Crisi Brasile: impeachment quasi scontato, mercati in rally

La crisi politica in Brasile è vicina a una svolta e i mercati sono in festa. Boom di real e borsa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi politica in Brasile è vicina a una svolta e i mercati sono in festa. Boom di real e borsa.

Non solo Giochi Olimpici. Mentre gli occhi del mondo guardano al Brasile, il paese vive un’altra fase cruciale per la sua convulsa crisi politica. Il Senato ha approvato con 59 voti a favore e 21 contrari il via libera all’ultima fase del processo contro il presidente sospeso, Dilma Rousseff, avallando sostanzialmente l’impeachment, che dovrebbe essere formalizzato entro la fine di agosto o la metà di settembre. I “sì” sono stati oltre quella maggioranza richiesta dei due terzi (54 su 81), necessaria tra poche settimane per porre fine ufficialmente alla presidenza Rousseff e trasferire definitivamente i poteri all’attuale capo di stato ad interim, Michel Temer.

I mercati non aspettano altro, che finisca la lunga era della sinistra al potere, anche se appaiono indispettiti non tanto dai primi otto anni dell’era Lula (2002-2010), quanto degli ultimi 6 anni, sprecati tra spesa pubblica senza controllo e assenza di riforme. Con la crisi dei prezzi delle materie prime, sono venute allo scoperto tutte le criticità di un modello fondato sulla distribuzione alla popolazione dei dividendi incassati proprio dal boom delle commodities, avvenuto nel decennio scorso e che ha favorito certamente la popolarità di Lula.

Rally mercati: boom real e borsa

La Borsa di San Paolo ha guadagnato dall’inizio dell’anno ad oggi ben il 33%, un risultato spettacolare, se si pensa quale sorte sia toccata negli ultimi mesi alle principali piazze finanziarie del pianeta. Ma il boom è ancora più evidente, se si tiene conto anche del +21% messo a segno dal real contro il dollaro quest’anno. Un investitore straniero, che avesse investito nella borsa brasiliana all’inizio del 2016, oggi si porterebbe a casa un guadagno intorno al 50%.

E’ rally anche per i titoli di stato brasiliani. I rendimenti biennali sono scesi di 400 punti base al 12,4% attuale, i decennali di circa 450 bp all’11,8%. Di fatto, si è registrato uno sgonfiamento lungo l’intera curva delle scadenze e così oggi mediamente il governo brasiliano emette bond al rendimento medio del 12%, quando si era arrivati al 16% nella fase più acuta della crisi politica.

 

 

 

Crisi Brasile è di fiducia

La fiducia è un elemento essenziale per potere risolvere la crisi economica in cui versa il paese sudamericano. Il rally del real sta contribuendo a fare diminuire l’inflazione, scesa dall’apice del 10,71% di gennaio all’8,84% di metà luglio. Solo una decelerazione ulteriore nella crescita dei prezzi consentirà al nuovo governatore centrale Ilan Goldfajn di allentare la politica monetaria, tagliando i tassi ed attivando così un circolo virtuoso nell’economia, abbassando anche il costo di rifinanziamento del Tesoro.

Si consideri che il deficit pubblico in Brasile viaggia tra il 10% e l’11%, il 90% del quale è causato dagli interessi sul debito pubblico, a sua volta intorno al 65% del pil. Ciò significa che solo tassi di mercato meno pesanti potrebbero realmente offrire al governo spazi di manovra per ridurre il disavanzo fiscale ed arrestare la salita dell’indebitamento statale.

 

 

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi Brasile, economie emergenti, valute emergenti