Crisi banche, come la Commissione d’inchiesta rischia di colpire i mercati

Sulla crisi delle banche italiane è in corso una lotta politica con ripercussioni potenzialmente devastanti sui mercati finanziari. La Commissione d'inchiesta rischia di allontanare gli investitori dall'Italia.

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Sulla crisi delle banche italiane è in corso una lotta politica con ripercussioni potenzialmente devastanti sui mercati finanziari. La Commissione d'inchiesta rischia di allontanare gli investitori dall'Italia.

Le banche italiane terranno banco in borsa questa settimana con l’inizio delle trimestrali, a partire da quelle di Intesa-Sanpaolo e MPS di domani. Ma anche all’infuori degli ambienti strettamente finanziari sono giornate calde per il settore del credito, dopo le audizioni di fuoco di Carmelo Barbagallo e Angelo Apponi della settimana scorsa dinnanzi alla Commissione d’inchiesta sulle banche.

Il primo è il capo della Vigilanza di Bankitalia, il secondo direttore generale della Consob. Le due autorità di controllo si occupano di ambiti differenti: Palazzo Koch vigila sull’attività bancaria degli istituti operanti in Italia, anche se dal 2014 ha perso la competenza esclusiva sulle primi 15 banche nazionali, in favore del monitoraggio della BCE. La seconda, guidata da Giuseppe Vegas, si occupa di trasparenza, premurandosi che le informazioni fornite da ogni società e banca attive nella raccolta di risparmio tra il pubblico siano veritiere e chiare. (Leggi anche: Visco sfiduciato da Renzi potrebbe parlare e sarebbero guai)

Si può ben capire come i due ambiti possano mescolarsi più e più volte, ma ciò è un problema che si conosce praticamente sin dalla nascita della Consob. Da anni, poi, si discute sul rischio che Bankitalia, essendo lo specifico controllore delle banche, finisca per diventarne un sindacato. Tali nodi sono venuti al pettine nel peggiore dei modi possibili alle audizioni dei giorni scorsi, con un rimpallo di responsabilità tra i due enti.

In sei ore di domande-risposte, Barbagallo ha definito “ottimo” il rapporto anche personale tra gli esponenti di Bankitalia e quelli della Consob, rivendicando la capacità dell’istituto di avere scoperto le magagne delle due banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Non è stata all’insegna del fair play, invece, la testimonianza di Apponi, che ha sostenuto dinnanzi a deputati e senatori di avere appreso solamente nel 2015 da Via Nazionale delle azioni emesse a prezzi gonfiate da parte delle due venete, nonostante Palazzo Koch fosse a conoscenza sin dal 2001 di quanto falsate fossero tali quotazioni.

Bankitalia al centro della lotta politica

Un’accusa pesantissima quella di uno dei massimi esponenti della Consob, che probabilmente ha inteso così stanare sul nascere possibili invettive politiche anche contro l’istituto di Vegas.

Saremmo, infatti, dinnanzi a un fallimento del sistema dei controlli in Italia e, soprattutto, al sospetto che Bankitalia abbia saputo e taciuto sulle responsabilità di alcuni istituti, rivelatesi deleterie per il sistema bancario nazionale e costose per i contribuenti italiani, che nel dicembre scorso hanno dovuto sborsare 20 miliardi per mettere in sicurezza proprio le banche venete e MPS.

Il caso getta una luce davvero cattiva non solo sull’operato di Ignazio Visco, bensì pure del suo predecessore, niente di meno che il governatore della BCE, Mario Draghi, che guidò Bankitalia dalla fine del 2005 alla fine del 2011. Sembra evidente il tentativo della Commissione, la cui maggioranza dei componenti è del PD, di screditare il rieletto governatore, che da pochi giorni ha ottenuto un secondo mandato contro il parere proprio del segretario Matteo Renzi, dopo che i democratici avevano presentato e fatto approvare alla Camera una mozione per chiedere al governo discontinuità ai vertici dell’ente. (Leggi anche: Renzi subisce dura sconfitta su Visco)

La politica italiana è già in modalità elettorale e sulle banche ci si gioca un pezzo del dibattito tra gli schieramenti, a partire da quello televisivo di domani (pare cancellato) tra Luigi Di Maio (M5S) e Renzi. La gazzarra su chi abbia salvato cosa e su chi sapesse di chi serve proprio a rimescolare le carte e a creare un clima di confusione, con ciascuna delle parti ad allontanare da sé le responsabilità che le vengono appioppate dall’opinione pubblica. Per essere espliciti, Renzi punta a ribaltare la narrazione prevalente sui giornali, secondo la quale egli avrebbe sottovalutato la crisi bancaria, di fatto aggravandola, cercando di dimostrare che le responsabilità sarebbero tutte di chi avrebbe dovuto vigilare e non lo avrebbe fatto, almeno non bene.

C’è il rischio di sfiduciare i mercati

Ora, se il dibattito, con tanto di testimonianze dinnanzi alla Commissione, si fosse dipanato nei mesi scorsi, avrebbe avuto un senso, pur con il retro-obiettivo politico.

Tuttavia, a governatore rieletto, sparare a zero su Visco non danneggia solamente la figura del massimo esponente di Bankitalia, bensì la credibilità dell’intero sistema dei controlli in Italia. Sarebbe come raccontare ai mercati, che portano i loro capitali sulle quotate del Belpaese, che non possano fare affidamento sui prospetti informativi pubblicati in sede di emissione di azioni e/o obbligazioni, che i conti delle banche non sarebbero in sé monitorati tempestivamente e con diligenza, che eventuali vere e proprie truffe verrebbero attuate sotto l’occhio non vigile e persino accondiscendente dei controllori. Aldilà della gravità in sé di questo racconto, che formalmente sconfina nel penale, le ripercussioni sul piano finanziario sarebbero dirompenti, in quanto allontaneremmo quell’afflusso ambito di capitali stranieri, mettendo forse in fuga persino gli investitori nazionali.

La fiducia nella governance rappresenta l’ingrediente principale per chi investe, specie dall’estero. L’indegna zuffa politica di queste settimane sulla crisi delle banche la sbriciola in men che non si dica e per giunta alla vigilia di elezioni politiche, che in sé già sarebbero in grado di mettere in fuga i capitali dall’Italia. Che la Commissione d’inchiesta non sarebbe servita a nulla, lo sapevamo prima che nascesse, ma che si trasformasse in un harakiri per l’Italia sembrava più remoto, ma sta accadendo. (Leggi anche: Bankitalia, se Renzi ha trasformato in tifo riflessione necessaria)

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