Crisi banche, Atlante indebolirà le grandi? Metà capitale assorbito dal Veneto

La crisi delle banche in borsa non è stata frenata da Atlante. Il suo capitale dovrà essere impiegato per almeno più della metà solo in Veneto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi delle banche in borsa non è stata frenata da Atlante. Il suo capitale dovrà essere impiegato per almeno più della metà solo in Veneto.

Il Veneto fa il pieno di aiuti da parte di Atlante Dopo il flop dell’aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza è il turno di Veneto Banca, che chiederà nelle prossime settimane al mercato un miliardo di euro. Stando ai risultati del sondaggio condotto dai vertici dell’istituto nella fase pre-IPO, potrebbe essere piazzato intorno al 20% del capitale, per cui potrebbero raccogliersi circa 200 milioni. I restanti 800 milioni resterebbero, quindi, a carico del fondo Atlante, nato nel mese scorso proprio per sostenere le ricapitalizzazioni delle banche italiane più deboli e la cessione delle loro sofferenze. La buona notizia è che l’interesse maggiore arriverebbe proprio dal canale retail, che ha rappresentato nel caso di Vicenza appena un millesimo dei capitali raccolti, i quali nel loro complesso sono stati solamente del 7,7% degli 1,5 miliardi richiesti. Tecnicamente, un flottante di appena il 20% non consentirebbe a Montebelluna di quotarsi in borsa, dato che a Milano sarebbe necessario n minimo del 25%. Tuttavia, Borsa Italiana potrebbe chiudere un occhio, specie in considerazione che il restante 80% sarebbe detenuto da Atlante per finalità non di controllo, ma in attesa di una cessione delle quota sul mercato.

Ricapitalizzazioni bancarie, tocca a Veneto Banca

Stando così le cose, l’aumento di Veneto Banca riscuoterebbe un appeal maggiore di quello vicentino, ma si tratterebbe pur sempre di un fallimento. Il fondo partecipato dalle banche, le assicurazioni e la Cdp non avrebbe rassicurato gli investitori a un punto tale, da spronarli a partecipare agli aumenti, addossandosene i relativi rischi. Atlante detiene un capitale di 4,25 miliardi, di cui 3 dediti proprio alle ricapitalizzazioni. Dopo Veneto Banca, è probabile che gli restino in cassa non più di 700 milioni, sufficienti eventualmente per coprire un’altra operazione di un istituto minore. Di più non potrà fare, ma il rischio, avverte l’agenzia di rating S&P, è che il rafforzamento delle banche più deboli nel nostro paese avvenga a discapito della solidità di quelle maggiori, che sono le azioniste di Atlante (Unicredit, Intesa-Sanpaolo, etc.).      

Crisi banche in borsa non è finita

La crisi di fiducia verso le nostre banche non sta venendo meno, visto che dall’inizio dell’anno le 17 quotate a Piazza Affari hanno perso mediamente il 35%. Il caso più clamoroso appare proprio il Veneto, una delle regioni più ricche d’Italia con un pil pro-capite del 14% superiore alla media nazionale, ma nella quale si registrano ben 13 istituti in crisi. Alla base di questa peculiarità negativa ci sarebbe proprio il boom del credito, avvenuta qui tra il 1999 e il 2011, ovvero nei primi 12 anni dall’introduzione dell’euro. Questo è passato da 47 a 107 miliardi, registrando una crescita del 125%, di gran lunga superiore al +39% del pil veneto nello stesso lasso di tempo.

Il solo Veneto assorbe metà del capitale di Atlante

Dunque, il credito in questa regione del Nord Est è cresciuto a un ritmo di oltre 3 volte più veloce del suo reddito. Detto diversamente, la crescita sarebbe stata sostenuta da una finanziarizzazione dell’economia locale e non sempre i finanziamenti, come dimostrano le indagini di questi mesi, sono stati rivolti al sostegno della produzione. E il Veneto si è mangiato tra Vicenza e Montebelluna i tre quarti delle risorse destinate da Atlante alle ricapitalizzazioni, quando il suo pil rappresenta poco meno del 10% di quello nazionale. In buona sostanza, un’intera operazione “di sistema”, formalmente privata, ma orchestrata dal governo Renzi, finirà per dedicare agli istituti veneti anche oltre la metà dei capitali raccolti, compresi quelli destinati all’acquisto delle sofferenze.  

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia