Crisi banche, rischio default percepito esplode: ecco la grande italiana peggiore

Crisi delle banche in borsa spiegata dai cds. Il mercato teme due cose, in particolare. E tra le peggio messe ci sono due istituti italiani.

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Crisi delle banche in borsa spiegata dai cds. Il mercato teme due cose, in particolare. E tra le peggio messe ci sono due istituti italiani.

Banche europee esposte a due grossi rischi: tassi negativi e Brexit. I primi riducono i loro margini e colpiscono, quindi, la loro redditività, mentre l’eventuale uscita del Regno Unito dalla UE crea tensioni sui mercati finanziari, tanto che ha contribuito in maniera determinante al -23,5% accusato in media dagli istituti nell’Eurozona quest’anno e al -36% nei 12 mesi. Ancora peggio sta andando alle banche italiane, che dall’inizio del 2016 hanno già perso più del 47%.

Ieri, vi abbiamo dato conto di due grandi banche europee, che più di altre stanno soffrendo in borsa negli ultimi mesi: Deutsche Bank e Unicredit. Entrambe hanno registrato anche nelle ultime ore nuovi minimi storici, sostanzialmente perdendo rispettivamente più del 40% e il 55% del loro valore di capitalizzazione di inizio anno.

Crisi banche, rendimenti cds s’impennano

Se c’è un metro per misurare quanto sia elevato il rischio percepito dal mercato sulla solidità patrimoniale di una società o banca, questo è il “credit default swap”, un titolo assicurativo contro il rischio default, generalmente monitorato sui 5 anni. Leggendo l’indice di Standard & Poor’s, stilato su 15 grandi banche europee, si scopre che tali istituti vengono oggi considerati dagli investitori del 66% più rischiosi rispetto a un anno fa e rispetto all’inizio dell’anno. Tuttavia, rispetto all’apice toccato l’11 febbraio scorso, i cds sono oggi meno costosi mediamente del 17%, segno che non abbiamo ancora toccato le vette delle tensioni di quattro mesi fa.

Tra le grandi banche, la peggio messa sarebbe per il mercato proprio il colosso tedesco, i cui cds a 5 anni rendono quasi 205 punti base, in crescita di oltre il doppio su base annua. A seguire troviamo proprio Unicredit, i cui titoli assicurativi contro il default rendono oggi 196 bp, in aumento di un terzo% rispetto a un anno fa. Intesa-Sanpaolo fa meglio, ma non troppo: 150 bp, +33% annuo. Ma nemmeno l’elvetica Credit Suisse si mostra molto rassicurante con 145 bp, tra le banche percepite maggiormente a rischio in tutta Europa.

 

 

 

Brexit porterebbe a fuga capitali

Certo, una cosa è la percezione, un’altra è il rischio effettivo. Ma il grafico dei cds rispecchia, in effetti, i crolli azionari di questi mesi. Deutsche Bank e Unicredit guidano, infatti, entrambe le classifiche, a dimostrazione che il mercato starebbe allontanandosi dai due istituti, fiutando il pericolo di una solidità patrimoniale insufficiente.

La Brexit potrebbe rappresentare il colpo di grazia, perché lo scenario di una disgregazione dell’Europa non porterebbe nuovi capitali nella UE, anzi li allontanerebbe nella fase di maggiore incertezza. Non sarebbe una buona notizia per una banca come Unicredit, che presto avrebbe bisogno di ricapitalizzarsi per non meno di 5 miliardi, il 40% del suo attuale valore di capitalizzazione in borsa.

I costi del funding salirebbero, anche se la politica monetaria ultra-espansiva della BCE fungerebbe da pompiere. Considerando anche i tassi negativi, le banche si troverebbero dinnanzi a maggiori costi e minori ricavi. Ecco spiegata in estrema sintesi la ragione del crollo dei titoli in borsa.

 

 

 

 

 

 

 

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