Crisi Alitalia, Ita decolla a ottobre: biglietti ‘protetti’, ma resta l’incognita del marchio. E la transizione affossa le prenotazioni con la vecchia compagnia

La compagnia aerea commissariata ferma le prenotazioni dei biglietti dopo l'estate, mentre non è certo cosa ne sarà del suo marchio storico

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Crisi Alitalia verso l'epilogo

La crisi di Alitalia sta arrivando a una svolta. Lunedì, il governo Draghi avrebbe proposto alla Commissione europea un fondo di protezione dei passeggeri per cercare di sbloccare uno dei punti più complicati della trattativa con Bruxelles. In pratica, i biglietti venduti dalla compagnia commissariata e non utilizzati dai passeggeri sarebbero spendibili presso altre compagnie, Ita compresa. Quest’ultima è la nuova compagnia erede di Alitalia, che per il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, dovrà necessariamente dimostrare discontinuità aziendale.

Che cosa significa? In automatico, i biglietti di Alitalia inutilizzati non potranno essere accettati dalla sola Ita. I passeggeri andranno protetti attraverso meccanismi di mercato, cioè a condizioni di parità per tutte le concorrenti di Alitalia. Tuttavia, poiché Ita si sovrapporrà sostanzialmente alle attuali rotte di quest’ultima, molte delle quali in assenza (o quasi) di concorrenti, è molto probabile che la gran parte dei biglietti non potrà che essere spesa solamente in Ita. Come la prenderà la Commissione? Tutto da vedere.

Ita decollerà a ottobre. Ci s’immagina che i primi voli partiranno verso la fine di quel mese, quando nei fatti inizierà la stagione invernale. Infatti, Alitalia non sta più consentendo ai passeggeri di effettuare prenotazioni dei voli dopo l’estate. E’ naturale che faccia così, consapevole che per l’autunno con ogni probabilità non volerà più. Ma poiché non è ancora possibile neppure prenotare con Ita, nei fatti questa fase di incertezza sta traducendosi in un regalo alle concorrenti. Chi volesse prenotare oggi per fine anno, dovrebbe rivolgersi esclusivamente a loro.

C’è anche la questione del marchio a tenere banco. Entro questo mese, avrebbe dovuto essere avviata la gara come da bando europeo.

Ita non potrà chiamarsi Alitalia per la suddetta richiesta della Commissione di garantire la discontinuità aziendale tra le due compagnie. In teoria, qualunque vettore potrebbe presentare un’offerta per portare a casa lo storico brand tricolore. Questo significa che Ita corre il rischio di decollare in autunno con un nome sconosciuto, non potendo beneficiare di quella fama goduta dalla compagnia commissariata da oltre quattro anni ormai. Insomma, non c’è certezza che Ita possa chiamarsi Alitalia. E di sicuro, per farlo dovrà pagare e sperare che nessun concorrente europeo offra un euro di più.

Le incognite restano tante, tra cui sul numero dei dipendenti e degli aerei in dotazione a Ita. Dovrebbero essere rispettivamente sui 4.500 e 47, ma secondo un piano di crescita pluriennale. Di fatto, molti meno dei 10.500 e 85 di Alitalia. Il nuovo vettore debutterà come una realtà di piccole dimensioni, lontana dalle ambizioni di affermazione sui mercati intercontinentali, sui quali eppure si concentrerebbero le maggiori speranze dell’industria dei cieli europea. Inoltre, secondo gli accordi presi con la Commissione, Ita potrà detenere la maggioranza del capitale della società legata alla gestione dell’handling, ma non anche di quella che si occuperà della manutenzione. Infine, non se ne conosce ancora la partnership: Air France-Klm o Lufthansa? E secondo quali criteri sarà scelta l’alleanza?

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