Crisi banche: caso Deutsche Bank, guerra commerciale UE-USA e il rischio crac

La crisi di Deutsche Bank s'inserisce nella guerra commerciale tra UE e USA, ma rischia di travolgere anche le banche italiane. Ecco quale sarebbe il reale momento allarmante.

di , pubblicato il
La crisi di Deutsche Bank s'inserisce nella guerra commerciale tra UE e USA, ma rischia di travolgere anche le banche italiane. Ecco quale sarebbe il reale momento allarmante.

In caduta libera anche oggi il titolo Deutsche Bank, che alla Borsa di Francoforte sta lasciando sul terreno il 5,7%, scendendo a 10,68 euro, perdendo così oltre la metà del suo valore quest’anno. Una crisi, che s’inserisce in quella più vasta delle banche europee, strette tra bassi margini e spesso esposizioni elevate verso crediti deteriorati, come nel caso delle italiane.

Ma dietro al caso DB si nasconde una guerra commerciale dai tratti inquietanti, che da tempo si è scatenata tra UE ed USA e che se non dovesse essere seguita da una tregua, potrebbe portare a un crac vero e proprio del sistema bancario, italiano in primis. (Leggi anche: Deutsche Bank crolla a Francoforte)

Deutsche Bank è in crisi per tre ragioni fondamentali: bassa redditività, elevatissime esposizioni ai derivati per 42.000 miliardi di euro (15 volte il pil tedesco!) e una maxi-sanzione da 14 miliardi di euro, richiesta dal Dipartimento di Giustiza USA per una presunta speculazione illegale sui mutui subprime, che sarebbe avvenuta negli anni dell’esplosione della crisi finanziaria americana e poi mondiale. L’istituto non è nuovo a multe per comportamenti illegali, va precisato.

Guerra commerciale UE-USA

Se la prima banca tedesca dovesse realmente pagare l’intero importo richiesto, sborserebbe più di quanto oggi valga in borsa e dovrebbe varare un maxi-aumento, il cui esito positivo sarebbe molto dubbio, stando a diversi analisti. Ora, sarà un caso, ma la giustizia USA ha annunciato la sua richiesta-shock a poche settimane di distanza da un’altra richiesta, quella rivolta alla Apple dalla Commissione europea per il versamento di 13 miliardi nelle casse di Dublino per tasse non pagate nello scorso decennio.

Ma la crisi dei rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico risale a qualche decennio fa, quando da commissario alla Concorrenza, l’ex premier Mario Monti comminò una sanzione a Microsoft, bissata nel 2013 da un’altra multa da 561 milioni per non avere concesso ai clienti una effettiva libertà di scelta del browser, installando automaticamente il proprio. Come dimenticare la reazione degli USA di solo un anno fa, quando le autorità americane hanno “scoperto” la violazione delle regole sulle emissioni inquinanti da parte della casa automobilistica tedesca Volkswagen, facendo esplodere il cosiddetto “dieselgate”.

(Leggi anche: Guerra UE contro colossi USA)

 

 

 

Guerra commerciale UE-USA, Germania nel mirino

E la scorsa settimana, gli americani ci hanno messo il carico, avendo vinto una causa pluriennale davanti all’Organizzazione del Commercio Mondiale, che ha definito “aiuti illegali” quelli che l’Airbus ha ricevuto in 40 anni per complessivi 22 miliardi.

Questa sequenza di vicende legate tra di loro più di quanto pensiamo sta irrigidendo i rapporti tra Europa e America, come notiamo con il fallimento dell’accordo sul libero scambio, il TTIP. Che a farne le spese sia, in particolare, la Germania è ovvio, visto che gli americani considerano i tedeschi i veri detentori del potere politico-burocratico a Bruxelles. (Leggi anche: Fallito accordo libero scambio UE-USA)

Crisi banche, allarme Deutsche Bank

Il casi Deutsche Bank è allarmante, perché trattasi di una “too big to fail”, un elefante che si muove in un negozio di cristalleria, che se cadesse, manderebbe in mille pezzi tutto ciò che gli gravita attorno. E fate bene attenzione a un numero: a febbraio, quando irruppe sui mercati la crisi dell’istituto, più di un analista avvertì che il pericolo vero si sarebbe corso con una discesa dei prezzi delle azioni DB sotto i 10 euro. Il passaggio a una valutazione a una sola cifra sarà psicologicamente dirompente. Quando e se accadesse, gli investitori penserebbero che non ci sarebbe alcun fondo per le quotazioni del titolo e inizierebbero a sbarazzarsene, ma contagiando tutte le altre banche deboli del Vecchio Continente, a partire dalla claudicante MPS.

Volete per caso che in queste condizioni ci sia qualcuno così impavido da puntare i suoi capitali sul maxi-aumento di una banca italiana, il cui valore in borsa è già oggi una decina di volte in meno del suo fabbisogno finanziario? Si renderanno necessari interventi pubblici o applicazioni di bail-in senza grossi sconti per nessuno.

Attenzione a gioire del “mal comune” della crisi bancaria in Germania, perché se i tedeschi inciampano si tirano dietro tutto. (Leggi anche: Rischio bail-in MPS)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , ,