Crisi banche italiane: -10% in 7 giorni, piani fumosi e attendismo pre-referendum

Le banche italiane perdono in borsa il 10% in una settimana, mentre sui mercati è fuga dal nostro paese, in attesa che si celebri il referendum costituzionale e si verifichi il risultato.

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Le banche italiane perdono in borsa il 10% in una settimana, mentre sui mercati è fuga dal nostro paese, in attesa che si celebri il referendum costituzionale e si verifichi il risultato.

Il titolo MPS viaggia a circa il 30% al di sopra dei minimi record toccati ad ottobre, ma non per questo ha evitato di perdere oltre un terzo del suo valore in meno di due settimane. L’intero comparto delle banche italiane quotate a Piazza Affari è andato male, avendo ceduto in poco più di 7 giorni il 10%, scivolando ai minimi da circa tre settimane. Dall’inizio dell’anno, i titoli bancari a Milano hanno perso il 48,5%.

Dopo giorni di boom in borsa, le azioni MPS hanno ripiegato nettamente sulle parole dell’ad Marco Morelli, che nel presentare il piano industriale non ha annunciato alcuna novità concreta, continuando a rinviare la messa in sicurezza dell’istituto a dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. (Leggi anche: Crisi MPS, svanita fiducia in soluzione di mercato)

MPS punta a convertire anche i bond senior

Questo giovedì, abbiamo scoperto che Siena punta a coinvolgere persino le obbligazioni senior nell’ipotesi di conversione facoltativa in azioni. Questi bond ammontano a un controvalore di 15 miliardi, di cui 14 si trovano in mano alle famiglie (retail). Sommando i 5 miliardi e rotti di obbligazioni subordinate del tipo Tier 1 Tier 2, di cui la metà in mano alle famiglie, si ottiene una ventina di miliardi di massa, a cui attingere per minimizzare le richieste cash di capitali, il cui aumento è atteso a 5 miliardi e che dovrà essere ufficialmente varato il 24 novembre prossimo ed esercitato a partire dal 7-8 dicembre, quando si sarà già celebrato il referendum. (Leggi anche: Obbligazioni subordinate MPS, truffa conversione “volontaria” è ufficiale)

Intanto, proprio MPS continua a tenere banco e non certo per elementi positivi. L’ex ministro e banchiere Corrado Passera ha ritirato il suo nuovo piano industriale, in polemica contro i vertici senesi, i quali nemmeno stavolta lo avrebbero valutato con la dovuta attenzione, se è vero che persino il sindaco di Siena (la politica non è mai uscita da Rocca Salimbeni) parla di interessamento di fondi esteri. La Consob ha convocato Passera e i dirigenti di MPS per capire cosa sia realmente accaduto.

 

 

 

In attesa del referendum

Il caso MPS è emblematico dello stallo di questi mesi. I banchieri italiani stanno tirando un calcio dopo l’altro al barattolo, in attesa di capire cosa accadrà al referendum tra un mese, perché è la stessa Siena a far trapelare quanto il successo del piano di salvataggio dell’istituto dipenda dall’esito della consultazione. Nel caso il governo Renzi perdesse, è il Leitmotiv di queste settimane, i capitali stranieri e forse pure quelli italiani resterebbero alla finestra e non si potrebbero varare ricapitalizzazioni, né cedere sul mercato porzioni significative di sofferenze bancarie a prezzi non stracciati.

Poiché i sondaggi continuano a dare il “no” avanti, è proprio a questo scenario che dovremmo prepararci, ovvero a una sconfitta del premier Matteo Renzi alle urne, che non necessariamente condurrà alle sue dimissioni, né all’arrivo al governo del Movimento 5 Stelle, visto che si parla già apertamente di un sostegno dell’ex premier Silvio Berlusconi all’attuale esecutivo, finalizzato a portare a casa una legge elettorale più favorevole al centro-destra e che chiuderebbe di fatto le porte di Palazzo Chigi ai grillini. (Leggi anche: Crisi banche e referendum intrecciati)

Mercati in fuga dall’Italia

Comunque sia, i mercati stanno già fuggendo dall’Italia, come dimostra anche lo spread, non tanto quello tra BTp e Bund, ma con i Bonos spagnoli. In tre mesi, il differenziale di rendimento tra i nostri titoli e quelli emessi da Madrid a 10 anni è triplicato a 45-50 punti base, segno che gli investitori non si fidino granché del futuro politico di Roma, al netto di ogni altra considerazione di natura economica.

La conferma che il rialzo dei rendimenti sovrani tricolori non sia legato, se non in minima parte, al surriscaldamento delle aspettative d’inflazione la si coglie anche nel fatto che il nostro mercato dei bond non starebbe reagendo al -10% segnato dalle quotazioni del petrolio in appena una settimana, mentre i rendimenti sono in lieve ripiegamento in Germania e in maniera più vistosa in Spagna, nelle ultime sedute, probabilmente scontando un’accelerazione della crescita dei prezzi meno vigorosa di quanto temuta fino a pochi giorni fa. (Leggi anche: Banche italiane e titolo di stato, la doppia mazzata dello spread)

 

 

Dopo il referendum divamperà la crisi bancaria

Il solo fatto che MPS abbia aperto ai bond senior per la conversione in azioni è segno che non si attende un successo dell’iniziativa per i titoli subordinati. Quasi certamente, nemmeno quest’ultima pensata si rivelerà efficace, per cui bisognerà trovare altre soluzioni esplicitamente non di mercato, come l’intervento del Tesoro-azionista, che presupporrebbe, però, l’applicazione almeno parziale del bail-in, ovvero l’inflizione di perdite agli obbligazionisti subordinati. La conversione prospettata da Siena non è affatto “volontaria”, ma alternativa a un esproprio ben più poderoso, che verrebbe attuato nel caso di flop del piano privato. Allacciamo le cinture, perché dopo il referendum potremmo assistere a un tracollo delle banche in borsa ancora più violento e a un contagio della crisi ai danni delle banche italiane ad oggi ritenute “sicure”. (Leggi anche: Banche italiane, ecco lo scenario se Renzi perde)

 

 

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