Crisi banche italiane specchio dell’economia, ecco le ragioni del pessimismo

La crisi delle banche italiane è legata a quella dell'economia nazionale. Poiché la ripresa si sta spegnendo, ci sono ragioni per essere pessimisti, a partire da MPS.

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La crisi delle banche italiane è legata a quella dell'economia nazionale. Poiché la ripresa si sta spegnendo, ci sono ragioni per essere pessimisti, a partire da MPS.

C’è una pessima notizia in queste ore, arrivata da Piazza Affari: le azioni MPS valgono per la prima volta nella loro storia meno di 20 centesimi ciascuna (leggi anche: Quotazione MPS), arrivando in mattinata a perdere quasi il 6% teorico, sospese per eccesso di ribasso. Il titolo senese ha perso l’88% in un anno, valendo al momento intorno ai 560 milioni di euro, quando non più tardi dell’estate 2015 veniva attuato un aumento di capitale di 5 miliardi.

Sfondata verso il basso la soglia psicologica di 0,20 euro, il destino della banca più antica del mondo sembra sempre meno scontato.

L’agenzia di rating Fitch, dopo avere suonato l’allarme su Deutsche Bank, nelle scorse ore è tornata a mettere nel mirino le banche italiane, sostenendo che MPS sarebbe oggi una sorta di “benchmark” per il comparto, ovvero avrebbe un’influenza positiva, se la ricapitalizzazione da 5 miliardi da esercitare nei prossimi mesi andasse in porto, ma trascinerebbe i titoli in calo, qualora qualcosa dovesse andare storto. (Leggi anche: Bail-in MPS mascherato)

Crisi MPS non si arresta

E se fino a poche settimane fa si respirava un’aria di cauto ottimismo, oggi le cose appaiono per quelle che sono. Sarà molto, molto difficile trovare sul mercato investitori in grado di offrire alla banca i 5 miliardi cash di cui necessita, ragione per la quale potrebbero essere trovati espedienti, come la conversione coattiva delle obbligazioni subordinate MPS in mano agli investitori istituzionali, al fine di limitare la portata dell’aumento. Inutile dire che simili ipotesi mettono in fuga anche il più inguaribile ottimista da Piazza Affari.

Fitch mostra dubbi sulla capacità dell’istituto di cedere sul mercato sofferenze lorde per 27,7 miliardi, ma ne ha per l’insieme delle banche italiane, notando come possegga crediti deteriorati per 340 miliardi di euro, che al netto delle svalutazioni scendono a 170 miliardi, pur sempre oltre il 10% del nostro pil.

 

 

 

Crisi banche legata a bassa crescita economica

Le fonti dei guai per i nostri istituti non sono solo i crediti deteriorati in sé, bensì pure la bassa crescita della nostra economia (leggi anche: Crescita italiana ferma da 15 anni), che non permette loro di smaltire agevolmente i prestiti a rischio (famiglie e imprese trovano più complicato far quadrare i conti e rimborsare i debiti, quando l’economia barcolla); per non parlare dei bassi margini, frutto di una politica di azzeramento dei tassi BCE, che rende difficile perseguire livelli sufficienti di redditività.

Purtroppo, la descrizione di Fitch corrisponde in pieno alla realtà. E ci permettiamo di aggiungere qualche nota: il quadro si starebbe evolvendo nella direzione opposta a quella desiderata, perché la crescita economica sta rallentando e persino spegnendosi, mentre la BCE non è certo nelle condizioni di potere alzare presto i tassi. E quand’anche lo facesse, le banche italiane recupererebbero parte dei margini perduti, ma accuserebbero perdite sugli oltre 400 miliardi di euro di titoli di stato tricolori detenuti, i quali vedrebbero accrescere i loro rendimenti e parimenti diminuire i prezzi.

Ma nemmeno una vittoria del “sì” sarebbe taumaturgica

Abbiamo notato più volte come il successo dell’operazione MPS è legato in grossa parte all’esito del referendum costituzionale (leggi anche: Crisi banche e referendum). Nel caso di vittoria del “sì”, è innegabile che crescerebbe l’ottimismo degli investitori con riguardo alle probabilità di salvataggio della banca, ma non pensiamo che per ciò stesso l’aumento sarebbe cosa fatta. Il giorno dopo il voto, quand’anche il governo Renzi restasse in sella più forte di prima, i problemi dell’economia italiana sarebbero tutti lì e difficilmente si potranno risolvere in poco tempo o con qualche concessione dell’ennesima flessibilità fiscale strappata ai commissari europei.

Il legame inscindibile tra stato di salute dell’economia nazionale e quello delle banche non fa ben sperare, dopo che proprio nel bel mezzo della crisi in borsa delle seconde avevamo avuto la sensazione che dai segnali di apparente ripresa del pil sarebbe potuto scaturire un arresto della discesa dei titoli. A poco serviranno battute “maligne” del nostro premier sulla caducità delle banche tedesche.

Non è additando i guai degli altri, che possiamo sfuggire a quelli nostrani.

 

 

 

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