Crisi Alitalia, anche il Venezuela di Maduro ha affossato i conti della compagnia

Alitalia ha perso 50 milioni con la crisi del Venezuela, ma almeno in questo caso è stata solo sfortuna. I commissari si sono insediati, ma i 600 miliardi di prestiti-ponte del governo potrebbero non bastare.

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Alitalia ha perso 50 milioni con la crisi del Venezuela, ma almeno in questo caso è stata solo sfortuna. I commissari si sono insediati, ma i 600 miliardi di prestiti-ponte del governo potrebbero non bastare.

Nominati dal governo tre commissari (Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari) e scattata l’amministrazione straordinaria, adesso è corsa contro il tempo per salvare Alitalia, che entro sei mesi dovrà presentare un piano industriale o dovrà cedere sul mercato gli assets, liquidando la società. Su quest’ultimo punto, il ministro delle Attività produttive, Graziano Delrio, ha chiarito l’intenzione dell’esecutivo di vendere la compagnia aerea unita, ovviamente nella speranza che qualcuno la compri. E uno dei maggiori problemi che i commissari dovranno affrontare sarà proprio questo: il mercato sa che Alitalia necessita di tempi stretti per essere venduta, per cui si aspetta che la cessione dovrà avvenire a prezzi di saldo. Se non si vorrà svenderla, bisognerà allungare i tempi per trovare un acquirente, per cui quasi certamente i sei mesi del commissariamento diverranno nove, usufruendo della proroga prevista dalla legge Marzano.

Il governo ha aumentato a 600 milioni il prestito-ponte alla compagnia dai 400 delle stime iniziali, ma il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, puntualizza che esso è stato erogato a condizioni di mercato, ovvero al tasso pari a quello Euribor + 10%, qualcosa meno del 10%, stando ai tassi negativi a breve attuali vigenti. Dunque, tra un anno Alitalia dovrebbe sborsare 60 milioni solo di interessi sul prestito dello stato di questi giorni. Lasciateci dire che per una compagnia che già vale spiccioli, appare molto improbabile trovare un pretendente che si sobbarchi costi su costi, tranne che non gli sia consentito di varare un piano di ristrutturazione che non guardi in faccia nessuno, lavoratori compresi.

La crisi del Venezuela ha colpito Alitalia

Tornando ai conti malsani di Alitalia, si è scoperto che oltre ad essere stata mal gestita (il governo non chiude a nessuna azione contro i vecchi amministratori responsabili di questo disastro), sarebbe anche sfortunata.

Una posta del passivo da 50 milioni della compagnia è legata, ad esempio, alla crisi in Venezuela, paese dall’economia ormai letteralmente precipitata negli ultimi mesi e che già da qualche anno lanciava segnali di forte deterioramento delle proprie condizioni interne.

Una delle rotte a lungo raggio più remunerative per Alitalia era quella tra Roma e Caracas, ma da tre anni i voli su questa tratta sono stati sospesi, così come hanno fatto diverse altre compagnie aeree straniere. La ragione dello stop sta nell’impossibilità offerta dal governo di Nicolas Maduro di convertire in valuta pesante (euro, dollari, etc.) i ricavi maturati in bolivar, a causa dell’assenza di riserve valutarie sufficienti per garantire tale conversione. E così, Alitalia ha dovuto svalutare a bilancio i suddetti 50 milioni, che quasi certamente non verranno mai riscossi.

Il prestito-ponte potrebbe non bastare

Si consideri che al tempo della sospensione dei voli, il cambio fisso ufficiale tra bolivar e dollaro era di 4,3, ma oggi è pari a 10, anche se utilizzato da Caracas solamente per le importazioni di cibo e medicine. Se la compagnia dovesse potere accedere oggi al cambio vigente sul mercato semi-libero, i suoi 50 milioni varrebbero qualcosa come 300.000 euro, mentre seguendo il tasso in vigore sul mercato nero, scambierebbero a poco più di 10.000 euro. Insomma, le perdite sono totali. Almeno in questo caso, però, gli amministratori della società non c’entrano davvero niente.

Quanto ai biglietti prenotati, risultano ad oggi 4,9 milioni e sarebbero al sicuro per le partenze da qui ai prossimi sei mesi, ovvero fino alla fine della gestione commissariale. Sul dopo non vi è certezza. E proprio lo sbandamento di questa fase dovrebbe indurre milioni di passeggeri a dirottare le prenotazioni per dopo la stagione estiva su altre compagnie, aggravando la crisi di Alitalia, che per arginarla ha già pensato bene di inasprire al massimo il costo dei biglietti per l’estate, non praticando alcuno sconto o promozioni, ma confidando in aerei pieni per la stagione dei viaggi.

Se così non fosse, il governo sarà costretto a mettere mano ancora una volta al portafogli, quando già i contribuenti italiani hanno sborsato qualcosa come 8 miliardi di euro al lordo del prestito-ponte, lo 0,5% del pil, per salvare una compagnia fallita da anni.

 

 

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