Crisi allo Stretto di Hormuz, ecco perché l’Italia rischia più di tutti con il gas

Lo Stretto di Hormuz è importante per il transito del petrolio nel mondo e le tensioni degli ultimi giorni suonano l'allarme di una potenziale crisi energetica di enorme portata, di cui l'Italia sarebbe una vittima illustre.

di , pubblicato il
Lo Stretto di Hormuz è importante per il transito del petrolio nel mondo e le tensioni degli ultimi giorni suonano l'allarme di una potenziale crisi energetica di enorme portata, di cui l'Italia sarebbe una vittima illustre.

Tensione alle stelle nello Stretto di Hormuz, il canale nel Golfo Persico di soli 33 km che separa Iran da Oman. Dopo che due nave-cisterna cariche di petrolio sono state colpite a fuoco ieri, un’indagine condotta da Emirati Arabi, Arabia Saudita e Norvegia ha trovato come responsabile “un attore di stato”, che l’America ritiene essere l’Iran. Le quotazioni del petrolio sono schizzate del 4% con la notizia del fatto, tornando ieri sopra i 60 dollari al barile per il Brent e in area 52 dollari per il Wti americano.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante? Dall’inizio del 2018 ad oggi, si calcola che mediamente abbiano transitato da qui 22,5 milioni di barili al giorno, cioè il 24% dell’intera produzione di greggio e circa il 30% delle esportazioni. Il principale mercato di sbocco di questi passaggi è l’Asia, per cui se lo stretto dovesse davvero essere bloccato dall’Iran, come la Repubblica degli ayatollah minaccia da tempo, l’intero pianeta rischierebbe una catastrofica crisi energetica, provocata dall’esplosione dei prezzi.

Cambio euro-dollaro e petrolio, due alert per la BCE di Draghi

Il rischio di una grave crisi del gas in Italia

E non è solo il petrolio a intimorire il mercato. Da questo canale nel 2018 è transitato il 26% di tutti i cargo carichi di gas naturale liquido (LNG). Trattasi perlopiù di esportazioni da Oman, Qatar ed Emirati Arabi. L’aspetto più inquietante di questa vicenda, per quanto riguarda l’Italia, consiste nel fatto che proprio il nostro Paese risulta il più esposto alle tensioni nell’area sul fronte LNG, comprando dal Qatar ben il 79% delle importazioni complessive, più del 72% del Belgio e del 40% del Regno Unito. In pratica, noi italiani rischiamo di ritrovarci a corto di gas, qualora lo stretto di Hormuz venisse chiuso al transito delle navi per atti ostili o nel caso in cui gli stessi esportatori evitassero di passarvi per evitare di mettere a repentaglio le vite dei propri equipaggi.

Davvero la situazione sarebbe così grave? L’Iran è sotto embargo dall’America, dopo che il presidente Donald Trump ha stracciato l’accordo sul nucleare di fine 2015, sostenendo che Teheran non avrebbe adempiuto alle previsioni ivi contenute.

Le esportazioni petrolifere iraniane sono oggetto di sanzioni americane, alle quali si sottrae grosso modo la sola Cina. Ciò sta contribuendo ad aggravare la crisi economica nello stato sciita, il quale sfrutta la posizione geografica strategica per inviare messaggi minacciosi alla Casa Bianca e indurla a un atteggiamento più morbido sulle sanzioni. Più che a chiudere lo stretto, l’Iran vorrebbe proprio spaventare le petroliere dal transitarvi, cosa che rinvigorirebbe le quotazioni del petrolio, esattamente quello che Teheran vuole e l’America no.

Trump desidera sopra ogni cosa che la Federal Reserve tagli i tassi e indebolisca così il dollaro, allontanando lo spettro della recessione a dopo le elezioni del 2020 per l’economia americana, ormai in fase avanzato del suo ciclo espansivo. Non giovano le tensioni a Hormuz, che farebbero schizzare i prezzi del greggio e rinvigorirebbero l’inflazione, per cui l’Iran spera di avere buon gioco nel rafforzare la propria posizione negoziale verso gli USA, sebbene così facendo finisca per isolarsi ulteriormente, restando amica ormai solamente di Russia e Cina, oltre che continuando ad esportare molto anche in India. Semmai, gli attacchi alle petroliere vengono assimilati ad atti di guerra dalla comunità internazionale, cosa che precipiterebbe a un confronto bellico diretto tra Iran e Arabia Saudita, con la seconda sostenuta dall’America, oltre che dall’Egitto nell’area, e la prima da Russia e Cina (e Turchia?). E sarebbe uno scenario inquietante, una sorta di proxy di una Terza Guerra Mondiale.

Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz

giuseppe[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,
>