Crisi banche, Padoan “sfiducia” Boschi e Renzi e si apre un varco per Palazzo Chigi

La crisi delle banche compie un altro passo nella direzione di colpire il segretario del PD, Matteo Renzi. Il suo braccio destro nel governo, Maria Elena Boschi, è stata "sfiduciata" ieri dal collega ministro dell'Economia.

di , pubblicato il
La crisi delle banche compie un altro passo nella direzione di colpire il segretario del PD, Matteo Renzi. Il suo braccio destro nel governo, Maria Elena Boschi, è stata

La prima audizione settimanale davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche è andata e ha riguardato ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in attesa che oggi risponda al fuoco delle domande dei parlamentari il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e domani sia il turno di Federico Ghizzoni, ex ad di Unicredit. E’ attesissima proprio quest’ultima testimonianza, dopo che l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha scritto nel suo libro Poteri forti (o quasi) di presunte pressioni dell’allora ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, affinché Unicredit comprasse Banca Etruria, sottraendola dalle mire della Popolare di Vicenza. Il timore della Boschi nel 2014 avrebbe riguardato l’industria orafa aretina, preoccupata che l’istituto vicentino, che aveva tra i clienti diverse imprese orafe locali, potesse privilegiare questi ultimi rispetto ai propri interessi. Trattandosi del collegio in cui vive l’ex ministra e sarà presumibilmente candidata alle prossime elezioni, si capisce come il timore non fosse infondato. (Leggi anche: Crisi banche, 4 domande scomode che non verranno mai fatte)

Prima ancora di conoscere finalmente la versione ufficiale di Ghizzoni, ieri è arrivata la batosta di Padoan, che ha dichiarato che della crisi delle banche si occupavano solo egli stesso e l’ex premier Matteo Renzi, chiarendo come altri colloqui tra ministri e terzi non siano stati autorizzati e che di questi ne ha avuto conoscenza tramite la stampa. Inoltre, il ministro ha spiegato che il commissariamento delle banche fu proposto da Bankitalia, aggiungendo che i controlli potrebbero anche essersi rivelati carenti, ma egli ha giustificato l’operato dei controllori notando come sia avvenuto in un quadro normativo “in evoluzione”, ovvero in un contesto di trasferimento di competenze verso la vigilanza europea.

Parole semplici, quanto dirompenti sul piano politico. Padoan ha nei fatti sconfessato l’operato della Boschi e dell’attuale ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che avrebbero tenuto colloqui privati con personalità esterne al governo Renzi sulla crisi delle banche. Per il braccio destro del segretario democratico, è un duro colpo, perché arriva stavolta non dalle opposizioni o da un controllore pubblico, bensì da un esponente dell’attuale esecutivo, stretto collaboratore proprio di Matteo Renzi nei suoi 34 mesi trascorsi a Palazzo Chigi. Come mai questa presa di distanza pubblica così clamorosa? Possiamo credibilmente pensare che siano state parole prive di malizia e di secondi fini?

Nazareno contro tecnici?

Il contesto in cui tale dichiarazione d’inquadra è allarmante per Renzi, costretto per la prima volta ad ammettere in un’intervista dell’altro ieri con il Corriere della Sera, che il suo consenso sarebbe effettivamente in calo, ma giustificandosi con il fatto di essere al governo. I sondaggi danno il PD a metà strada tra il 20% e il 25%, rischiando di prendere meno voti del 2013, quando il partito era guidato da Pierluigi Bersani. Cosa ancora più terrificante per le decine di deputati e senatori democratici appare l’assenza di alleati, che si tradurrebbe in un bagno di sangue nei collegi uninominali, dove vincerà il candidato che otterrà anche solamente un voto in più degli altri.

Con questi numeri, difficile risalire la china. E allora il PD e il governo confidano non più nella propria vittoria, bensì nella non vittoria del centro-destra, dato avanti nei sondaggi, inseguito dal Movimento 5 Stelle. Palazzo Chigi e Quirinale puntano sull’assenza di una maggioranza assoluta per qualsiasi coalizione, cosa che costringerebbe almeno Forza Italia a ipotizzare o il sostegno al governo attuale o quantomeno, come dichiarato dallo stesso Silvio Berlusconi la settimana scorsa, a non osteggiarlo, in attesa di nuove elezioni a giugno, se non nell’autunno successivo. E qui, Padoan spera di potersi giocare le sue carte. Il suo nome verrebbe gradito da Bruxelles ed essendo un “tecnico”, potrebbe trovare più facilmente consensi tra gli oppositori rispetto allo stesso premier Paolo Gentiloni.

Con l’audizione di ieri, il ministro ha strizzato l’occhio alle opposizioni in un’ottica anti-renziana, dando fuoco alle polveri di una polemica, che rischia di travolgere definitivamente la Boschi, le cui dimissioni vengono ipotizzate dai rumors prima che Ghizzoni parli domani, evitando che il governo Gentiloni chiuda la legislatura cadendo nel baratro per un suo componente nell’occhio del ciclone alla vigilia delle elezioni. Lo schieramento che si va delineando sembra essere quello di un Padoan a fungere da grimaldello di Bankitalia e Consob per fare breccia dentro il governo contro il Nazareno, sempre più isolato e nell’imbarazzo più totale per una vicenda – quella delle banche – che avrebbe dovuto rinvigorire la campagna elettorale del segretario e, invece, lo sta affossando ulteriormente. (Leggi anche: Crisi banche, Renzi e Boschi creano gazzarra contro Visco per riabilitarsi)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , ,