Crisi Argentina, Macri licenzia ministro delle Finanze: riforme impopolari

L'Argentina perde il ministro delle Finanze, sostituito dal presidente Macri da due uomini. C'è impazienza per i risultati, dopo il varo delle prime riforme pro-mercato. L'economia è ancora in recessione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Argentina perde il ministro delle Finanze, sostituito dal presidente Macri da due uomini. C'è impazienza per i risultati, dopo il varo delle prime riforme pro-mercato. L'economia è ancora in recessione.

Piccolo terremoto politico in Argentina, dove a un anno dall’insediamento alla presidenza, Mauricio Macri ha annunciato il primo rimpasto di governo, licenziando il ministro delle Finanze, Alfonso Prat-Gay. Al suo posto vi saranno l’ex sotto-segretario Luis Caputo per le Finanze e Nicolas Dujovne al Tesoro, dopo che il ministero è stato “spacchettato”. La decisione del presidente arriva a sorpresa. Prat-Gay è rispettato negli ambienti finanziari internazionali. Già governatore centrale a Buenos Aires, aveva servito anche come manager alla JP Morgan. In questi dodici mesi al governo, l’uomo aveva varato alcune riforme pro-mercato impopolari, ma assolutamente necessarie per ridare all’economia argentina una prospettiva di crescita nel medio-lungo termine. A lui si deve la liberalizzazione del tasso di cambio, che ha provocato un’inevitabile svalutazione del peso contro il dollaro di un terzo, accelerando l’inflazione, attesa al 40% quest’anno. (Leggi anche: Argentina, peso stabile dopo la svalutazione)

Tra le riforme varate da Prat-Gay vi è anche l’eliminazione dei sussidi elargiti alla popolazione, come quelli alle bollette elettriche e ai trasporti. Naturale l’ondata di proteste, ma a preoccupare Macri vi è forse, più che altro, quel tasso di crescita negativo del pil del 2% per quest’anno. Insomma, la ripresa stenta ad arrivare e il rischio è che gli elettori si spazientiscano quanto prima, dopo avere sperato in una fulgida uscita dalla crisi, al termine di dodici anni di governi di centro-sinistra, di cui otto di populismo della presidenta Cristina Fernandez de Kirchner.

Macri cerca un cambio d’immagine

Nel tentativo di rianimare la ripresa il prima possibile, Prat-Gay aveva fatto pressioni sul governatore centrale Adoldo Sturzenegger, perché tagliasse i tassi d’interesse. Questi si è rifiutato di assecondare l’ex ministro, temendo ripercussioni negative sull’inflazione, già elevata.

Gli obiettivi per Buenos Aires restano una crescita del 3,5% e un’inflazione in calo al 17% per il 2017. Nel frattempo, però, 6.000 imprese hanno chiuso i battenti quest’anno e 200.000 hanno perso il lavoro. Peggio: il 70% degli argentini percepirebbe il governo Macri come “per i ricchi”. Serviva, quindi, un cambio d’immagine, anche se le politiche “market-friendly” non dovrebbero mutare. D’altronde, alternative valide per l’Argentina non ne esistono. Visto da quest’angolatura, lo spacchettamento del ministero economico non ha avuto nemmeno grande senso. (Leggi anche: L’Argentina trova accordo con fondi avvoltoi)

 

 

 

 

Argentina uscita dall’isolamento finanziario

La squadra economica resta solida e in mano a personalità gradite agli investitori. Caputo è stato, ad esempio, l’artefice del ritorno dell’Argentina sui mercati internazionali dopo un decennio di black-out. A lui si deve, infatti, l’accordo con i fondi “avvoltoi” americani per porre fine al default tecnico. L’aria è cambiata nel paese, che sta smantellando pian piano le misure autarchiche e anacronistiche dell’era Kirchner. Ma l’impazienza di Macri per i risultati ha già fatto rotolare la prima testa eccellente del suo team. (Leggi anche: Argentina sui mercati a 15 anni dal default)

 

 

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