Crisi banche, rischio recessione europea con l’atteso calo dei prestiti

Economia europea a rischio terza recessione in 10 anni con la crisi delle banche. Vediamo per quali ragioni.

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Economia europea a rischio terza recessione in 10 anni con la crisi delle banche. Vediamo per quali ragioni.

La crisi in borsa delle banche italiane e, in misura minore, di quelle del resto d’Europa, potrebbe presto tradursi in un deciso rallentamento dell’economia dell’Eurozona, se non in una recessione vera e propria. Come? Attraverso una contrazione del credito erogato dagli istituti. Secondo uno studio di Deutsche Bank, l’andamento dei titoli bancari in borsa è correlato positivamente a quello dei livelli dei prestiti nell’unione monetaria, con all’incirca un anno di distanza tra i due trend. Ciò equivale ad affermare che il -35% accusato dalle banche europee dall’inizio dell’anno (-54% dalle banche italiane) dovrebbe tradursi in una forte contrazione del credito nell’area.

Una spiegazione di tale paventato “credit crunch” la offre la stessa banca tedesca, secondo cui il crollo in borsa delle azioni bancarie potrebbe limitare la capacità degli istituti di ottemperare ai requisiti sul capitale, non essendo in grado di varare ricapitalizzazione, se non in misura parziale. Ciò li spingerebbe a comprimere gli impieghi per trovare le risorse mancanti.

Recessione europea in vista con crollo banche in borsa

Deutsche Bank simula due scenari: nel primo, il credito nell’Eurozona resta stagnante, nel secondo diminuisce del 2%. Ebbene, il risultato trovato è che nel primo caso si avrebbe una crescita nell’area di appena lo 0,5% nel 2017, meno di tre volte più bassa dal +1,7% stimato dalla BCE; nel secondo caso, invece, l’economia scivolerebbe in recessione, segnando -0,1%. Sarebbe la terza volta in un decennio.

Se questo dovesse essere lo scenario reale, figuriamoci cosa rischierebbe l’economia italiana, in cui le nostre banche hanno bruciato oltre la metà del loro valore di capitalizzazione in borsa quest’anno e il credito non è ancora ripartito in favore di famiglie e imprese. Addio alla crescita, al calo della disoccupazione e alla ripresa dei consumi e della produzione.

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