Crisi banche venete, fondo Atlante rischia chiusura: scommessa persa dalla finanza tricolore

Banche venete salvate dal governo, ma il loro capitale è stato azzerato, infliggendo perdite al fondo Atlante, che rischia adesso di chiudere. In alternativa, potrebbe restare attivo solo nel campo dei crediti deteriorati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche venete salvate dal governo, ma il loro capitale è stato azzerato, infliggendo perdite al fondo Atlante, che rischia adesso di chiudere. In alternativa, potrebbe restare attivo solo nel campo dei crediti deteriorati.

Era l’aprile del 2016, quando veniva annunciata in pompa magna la nascita del fondo Atlante, che il governo Renzi aveva assecondato tramite riunioni al Ministero dell’Economia tra il ministro Pier Carlo Padoan e i vertici delle principali banche e assicurazioni italiane, oltre che di enti come Poste Italiane. Oggi, ad appena 15 mesi di distanza, il fondo rischia di chiudere i battenti, ufficializzando il fallimento di una strategia, che fino a poche settimane fa veniva ancora perseguita da Padoan e ritenuta credibile dai media. Partecipato dal gotha finanziario nazionale, Atlante raccolse 4,25 miliardi, meno di quanto preventivato, di cui 2,3 investiti subito per le ricapitalizzazioni delle due banche venete in crisi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Che si trattasse di un flop, lo dimostrò subito la mancata partecipazione del mercato agli aumenti dei due istituti, nonostante fossero stati garantiti proprio da Atlante. Nessuno abboccò e il fondo dovette metterci soldi di tasca propria, rilevando il controllo delle due banche. Successivamente, in estate nacque un secondo fondo, Atlante 2, con l’obiettivo di investire risorse nei crediti deteriorati delle banche italiane. Atlante 1 stanziava 800 milioni in Atlante 2 per rilevare gli Npl delle quattro good banks sorte dal salvataggio pubblico di quasi due anni fa. (Leggi anche: Banche italiane, Atlante non ferma sfiducia)

Con salvataggio banche venete, capitale fondo azzerato

Un mese fa, il governo decretava l’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle due banche venete, a seguito di un salvataggio pubblico dal valore fino a 17 miliardi di euro. Automaticamente, la quota detenuta da Atlante nei due istituti è stata così annullata, tanto che oggi i vertici delle banche socie del fondo si chiedono se non sia il caso di chiudere battenti formalmente e semmai tenere in vita solamente la parte che gestisce gli Npl, ovvero i crediti a rischio del nostro sistema bancario.

Qui, la sfida appare ardua, ma con un certo potenziale. La sola MPS dovrà cedere sul mercato crediti deteriorati per 26,1 miliardi di euro lordi, ma al prezzo di 5,5 miliardi, quando al 31 dicembre scorso risultava averli in carico a bilancio per 9,4 miliardi. La scommessa di Atlante sarebbe di buttarsi in questo business, con il duplice obiettivo di onorare la difesa sistemica del nostro sistema del credito, mentre al contempo potrebbe recuperare dall’operazione sufficienti risorse a parziale compensazione delle perdite accusate con le iniezioni di capitali nelle venete.

Scommessa complessa da vincere, anche perché richiederà anni e una dose di coraggio. Ieri, ad esempio, a smorzare l’ottimismo sulla ripresa delle banche italiane è stata l’americana Morgan Stanley, secondo cui serviranno 10 anni per riportare i nostri crediti deteriorati in linea con i livelli europei. Oltre tutto, il mercato degli Npl in Italia è poco sviluppato e appare attualmente ingolfato da un eccesso di offerta, che certo non aiuta i prezzi dei crediti ceduti e obbliga gli istituti a dilazionare le cessioni nel tempo. Certo è, però, che cedere Npl al 21,1% del loro valore nominale, come sta accingendosi a fare Siena, fa gola per i possibili margini di guadagno esistenti. Ma aleggia lo spettro di un nuovo flop per Atlante, se si tiene conto che nel novembre del 2015, il governo italiano valutava al 17,5% del loro valore nominale i crediti deteriorati in capo alle quattro banche salvate (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti), scatenando i dubbi sull’effettivo valore di realizzo di tali attivi. (Leggi anche: Crisi banche, Atlante indebolirà le grandi?)

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia

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