Banche italiane più efficienti delle tedesche, ma allora perché colpiscono noi?

La crisi in borsa e di fiducia delle banche italiane non è giustificata dai livelli di inefficienza, inferiori a quelli delle banche tedesche. E allora perché colpiscono per lo più noi?

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La crisi in borsa e di fiducia delle banche italiane non è giustificata dai livelli di inefficienza, inferiori a quelli delle banche tedesche. E allora perché colpiscono per lo più noi?

L’Italia ha più sportelli che pizzerie. La provocazione è arrivata in estate ad opera del Financial Times, che ha messo il dito nella piaga nella crisi della nostra economia, segnalando come gli sportelli delle banche siano da noi eccessivi. In effetti, nella classifica europea siamo secondi alla sola Spagna con un rapporto di 80 ogni centomila abitanti, il doppio della Germania. Pur volendo scomputare quelli di Poste Italiane, che detengono ben 14.000 filiali in tutta Italia, il rapporto scenderebbe a 53, restando elevato. Eppure, come vi mostreremo tra poco, le banche tedesche risultano più inefficienti delle nostre, anzi in assoluto nell’Eurozona.

E dire che di progressi ne abbiamo fatti, se è vero che dal 2008 ad oggi, gli sportelli sono passati da 34.000 a poco più di 30.000 unità, segnando un’inversione di tendenza piuttosto rilevante. Su questo fronte stanno agendo le banche italiane anche per i prossimi anni, annunciando tagli al numero delle filiali e un dimagrimento considerevole del personale. (Leggi anche: Banche europee, UE dice no a Basilea III)

Crisi banche italiane, le tedesche sono meno efficienti

Ma per quanto quello dell’eccessivo radicamento nel territorio sia un problema reale, non è l’unico e forse nemmeno il più grave, se è vero che con riferimento al rapporto tra costi e reddito generato, le banche italiane sono le terze più inefficienti, clamorosamente facendo meglio di Germania e Francia. Le banche tedesche hanno costi al 73% dei ricavi, risultando le meno efficienti dell’Eurozona, mentre il rapporto scende a poco meno di 70 per le francesi e a 65 per le italiane. Le spagnole sarebbero tra le più efficienti con costi al 50% dei ricavi. Lo rivela una classifica della BCE, secondo la quale in Italia, alla fine del 2013, vi aveva sede una banca ogni quasi 88.000 abitanti, una filiale ogni 1.900 e passa abitanti, un impiegato ogni 199 e assets per oltre 13 milioni di euro per ciascun impiegato.

In media, nell’unione monetaria vi è una banca ogni 57.000 abitanti, una filiale ogni 2.000, un bancario ogni 162 e assets gestiti per oltre 14,3 milioni di euro per addetto. Ma quando il confronto lo si ha con Germania, emerge il nostro migliore posizionamento: c’è una banca ogni 44.500 tedeschi, una filiale ogni 2.270 abitanti, un impiegato ogni 126 e un rapporto tra assets e addetti pari a 11,5 milioni. Ciò significa che le banche tedesche sono più numerose, ma hanno meno filiali delle nostre, impiegando purtuttavia una maggiore quantità di personale, in rapporto alla popolazione. (Leggi anche: Crisi banche italiane, a novembre potrebbe essere crollo)

 

 

 

Banche italiane pagano crisi economica

Se i numeri hanno un senso, i mercati non si starebbero scatenando dall’inizio dell’anno contro le banche italiane per via della loro inefficienza, altrimenti le vendite in borsa avrebbero dovuto riguardare, in particolare, proprio gli istituti in Germania. E allora, ci siamo ammattiti?

No, purtroppo come spesso accade, dietro a dichiarazioni di circostanza (ricordate il premier Matteo Renzi, che pochi giorni fa ha invitato le banche italiane a tagliare le filiali e il personale?) si nasconde una realtà più complessa. I nostri istituti vengono “bombardati” da mesi non in quanto inefficienti (lo avrebbero scoperto per caso tutto ad un tratto?), bensì per le enormi esposizioni ai crediti deteriorati, che rappresentano ormai un quarto del totale verso imprese e famiglie, più del 20% del pil. (Leggi anche: Sofferenze bancarie, ricorso all’Europa obbligato)

Filiali banche eccessive?

E a loro volta, la crescita esplosiva dei crediti a rischio dal 2008 ad oggi è espressione di un’economia italiana troppo malmessa, non più in grado di sostenere nemmeno il relativamente basso indebitamento privato accumulato negli anni. Le elevate sofferenze decimano gli utili, costringendo i nostri istituti ad accantonare risorse su risorse per coprirsi dai rischi. Da qui, l’insostenibilità dell’attuale numero delle filiali. (Leggi anche: Crisi banche italiane specchio dell’economia)

In assenza di prospettive felici proprio sulla crescita economica, quindi, gli investitori vendono le azioni bancarie del nostro paese, facendo pressione perché taglino i costi e reagiscano così all’eccessiva compressione dei margini, ma si tratta di un ripiegamento; il problema italiano non sono i costi in sé, bensì la presa d’atto che l’economia reale non sia più meritevole di credito, non per sua colpa, ma in quanto riflesso di un declino in atto da almeno un ventennio.

 

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