Crisi banche italiane all’apice dall’allarme euro: Unicredit brucia 24 miliardi in un anno

Banche italiane affossate in borsa. Non funzionano né la garanzia pubblica sulle sofferenze, né il fondo Atlante. E scoppia la crisi di Unicredit, che in un anno ha bruciato 24 miliardi di valore a Piazza Affari.

di , pubblicato il
Banche italiane affossate in borsa. Non funzionano né la garanzia pubblica sulle sofferenze, né il fondo Atlante. E scoppia la crisi di Unicredit, che in un anno ha bruciato 24 miliardi di valore a Piazza Affari.

C’è il rischio Brexit a pesare sui mercati finanziari di tutto il mondo, ma il -45% messo a segno dai titoli delle 17 banche italiane quotate a Piazza Affari non può passare inosservato e non può non destare forti preoccupazioni sulla tenuta dei nostri istituti.

E rispetto luglio scorso, ai giorni seguenti all’accordo in extremis tra Atene e Bruxelles, che ha allontanato il rischio Grexit, il rosso è di quasi il 55%.

Chi minimizza la crisi somiglia sempre più a quel ministro iracheno, che mentre rassicurava nel 2003 i suoi cittadini sulla vittoria delle forze governative contro gli occupanti americani veniva ripreso sullo sfondo con gli aerei USA a qualche centinaio di metri di distanza.

Crisi banche ormai innegabile

Le banche italiane sono oggetto di sfiducia del mercato, altrimenti non si spiegherebbe come mai perdano il doppio della media dei listini milanesi quest’anno. E oggi capitalizzano in borsa quanto nel settembre del 2012, a poche settimane dal salvataggio raffazzonato dell’euro da parte della BCE, che con Mario Draghi assicurò che avrebbe fatto qualsiasi cosa (“whatever it takes”) per mantenere in vita la moneta unica.

Il caso più preoccupante riguarda ormai l’unica “banca sistemica” d’Italia, inserita nella lista Sifi: Unicredit. Dall’inizio del 2016 ad oggi le sue azioni hanno “bruciato” in borsa il 55% del loro valore e adesso si attestano ai minimi storici, poco sopra i 2,30 euro. L’istituto capitalizza ormai appena 14 miliardi, perdendo 24 miliardi in appena un anno.

 

 

 

Crisi Unicredit: -24 miliardi in 12 mesi

La crisi di Unicredit sta nei suoi numeri, come abbiamo più volte scritto. Gode di una forza patrimoniale poco superiore al 10% minimo imposto dalle autorità europee (Cet 1 al 10,85%), mentre le sue sofferenze nette valgono più di 20 miliardi, ossia quasi una volta e mezza del suo valore in borsa.

Un aumento di capitale appare inevitabile. Le stime più prudenziali parlano di 5-9 miliardi, mentre qualche analista ne ipotizza di più. Anche per questo, il titolo continua a precipitare, scontando una ricapitalizzazione ormai considerata questione di tempo.

Già, il tempo. L’aspetto più sgradevole di questa vicenda è che a Piazza Gae Gaulenti si è deciso di non avere fretta e di scegliere il sostituto di Federico Ghizzoni entro due mesi.

Flop Atlante e garanzia pubblica

Il nuovo amministratore delegato, quindi, potrebbe entrare nel possesso effettivo dei suoi poteri solo in pieno agosto o persino a settembre, quando il mercato avrebbe gradito un passo più veloce. Ma il crollo delle banche italiane a Piazza Affari conferma il flop sia della garanzia statale sulle sofferenze concordata tra il governo di Roma e Bruxelles, sia del fondo Atlante, che è nato due mesi fa per salvare gli istituti più deboli, ma che è finito per gettare un’ombra lunga anche su quelle fino a poco tempo fa esclusi dai sospetti degli investitori.

Certo, proprio guardando ai dati degli ultimi anni in borsa, si può presagire un rimbalzo, visto che i nostri istituti in poco meno di 36 mesi hanno guadagnato a Piazza Affari circa il 120%. Solo, che lo hanno fatto in un periodo di allentamento monetario senza precedenti e di boom dei prezzi dei titoli di stato, che posseggono oggi per oltre 450 miliardi di euro. Ma si consideri che la BCE è ormai al limite delle sue possibilità, così come anche una ulteriore impennata dei bond sovrani non è più probabile.

Argomenti: , ,
>