Crisi Alitalia, referendum-bis sarebbe solo un aiuto dei sindacati a Renzi

Ipotesi di un referendum-bis tra i dipendenti Alitalia. Lanciata dalla Cisl, sarebbe più un modo per sostenere la proposta di Matteo Renzi che non per risolvere realmente la crisi della compagnia. Ma incombono rischi molto seri.

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Ipotesi di un referendum-bis tra i dipendenti Alitalia. Lanciata dalla Cisl, sarebbe più un modo per sostenere la proposta di Matteo Renzi che non per risolvere realmente la crisi della compagnia. Ma incombono rischi molto seri.

Buona la prima? No. E allora che si voti una seconda volta. L’ipotesi di indire un secondo referendum tra i lavoratori di Alitalia è stata lanciata dalla leader Cisl, Annamaria Furlan, che ha definito “un errore il no” prevalso con i due terzi del totale dei votanti alla consultazione di aprile. Secondo la segretaria, allora sarebbe prevalsa la rabbia dei dipendenti e i messaggi lanciati furono sbagliati. Intanto, oggi i tre commissari nominati dal governo per presiedere all’amministrazione controllata della compagnia aerea – Luigi Gubitosi, Stefano Paleari ed Enrico Laghi – incontrano proprio i sindacati, in un vertice che si annuncia non facile.

Il ridimensionamento del personale è stato uno dei punti più controversi già per il pre-accordo raggiunto il mese scorso e bocciato dai dipendenti, ma i 2.400 esuberi allora fissati potrebbero rappresentare solo la soglia minima necessaria per tentare di salvare l’azienda. E se si vuole riuscire a venderla davvero entro l’estate, di nuovi sconti non possono esservene. Qualche settimana fa, quando Alitalia precipitò nel caos dopo il referendum, si vociferò che Lufthansa fosse disponibile ad accollarsi la compagnia aerea, ma tagliando i tre quarti dei suoi posti di lavoro attuali. (Leggi anche: Crisi Alitalia, commissari scoprono voragine derivati)

La proposta in corso di Renzi

A rischiare maggiormente sarebbero i dipendenti di terra, perché colpire particolarmente il personale di volo equivarrebbe a tagliare i voli e per una compagnia in cerca di rilancio sarebbe un suicidio. Ma allora ha senso il referendum-bis proposto dalla Cisl? A che cosa serve?

Il PD di Matteo Renzi è in cerca di una soluzione ed entro la metà del mese dovrebbe presentare una sua proposta per il salvataggio di Alitalia.

Tralasciando il fatto che un partito politico non avrebbe titolo per intromettersi nella ristrutturazione di una società privata, essa dovrebbe contemplare l’integrazione con un’altra compagnia sul modello di Meridiana-Qatar Airways. Al fine di evitare contraccolpi elettorali sul suo partito, l’ex premier vorrebbe minimizzare il numero degli esuberi, ma è chiaro che una soluzione che venga accolta più favorevolmente dai dipendenti rispetto a un mese fa sarebbe poco probabile, perché gli esuberi necessari sono elevati, in considerazione del fatto che i conti della compagnia stiano peggiorando, come svela l’ultima trimestrale al 31 marzo scorso, conclusasi con un “buco” di 200 milioni. (Leggi anche: Salvare Alitalia a tutti i costi, il piano renziano che ci costerebbe carissimo)

I rischi di un referendum-bis

E allora, l’ipotesi di un referendum-bis presenta due rischi: il primo, che si risolva in una pura ingerenza della politica per ingraziarsi ancora una volta i dipendenti Alitalia, attraverso la presentazione di un piano aziendale affatto risolutivo e che punti essenzialmente a minimizzare i licenziamenti, quando questi sarebbero necessari per sperare di rimettere in sesto i conti; il secondo, di creare per il futuro un incentivo all’azzardo morale presso tutti i lavoratori di ogni grande azienda italiana, i quali sarebbero consapevoli di potere confidare in un intervento dello stato, anche quando non esisterebbero alternative apparenti di mercato a un duro piano di ristrutturazione.

Non è affatto detto, infine, che il nuovo referendum, se mai fosse indetto, veda la vittoria del “sì”. Sarebbe irrealistico pensare che esso possa offrire condizioni migliori ai lavoratori di quelle previste nel piano di aprile, per cui o davvero i 12.500 dipendenti della compagnia cambiano in massa parere, avendo scorto in queste settimane lo spettro del fallimento, oppure si potrebbe andare a sbattere contro una nuova bocciatura, il cui esito sarebbe devastante per all’appeal di Alitalia in vista di una sua cessione unitaria. Esso offrirebbe l’immagine di una compagnia ingestibile e nelle mani di frange sindacali estremiste.

E considerando che Renzi di fortuna con i referendum non ne avrebbe, l’ipotesi di un secondo e ancora più eclatante shock non è da escludere. (Leggi anche: Crisi Alitalia, fallimento farebbe bene ai concorrenti)

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