a quota 3,36, guadagnando oltre il 15% dall’inizio dell’anno. Bene anche la Borsa di San Paolo, che nel corso del 2016 è salita già di quasi il 17%, ma arretrando di oltre il 4% dall’avvio dell’impeachment. Negli ultimi giorni, poi, la valuta emergente si giova anche della maggiore propensione al rischio sui mercati.

I rendimenti dei bond governativi restano intorno ai livelli di un mese e mezzo fa, quando è iniziata la presidenza di Temer. I decennali si attestano al 12,5%, così come i biennali. A fine gennaio, i primi sono arrivati a rendere il 16,76%, i secondi il 16,26%.

 

 

 

 

Cambio real si apprezza con maggiore probabilità impeachment

Il real sta lentamente recuperando il terreno perduto nell’ultimo anno, proprio grazie alla prospettiva di una “cacciata” definitiva della Rousseff dalla presidenza. In teoria, entro novembre dovrà concludersi il processo e se il Senato non la condannerà con una maggioranza di almeno i due terzi, la donna potrebbe tornare in carica, una prospettiva che spaventa i mercati, visto l’insipienza del precedente governo dinnanzi alla crisi economica e al discredito che grava sulla persona della Rousseff.

Qualche settimana fa, si è diffuso il timore che al Senato non ci sarebbero i 54 voti necessari per condannare la presidente sospesa, a causa dei tentennamenti di alcuni suoi ex alleati. Gli arresti delle scorse ore fanno tornare la bilancia a pendere dalla parte dell’impeachment, visto che la posizione della Rousseff e del suo Partito dei Lavoratori s’indebolisce alquanto.

 

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