Crisi banche, ecco perché l’Europa prende tempo sull’Italia

La crisi delle banche italiane non avrà alcuna soluzione definitiva nei prossimi mesi. L'Europa non trova conveniente toglierci le castagne dal fuoco adesso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi delle banche italiane non avrà alcuna soluzione definitiva nei prossimi mesi. L'Europa non trova conveniente toglierci le castagne dal fuoco adesso.

Dopo la pubblicazione dei risultati degli stress-test, condotti dalla BCE su 51 banche europee, di cui 39 dell’Eurozona e 5 italiane (Unicredit, Intesa-Sanpaolo, MPS, Ubi Banca e Banco Popolare), ci si sarebbe aspettati un cambio di passo nel negoziato in corso tra Roma e Bruxelles sul piano di salvataggio in favore di MPS, unico istituto bocciato agli esami di Francoforte. Invece, le trattative proseguono e non paiono che saranno sbloccate presto.

Vi avevamo già anticipato nelle scorse settimane, che contrariamente a quanto si va dicendo tra la grande stampa nazionale, la UE non avrebbe alcuna intenzione, né alcun incentivo a decidere presto se aiutare e in che termini le banche italiane.

Crisi banche, trattative su bail-in

In questa direzione vanno lette le parole emerse dall’intervista del Corriere della Sera al governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo cui “le regole non si cambiano per aiutare un governo”. Cosa avrà voluto dire? Il riferimento è chiaramente al bail-in, la nuova disciplina sui salvataggi bancari, entrata in vigore da quest’anno, in base alla quale le perdite delle banche in corso di risoluzione non devono gravare in prima istanza sui contribuenti con un intervento pubblico, bensì sugli investitori privati, finanche i correntisti titolari di conti superiori ai 100.000 euro.

La Germania segnala ancora una volta, quindi, di non avere intenzione di avallare un’eccezione per favorire il governo Renzi. Questi chiede di potere iniettare risorse pubbliche in MPS, ma senza che scatti il bail-in ai danni degli obbligazionisti subordinati, compresi gli investitori istituzionali. “Sarebbe un danno alla nostra credibilità”, ha spiegato il premier Matteo Renzi un paio di giorni fa.

 

 

 

Il rebus referendum

In teoria, la Commissione europea potrebbe acconsentire a un intervento pubblico, purché anche gli obbligazionisti subordinati, oltre agli azionisti, partecipino alle perdite. Trattandosi di 50-60.000 risparmiatori, che nel caso di Siena rischiano di perdere tutto, l’opzione non sarebbe politicamente sostenibile per Renzi, che teme una disfatta al referendum costituzionale.

Ieri, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, davanti ai deputati della Camera ha escluso che alcuna banca italiana sia sotto risoluzione e che, pertanto, scatterà ai danni di chicchessia il bail-in, confermano la volontà del governo di favorire soluzioni, che non infliggano perdite agli obbligazionisti.

Europa non si fida nemmeno di Renzi

Se la UE chiudesse un occhio e sulla base del timore di una crisi sistemica consentisse all’Italia di salvare MPS e qualche altra banca minore con soldi pubblici, sgravando del tutto gli investitori privati, potrebbe rendere la vita più semplice al governo Renzi e dare così una mano a un alleato prezioso nella scacchiera geo-politica europea.

Tuttavia, l’Europa non si fida, teme di salvare le banche italiane con un’eccezione, che segnerebbe un pericoloso precedente anche per gli altri paesi, mettendo in dubbio la nuova normativa, ritrovandosi ugualmente tra qualche mese un nuovo governo a Roma con istanze euro-scettiche. A quel punto, non solo avrebbe creato malumori tra gli elettori tedeschi, in particolare, che rinnoveranno il Bundestag tra poco più di un anno, ma avrebbe anche reso la vita più semplice a un eventuale esecutivo a guida 5 Stelle, che si ritroverebbe con un sistema bancario già messo in sicurezza.

 

 

 

Soluzione rinviata all’anno prossimo

Sarà un puro caso, ma il piano “privato” per il salvataggio di MPS contempla un aumento di capitale da 5 miliardi, ma rinviato all’autunno, dopo la data in cui sarà celebrato il referendum costituzionale. Come dire, mercato o meno, chiunque metta soldi nelle nostre banche vorrà prima avere chiaro come si evolverà il quadro politico nei mesi prossimi.

E se al referendum vincesse Renzi? La UE tirerebbe un sospiro di sollievo, ma non si farebbe grandi illusioni. Il premier italiano ha dimostrato di essere in grado di spaziare dalla difesa dell’Europa a toni euro-scettici e questi ultimi potrebbero essere riesumati e rinvigoriti, magari in vista di elezioni anticipate alla primavera del 2017. Il governo, secondo il timore di Bruxelles, potrebbe riscoprirsi anti-UE per cercare di arrestare l’avanzata nei consensi dei grillini e tentare di uscire vittorioso dalle urne.

Con queste prospettive, il presidente Jean-Claude Juncker avrebbe alcuna possibilità di avallare un salvataggio pubblico delle banche italiane senza il “burden sharing”, la condivisione delle perdite con i privati. La questione sarebbe quanto meno rimandata a dopo le elezioni in Francia, Olanda e Germania, come spesso abbiamo potuto notare con il dossier Grecia. Questo significa che per ancora un altro anno abbondante, la Commissione non darà il suo assenso a qualsiasi eccezione al bail-in. Una soluzione definitiva si avrà solo dopo che gli italiani avranno assegnato il mandato a un governo filo-europeista e si saranno espressi anche gli elettori dei principali paesi dell’Eurozona.

 

 

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia