Crisi banche, perché la stretta sui prestiti sarebbe un baratto tra BCE e Germania

Le nuove regole sui crediti delle banche sarebbero un accordo sottobanco tra BCE e la cancelliera Angela Merkel per rimuovere gli ostacoli politici sulla strada per l'unione bancaria.

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Le nuove regole sui crediti delle banche sarebbero un accordo sottobanco tra BCE e la cancelliera Angela Merkel per rimuovere gli ostacoli politici sulla strada per l'unione bancaria.

Tutta Italia si solleva contro le nuove regole della BCE, che a partire dal 2018 imporrebbero alle banche dell’Eurozona di accantonare capitale per il 100% del valore dei nuovi crediti deteriorati. Una misura, che rischia nel nostro paese di colpire la ripresa economica, attraverso un nuovo “credit crunch”. Ma il consigliere esecutivo dell’istituto, Yves Mersch, difende le novità in arrivo, che verranno discusse dalla BCE a una consultazione pubblica.

Parlando da una conferenza a Milano, il banchiere ha espresso la convinzione della necessità di accelerare l’abbattimento dei crediti non performanti (“Non performing loans”, Npl), una montagna che si aggira ancora sui 1.000 miliardi di euro in tutta l’Eurozona, di cui un terzo in Italia. E riferendosi alle preoccupazioni espresse da esponenti politici, bancari e imprenditoriali italiani, ha ribattuto che le regole vanno difese contro la pretesa di “eccezioni culturali”, specie quando queste sarebbe frutto di “misure domestiche”. E ha aggiunto: “prima si abbattono gli Npl, prima sarà possibile l’unione bancaria”. (Leggi anche: Nuove regole BCE colpiscono prestiti banche ed economia italiana)

E le parole di Mersch – considerato un “falco” dalle posizioni vicine a quelle di Berlino, pur cauto sull’opportunità di un “tapering” immediato – tradiscono la liaison tra le nuove regole BCE in arrivo e la situazione politica in Germania, prima economia dell’Eurozona. Qui si sono tenute le elezioni federali tre domeniche fa. Gli euro-scettici dell’AfD hanno conquistato 92 seggi, il 13% del totale, mentre i conservatori della cancelliera Angela Merkel hanno ottenuto il risultato minimo dal 1949 con il 33%, così come i loro alleati uscenti socialdemocratici si sono dovuti accontentare del 20,5%, il peggiore loro risultato di sempre. L’SPD passerà all’opposizione, indisponibile a una terza Grosse Koalition in 12 anni. La matematica imporrà alla Merkel di allearsi con i liberali dell’FDP e i Verdi in un’inedita maggioranza federale a tre. Il problema sta nella scarsa compatibilità dei programmi tra i partecipanti alle trattative per formare il prossimo governo, specie tra conservatori e liberali da una parte e Verdi dall’altra.

Niente unione bancaria con alti Npl

Uno dei punti apparentemente irrinunciabili dei liberali tedeschi è la contrarietà alla mutualizzazione dei debiti bancari e all’unione bancaria, posizioni del tutto simili a quelle espresse dagli euro-scettici. L’FDP non intenderà avallare alcuna condivisione dei rischi sovrani e relativi alle banche, che nuocerebbe ai contribuenti tedeschi. Già nella scorsa legislatura, nonostante le pressioni del governatore Mario Draghi e della Commissione europea, lo stesso centro-destra a Berlino si era mostrato nettamente contrario all’ipotesi di completamento dell’unione bancaria, attraverso l’istituzione di una garanzia unica sui depositi.

La linea della Bundesbank, oltre che di grossa parte della politica teutonica, è la seguente: nessuna condivisione dei rischi sarebbe possibile, prima che gli stati non avranno risanato i loro conti pubblici pareggiando il bilancio e abbattendo il rapporto debito/pil e prima che le banche straniere non avranno fatto pulizia dei loro bilanci. Fino a quel momento, ogni tipo di integrazione equivarrebbe a trasferire rischi dalla periferia verso il centro, ovvero a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti tedeschi. (Leggi anche: Scenario Jamaica in Germania, a Berlino regnerà tanta confusionehttps://www.investireoggi.it/economia/scenario-jamaica-germania-berlino-regnera-solo-tanta-confusione/)

Baratto in atto tra BCE e Germania?

Per questo, la BCE avrebbe fiutato l’impasse e sarebbe giunta alla conclusione che per sbloccare lo stallo sarebbe necessario dare un colpo al cerchio e uno alla botte: avanti tutta con l’unione bancaria, necessaria per ripristinare del tutto la fiducia perduta nell’euro degli anni passati, ma al tempo stesso renderla il più accettabile possibile per i tedeschi, rassicurandoli sulla solidità patrimoniale delle banche nel resto dell’Eurozona. Dunque, stretta sui crediti, accelerando l’abbattimento degli Npl degli istituti italiani, in particolare. Così, sarebbe più facile piegare le resistenze del partito di Frau Merkel e dei suoi alleati nel prossimo governo. Se, poi, arrivasse pure un’uscita quanto prima dal piano di accomodamento monetario, sarebbe le diffidenze dei liberali sarebbero ancora inferiori. D’altronde, salutando per l’ultima volta l’Eurogruppo, il ministro delle Finanze uscente, Wolfgang Schaeuble, ha oggi chiesto un rialzo dei tassi contro il rischio bolla finanziaria, mentre dalla BCE arrivava il segnale che il varo di una stretta verrebbe ben assorbito dal sistema bancario dell’area.

Pax renana? (Leggi anche: Bolla finanziaria pronta a esplodere con rialzo tassi BCE)

 

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