Crisi banche italiane, soluzione boomerang avanzata dalla UE

Sulla crisi delle banche italiane è stata avanzata una proposta di mediazione della Commissione assolutamente da respingere per la credibilità dell'Italia.

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Sulla crisi delle banche italiane è stata avanzata una proposta di mediazione della Commissione assolutamente da respingere per la credibilità dell'Italia.

La crisi delle banche italiane tiene banco a Bruxelles, dopo la Commissione europea è ormai in trattative costanti con il governo Renzi, al fine di trovare un compromesso accettabile per entrambe le parti. Da un lato, Roma chiede di potere ricapitalizzare gli istituti, ad iniziare da MPS, senza imporre perdite agli obbligazionisti, subordinati in primis; dall’altro, il mantra dei commissari resta lo stesso da giorni: sì all’intervento pubblico, ma secondo la logica del “burden sharing”, ossia della condivisione dei rischi tra stato e privati.

Entrambe le parti posseggono buone ragioni: il governo italiano teme che l’azzeramento o il parziale esproprio dei bond subordinati possa innescare una crisi di fiducia dei risparmiatori verso il sistema bancario e comportare anche ripercussioni politiche immediate, a tutto vantaggio degli euro-scettici del Movimento 5 Stelle. Ad essere interessati dal fenomeno sarebbe una platea potenziale di 60.000 obbligazionisti subordinati di MPS per complessivi circa 2,5 miliardi, si stima, ovvero 6 volte tanto il numero dei risparmiatori danneggiati dal salvataggio pubblico delle quattro banche nel novembre scorso e per un valore di circa 5 volte superiore.

Soluzione UE rischiosa per Italia

La UE, però, ritiene che sia in gioco la credibilità del nuovo apparato di regole, il bail-in. Se questo fosse disatteso, si conclamerebbe la sua entrata in vigore solo di facciata. Inoltre, si continuerebbero ad incentivare comportamenti scorretti da parte delle banche, i cui manager confiderebbero anche per il futuro sul trasferimento delle perdite a carico dei contribuenti.

Per questo, nei giorni scorsi, il vice-direttore generale per gli aiuti di stato della Commissione, l’olandese Gert Jan Koopman, ha avanzato una proposta di mediazione: MPS potrebbe varare un aumento di capitale “precauzionale”, in attesa che si conoscano i risultati degli stress-test, garantito dallo stato. In cambio, s’imporrebbero perdite solo a carico degli investitori istituzionali tra gli obbligazionisti, ovvero a fondi, banche, assicurazioni.

 

 

 

 

Rischio fuga di capitali

In teoria, potrebbe apparire una soluzione convincente: le famiglie sarebbero risparmiate dalle perdite e chi se ne frega se a patirle saranno qualche fondo, magari straniero, o qualche istituto bancario.

Eppure, questa ipotesi si rivelerebbe persino più rischiosa di quella che contempli perdite generalizzate su tutti gli obbligazionisti subordinati.

Se l’Italia sancisse il criterio, in base al quale ad essere, anzitutto, toccati per i casi di risoluzione siano gli investitori istituzionali, il messaggio che passerebbe sui mercati finanziari sarebbe che il nostro non è un paese in cui valga la pena investire. La fuga si scatenerebbe anche probabilmente con riguardo ai nostri titoli di stato, detenuti per il 38% proprio da investitori stranieri e di cui le sole banche italiane posseggono oltre 400 miliardi.

Discriminare tra investitori non è possibile, né conveniente

Per non parlare di una quasi certa battaglia legale, che si scatenerebbe tra gli investitori colpiti e lo stato italiano, con strascichi rovinosi per la nostra credibilità internazionale. Non c’è scritto da nessuna parte che nel caso di risoluzione di una banca, a pagare per primo o solamente sia un istituzionale. Non sarebbe tecnicamente possibile operare una distinzione tra istituzionali e privati e poiché, ad esempio, il bond MPS con scadenza 2018 è stato collocato proprio presso la clientela retail in maniera del tutto legale, per quanto inopinata, l’unica soluzione possibile, se si volessero tutelare le famiglie, sarebbe di rimborsarle successivamente con un apposito fondo, similmente a quanto accaduto nelle settimane scorse con le banche salvate 8 mesi fa.

Attenzione al rischio di pasticci. Il “quantitative easing” della BCE ci sta facendo illudere che in Italia non ci sia più una carenza di fiducia verso il nostro sistema-paese, ma guardando all’andamento dei titoli bancari e dell’intera borsa milanese, ci accorgiamo che non è esattamente così. L’unica cosa che non possiamo permetterci di fare è di allontanare gli investitori stranieri con azioni discriminatorie e criteri confusi nella gestione delle situazioni di crisi.

 

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