Crisi banche italiane, recessione sarebbe più probabile da noi che altrove

La crisi delle banche italiane potrebbe comportare nel nostro paese conseguenze più rischiose. Vediamo perché.

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La crisi delle banche italiane potrebbe comportare nel nostro paese conseguenze più rischiose. Vediamo perché.

La crisi delle banche italiane potrebbe scatenarne una sistemica in tutta l’Eurozona. In un precedente articolo, vi avevamo dato conto sui risultati di una ricerca di Deutsche Bank, secondo i quali vi sarebbe (ahinoi!) una correlazione positiva tra l’andamento dei titoli bancari in borsa e quello dei prestiti a famiglie e imprese.

Nulla di buono all’orizzonte, diremmo, considerando che quest’anno in Italia i primi hanno dimezzato mediamente il loro valore a Piazza Affari.

Ma le banche europee stanno pagando anche la politica dei bassi tassi della BCE, che restringe loro i margini di intermediazione. Si consideri quelle italiane, che mediamente mostrano uno spread tra i tassi attivi e quelli passivi di 200 punti base, in calo dai 300 bp di fine 2007, prima che esplodesse la crisi finanziaria.

Margini banche bassi

L’1% in meno di margini sui prestiti equivale per i nostri istituti a un minore margine annualizzato di circa 16,5 miliardi di euro, tenuto conto dell’ammontare attuale degli impieghi. Allo stato attuale, si tratta di un valore pari a quasi la metà del gap di capitale mostrato dal nostro sistema bancario. Se tornassimo, in sostanza, ai livelli di spread sui tassi di 7-8 anni fa, in un paio di esercizi le nostre banche recupererebbero le risorse necessarie a irrobustire il loro patrimonio.

Ora, quando i margini sono stretti, le banche hanno due strade dinnanzi a loro: la prima, è di aumentare le esposizioni verso impieghi maggiormente a rischio, ma per ciò stessi più redditizi. Si tratta, quindi, di finanziare clienti meno solidi, ai quali potranno essere applicati interessi più alti; la seconda sta nel ridurre le erogazioni, puntando magari a una gestione passiva, come quella di acquistare titoli sul mercato finanziario. E a tal proposito si guardi ai dati sui titoli di stato in pancia alle nostre banche, più che raddoppiati in 5 anni agli oltre 400 miliardi attuali.

 

 

 

Recessione economica più probabile in Italia

Contrariamente agli istituti del resto d’Europa, le banche italiane non potranno seguire la prima via, la quale resta in sé non auspicabile per i mali che comporta.

Ciò, in conseguenza della montagna di prestiti già insoluti, pari a 200 miliardi di euro su un totale di 360 miliardi a rischio.

Ai nostri istituti, quindi, non resterà che tagliare le esposizioni, scremando al contempo la clientela e continuando a sostenere solo quella maggiormente solida, ma che sarebbe forse anche la meno dipendente dai finanziamenti bancari per effettuare investimenti o consumi. Una situazione del genere ci spinge a ritenere che il credito in Italia potrebbe diminuire più che altrove, trascinando l’economia in recessione, tenendo conto sia dei bassi ritmi di crescita del nostro pil, sia del credito già al palo.

 

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