Crisi acciaio, Cina segna un punto contro l’Europa: vicino lo status di mercato

Sull'acciaio si gioca la partita tra la UE e la Cina per il riconoscimento dello status di economia di mercato per Pechino. Ieri, un incontro potrebbe aver segnato un passo in avanti verso questa direzione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sull'acciaio si gioca la partita tra la UE e la Cina per il riconoscimento dello status di economia di mercato per Pechino. Ieri, un incontro potrebbe aver segnato un passo in avanti verso questa direzione.

Dopo un incontro tra il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente UE, Donald Tusk, e il premier cinese Li Keqiang sulla crisi dell’acciaio, i tre leader hanno deciso di creare un “working group”, un gruppo di lavoro congiunto per il monitoraggio della produzione di Pechino. Se a un primo impatto, potrebbe apparire uno sviluppo positivo per l’Europa, l’accordo di ieri rappresenta, al contrario, un primo tassello, teso ad aggirare l’opposizione del Parlamento di Strasburgo al riconoscimento della Cina come “economia di mercato”. Lo status, se fosse assegnato da Bruxelles a Pechino a 15 anni dall’ingresso di quest’ultima nel WTO, renderebbe molto più complicato per le imprese europee portare avanti azioni giudiziarie davanti all’Organizzazione del Commercio Mondiale per presunti casi di dumping cinese.

L’acciaio divide da mesi il governo cinese dal resto del pianeta. La Cina produce circa la metà del fabbisogno mondiale, ma nel 2015 ha registrato un eccesso di offerta di circa 340 milioni di tonnellate, pari a un terzo del totale del paese. Anziché ridurre la produzione, essendo molte società siderurgiche controllate dallo stato o da esso sovvenzionate, queste hanno semplicemente dirottato all’estero i loro eccessi, tanto che le esportazioni in Europa nel primo trimestre sono esplose del 28%, colpendo i prezzi del 30% e mettendo a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro nel Vecchio Continente.

Acciaio Cina, scontro anche con USA

La Brexit dovrebbe indebolire, in teoria, la posizione negoziale della Cina verso la UE, dato che il Regno Unito è stato ad oggi il paese maggiormente favorevole al riconoscimento dello status di economia di mercato per Pechino. Tuttavia, non pare che le cose stiano andando in questa direzione, anche perché la Germania ha l’esigenza di espandere i suoi sbocchi commerciali nel Dragone asiatico, offrendogli in cambio il pieno accesso al mercato europeo. Il contentino di queste ore sul monitoraggio congiunto sarebbe la mano tesa di Pechino agli europei, in cambio di un favore ben più sostanzioso nei prossimi mesi.

Keqiang ha cercato di rassicurare i vertici europei, ricordando loro che il 90% della produzione cinese è rivolta al mercato interno. Sarà, ma gli USA hanno negli ultimi mesi innalzato le barriere commerciali contro l’acciaio di Pechino, imponendo dazi del 256% a dicembre e di un altro 241% contro quello anti-corrosivo a maggio.

 

 

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Argomenti: Crisi Eurozona, Economia Europa, Economie Asia, Rallentamento dell'economia cinese