Crisi banche italiane: -17% con la Brexit, ma a novembre potrebbe essere crollo

La crisi delle banche italiane continua in borsa, mentre sembra arrestarsi nel resto d'Europa. E il peggio potrebbe arrivare a novembre.

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La crisi delle banche italiane continua in borsa, mentre sembra arrestarsi nel resto d'Europa. E il peggio potrebbe arrivare a novembre.

Da quando il Regno Unito ha indetto il referendum sulla Brexit, con il quale ha deciso a maggioranza di lasciare la UE, il bilancio è molto pesante per le banche italiane, che hanno bruciato in borsa oltre il 17% del loro valore di capitalizzazione, portando le perdite di quest’anno a quasi il 49%. Negli ultimi poco più di due mesi, le banche europee hanno ceduto meno dell’8%, a conferma che la crisi starebbe colpendo particolarmente i nostri istituti.

E mentre in agosto, nel resto del Vecchio Continente i recuperi ammontano mediamente intorno al 4-5%, nel nostro paese sono impercettibili. Il caso più eclatante resta MPS, che dall’inizio dell’anno ha visto crollare le sue azioni di oltre l’80%, arrivando oggi a valere meno di 700 milioni a Piazza Affari, vale a dire meno di un settimo dell’aumento di capitale che sarà varato dopo l’estate.

Crisi banche, mercati restano in attesa

Eppure, nonostante la decimazione dei titoli quotati in borsa, il toro non si vede ancora. A tenere lontani gli investitori, specie stranieri, dalle nostre banche è il rischio di una crisi politica a novembre, quando il governo Renzi potrebbe traballare con l’eventuale vittoria dei “no” al referendum costituzionale.

Per capire quale sia il legame tra banche italiane e Tesoro bisogna tenere a mente un dato: le prime detengono titoli di stato tricolori per un controvalore di 415 miliardi di euro, quasi un record. I titoli di stato in sé non sono certo un investimento spericolato, ma espone il possessore alla volatilità del mercato del mercato del debito pubblico, a sua volta in parte legata alla stabilità/instabilità politica.

Cosa accadrà, se il governo Renzi dovesse perdere la scommessa sulle riforme istituzionali e magari si dimettesse? L’impatto potrebbe essere un calo dei prezzi dei nostri bond, i quali inizierebbero probabilmente ad accusare il colpo anche per effetto dell’atteso secondo aumento dei tassi USA da parte della Federal Reserve.

 

 

 

Contraccolpo da calo prezzi bond

L’aumento del costo del denaro americano spingerebbe il mercato verso i Treasuries, i cui rendimenti salirebbero e senza nuovi stimoli monetari nell’Eurozona, ciò implicherebbe un aumento dei rendimenti sovrani nell’area.

Se a ciò aggiungiamo possibili eventi politici sfavorevoli, i prezzi dei nostri BTp potrebbero realmente scivolare dai livelli massimi a cui sono esplosi negli ultimi tempi per effetto delle politiche della BCE.

Secondo il “think tank” USA, Council on Foreign Relations, con un calo dei prezzi del 15%, il capitale delle nostre banche sarebbe eroso del 35%. L’ipotesi è estrema, ma anche una percentuale molto più piccola sarebbe in grado di infliggere perdite sui bilanci bancari per svariati miliardi, qualora si realizzasse celermente, senza dare agli istituti il tempo di sbarazzarsi progressivamente dei titoli sovrani.

Rendimenti BTp incidono su bilanci banche

Ricordiamo che molti dei nostri BTp circolanti sul mercato secondario sono oggi venduti al di sopra della pari, per cui la perdita sarebbe effettiva, se le banche non saranno in grado di cederli prima della scadenza a prezzi simili a quelli odierni.

Il referendum segna anche un primo e un dopo con riferimento al clima sui mercati attorno al nostro paese. Una vittoria dei “no” sarebbe avvertita come la fine delle riforme e l’inizio di una nuova fase di turbolenze politiche e di scontro con la UE, potenzialmente in grado di portare l’Italia fuori dall’euro. E di una crisi economica non avrebbero certo bisogno le nostre banche, già alle prese con sofferenze nette per circa 84 miliardi di euro. Il pil stagnante nel secondo trimestre ha già fatto scattare l’allarme, perché senza crescita appare difficile recuperare oggi parte consistente dei prestiti a rischio.

 

 

 

 

 

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