Crisi Alitalia, fallimento farebbe bene ai concorrenti: ecco chi vincerebbe

Il fallimento di Alitalia non sarebbe un dramma per i passeggeri italiani. Anzi, alcune società già si fregano le mani. In ballo quasi 13 milioni di biglietti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il fallimento di Alitalia non sarebbe un dramma per i passeggeri italiani. Anzi, alcune società già si fregano le mani. In ballo quasi 13 milioni di biglietti.

Il piano B per salvare Alitalia si fa più remoto. Ieri, nello stretto giro di poche ore è arrivata la secca smentita da parte di Lufthansa, Norwegian Airways e Ferrovie dello stato su un presunto interessamento a rilevare la compagnia aerea o anche solo parte dei suoi assets. Il direttore finanziario del colosso tedesco, Ulrik Svensson, ha spento gli entusiasmi delle prime ore della mattinata, quando il Corriere della Sera aveva parlato di un interesse di Colonia, anche se tagliando i tre quarti del personale dipendente di Alitalia, ovvero mandando a casa 9.000 lavoratori su 12.500. Che si tratti di strategia o meno, in attesa che i commissari s’insedino e che siano costretti nelle prossime settimane a “svendere” pezzo dopo pezzo parti della compagnia a prezzi da saldo, lo verificheremo.

Nel frattempo, l’unica cosa che sappiamo è che nemmeno esisterebbe un vero e proprio piano B, per ammissione di Carlo Messina, ad di Intesa-Sanpaolo, una delle banche creditrici e azioniste di Alitalia. Di “situazione molto difficile” parla anche il presidente di Confindustria,Vincenzo Boccia, che ha rimarcato ieri come la crisi della compagnia aerea italiana sia lo specchio del nostro paese, dove ciascuno spera che a pagare il prezzo sia qualcun altro. (Leggi anche: Fallimento Alitalia è di tutto il sistema-Paese)

Chi guadagna dal fallimento di Alitalia

Il fallimento di Alitalia sarebbe un dramma per i suoi dipendenti, molto meno per il mercato dei trasporti nazionale. Come sempre accade al venir meno di un offerente, a maggior ragione se di grosse dimensioni, si crea un vuoto di offerta, che presto verrà colmato dalla concorrenza. Alitalia detiene una quota del 40% del mercato dei voli nazionali, trasportando ogni anno 12,8 milioni di passeggeri. E’ fin troppo ovvio, che chiudendo battenti, non ci troveremmo dinnanzi all’impossibilità di volare o a maggiori disagi per spostarci da un posto all’altro dello Stivale, semplicemente perché il suo posto verrà preso da altre compagnie, oltre che dai treni.

Sì, i treni ad alta velocità, quelli che collegano realtà come Roma-Milano, rappresentano un concorrente diretto e temibile del trasporto aereo, tanto che si calcola che avrebbero sottratto a questo circa tre milioni di passeggeri all’anno. In effetti, spostarsi dalla Capitale al capoluogo lombardo o viceversa è diventato estremamente rapido; si necessitano ormai non più di tre ore, pagando spesso meno o molto meno di quanto non si spenderebbe prendendo l’aereo, che pur essendo più veloce, richiede tra raggiungimento dell’aeroporto, check-in e controlli all’imbarco più tempo di quello richiesto da un treno o tanto quanto. E si consideri che le ferrovie entrano nel cuore di una città, mentre l’aereo lascia il passeggero a distanza anche di decine di chilometri dai centri urbani. Un esempio lampante è Malpensa, che dista da Milano Centrale quasi 55 km e necessita di una cinquantina di minuti con bus navetta per raggiungerla. (Leggi anche: Ntv a rischio crac, politica non vuole il libero mercato)

Un affare per le concorrenti low-cost

Con 12,8 milioni di passeggeri lasciati virtualmente a terra, a dare loro un passaggio saranno sia Trenitalia che Ntv, l’operatore privato fondato un decennio fa da Luca Cordero di Montezemolo, ironia della sorte presidente uscente di Alitalia, e Diego Della Valle.

E la ex compagnia di bandiera possiede il monopolio in alcune rotte molto appetibili per la concorrenza. Si pensi che le sole tratte Catania-Linate, Cagliari-Fiumicino, Cagliani-Linate e Lamezia Terme-Fiumicino fanno viaggiare ogni anno 2,9 milioni di passeggeri complessivamente. Altre due tratte, Catania-Fiumicino e Palermo-Fiumicino, muovono in tutto 3,6 milioni di passeggeri all’anno e in esse operano già concorrenti low-cost, come Ryanair e Vueling. (Leggi anche: Offerte Ryanair voli low cost 2017)

Biglietti Alitalia a prezzo pieno in estate

Riuscirà la crescita del traffico aereo per le altre compagnie e per Trenitalia e Ntv ad espandere l’occupazione di un numero di dipendenti, tale da neutralizzare l’eventuale azzeramento dei 20.000 di Alitalia, indotto compreso? Forse non subito e quasi certamente non del tutto, anche perché la crisi di Alitalia è in parte anche dovuta a un eccesso di personale. Di sicuro, questo sarebbe lo scenario preferibile per i consumatori, anziché il mantenimento in vita di un carrozzone con soldi pubblici, che pur avendo goduto di privilegi come il monopolio temporaneo in tratte altamente remunerative, non è riuscito lo stesso a tenersi in volo.

Non si sa se Alitalia supererà l’estate, ma già da oggi sappiamo che nella stagione di punta per il trasporto aereo, ovvero il periodo giugno-settembre, il costo dei suoi biglietti aerei sarà pieno, in modo da massimizzare i ricavi sotto la gestione commissariale. Una follia, dato che è probabile che nelle prossime settimane si registri un crollo delle prenotazioni, a causa delle preoccupazioni dei passeggeri e delle stesse agenzie di viaggio sull’operatività della compagnia da qui a qualche mese, nonostante le rassicurazioni di azienda e governo da qui a 5-6 mesi. (Leggi anche: Voli Alitalia, caos passeggeri e biglietti a rischio)

La carta Cdp

Secondo un’indagine de Il Sole 24 Ore, essendo stati azzerati tutti gli sconti praticati sui biglietti aerei in estate, Alitalia farà costare mediamente salato muoversi all’interno dei confini nazionali, richiedendo una spesa minima di 700 euro. Senonché, la decisione dei vertici potrebbe accelerare la fuga dei passeggeri dalla compagnia e spingerli sin d’oggi verso le alternative esistenti sul mercato, ove disponibili. Ci andrà fregata la clientela fidelizzata, quella che accumula da tempo i punti Mille Miglia, ma che con le tariffe piene si vedranno ridurre le chance di viaggiare anche solo una volta gratis o a prezzi decisamente più bassi.

Ma che fine farà davvero Alitalia? Il fallimento tout court, quello della chiusura e dei 12.500 licenziamenti, sarebbe altamente impopolare a ridosso delle elezioni politiche, per cui si apre la strada di una strategia del “calcio al barattolo”, che consenta alla compagnia di tenersi in vita fino almeno alla data del voto. L’ipotesi lanciata dalla leader Cgil, Susanna Camusso, è di appioppare Alitalia alla Cassa depositi e prestiti, la quale dovrebbe successivamente trovare un acquirente europeo. Un’operazione a rischio per la Cdp, dato che potrebbe essere costretta dal Tesoro, socio di riferimento, ad accollarsi oneri, che non è detto possano essere coperti da una cessione alquanto dubbia nel se e nel quantum.

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici