Crisi banche italiane: si cercano 30 miliardi, ma il mercato ha tanto denaro?

Il mercato finanziario sarà inondato di richieste di capitali per mettere in sicurezza le banche italiane. Ma non saranno troppi, data la situazione?

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Il mercato finanziario sarà inondato di richieste di capitali per mettere in sicurezza le banche italiane. Ma non saranno troppi, data la situazione?

Le banche italiane hanno perso mediamente in borsa ieri quasi il 3%, in scia ai cali di tutto il comparto in Europa, determinati dalle tensioni sui mercati finanziari, a loro volta legate allo stato di salute della candidata alla Casa Bianca, Hillary Clinton, nonché alla tempistica delle prossime mosse della Federal Reserve sui tassi USA.

Un dato è chiaro, però, cioè che le nostre banche continuano a soffrire a Piazza Affari e potrebbero avvertire maggiore dolore nelle prossime settimane, qualora i rendimenti dei nostri titoli di stato continuassero a salire, visto che gli istituti tricolori ne posseggono per oltre 400 miliardi di euro. Ieri, i decennali sono schizzati all’1,30%, ai massimi degli ultimi due mesi e mezzo.

Rischio mercato sotto stress

Per l’Italia diventa ogni giorno di più problematico affrontare in tempi brevi i propri problemi, anche perché i tempi per arrivare a una loro soluzione dipendono essenzialmente da fattori esterni, come la data della celebrazione del referendum costituzionale, ma il rischio è di trovarsi in pochi mesi a stressare il mercato con richieste insostenibili di capitali.

A tale proposito, bisogna considerare che il piano MPS prevede la cessione sul mercato di 27,7 miliardi di crediti deteriorati lordi, che al netto delle svalutazioni fanno 9,2 miliardi. Tale operazione comporterebbe un “buco” di capitale da 5 miliardi, che a sua volta implica un aumento di pari importo. Poiché si valuta l’ipotesi di conversione volontaria delle obbligazioni subordinate MPS in mano agli investitori istituzionali, pari oggi a 2,7 miliardi, la ricapitalizzazione in denaro potrebbe scendere finanche a un minimo di poco più di un paio di miliardi, almeno in teoria.

 

 

 

Sofferenze Unicredit e aumento

E anche Unicredit si appresta a cedere sul mercato crediti deteriorati lordi per una ventina di miliardi di euro, di cui una decina, al netto delle svalutazioni effettuate. Il fabbisogno di capitale, anche in conseguenza di quest’operazione, sarebbe valutato in 8 miliardi, ma grazie alla cessione del 10% di Fineco e della controllata polacca Pekao, l’aumento cash scenderebbe a 3,5 miliardi. Resta il fatto, però, che anche la quota in via di dismissione di Fineco comporta una richiesta di capitali al mercato, mentre per la controllata in Polonia stiamo escludendo dal calcolo i 3,5 miliardi attesi dalla vendita, trattandosi di un asset straniero.

E arriviamo alle quattro banche salvate nel novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti), che sono state rilevate dall’Autorità di risoluzione per 1,4 miliardi complessivi, anche se le offerte ricevute nei mesi scorsi sono arrivate a meno della metà di questo importo, con la conseguenza che la Banca d’Italia propende adesso per venderle separatamente. Supponiamo che punti a raccogliere almeno un miliardo.

 

APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/obbligazioni/banche-salvate-rimborsi-per-obbligazioni-subordinate-fino-a-100-000-euro/

 

Troppi miliardi chiesti al mercato in poco tempo

Resta il matrimonio imminente tra Banco Popolare e la Popolare di Milano, che dovrebbe passare per uno sfoltimento di parte delle sofferenze dei due istituti, così come anche di altri 1,8 miliardi da parte di Carige.

Cosa significa tutto ciò? Che in pochi mesi, le banche italiane dovranno chiedere al mercato, o con la dismissione di parte dei loro crediti a rischio, o in forma di raccolta di capitali, risorse per una trentina di miliardi di euro, un importo considerevole, tenuto conto che l’Italia potrebbe diventare da qui a breve una meta sempre meno allettante per gli investitori stranieri, tra possibile crisi politica, deterioramento dell’economia e congiuntura finanziaria internazionale sfavorevole. Insomma, il sistema bancario italiano starebbe facendo i conti senza l’oste.

 

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