Economia USA trainata dai consumi, ma Trump stia attento ai debiti delle famiglie

Le famiglie americane sembrano fiduciose dell'arrivo alla presidenza di Donald Trump, ma hanno un problema con la carta di credito: è in rosso quasi quanto nel 2008.

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Le famiglie americane sembrano fiduciose dell'arrivo alla presidenza di Donald Trump, ma hanno un problema con la carta di credito: è in rosso quasi quanto nel 2008.

Mancano pochi giorni all’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca. Il 45-esimo presidente USA eredita un’economia americana apparentemente in gran forma, se è vero che il tasso di disoccupazione si attesta orma a poco sopra il 4,5% e che per quanto la crescita del pil sia più bassa del suo potenziale, resta superiore a quella mediamente riscontrata tra le altre economie avanzate del pianeta. I consumi rappresentano il 70% di questo pil, anche se negli ultimi tempi languono. Eppure, la fiducia tra le famiglie a gennaio è balzata ai massimi da circa due anni, segnalando che tra gli americani si sarebbero diffuse aspettative imponenti sulle politiche del prossimo inquilino alla Casa Bianca. (Leggi anche: Debito USA a $ 20.000 miliardi: +88% nell’era Obama)

In effetti, Trump ha promesso ingenti tagli alle tasse e spese per infrastrutture fino a 1.000 miliardi in 4 anni, mentre via Twitter ha iniziato ad avvertire le società USA di porre fine alle delocalizzazioni, rischiando altrimenti dazi sui prodotti che rivenderebbero in territorio americano. E’ quanto chiedevano i lavoratori della Rush Belt, quegli stati, che dal Michigan al Wisconsin, passando per l’Ohio, gli hanno consentito una netta vittoria sulla rivale democratica.

Debiti delle famiglie americane tornati ai livelli pre-crisi

Alla fine del 2016, però, l’indebitamento delle famiglie americane ha superato i livelli del 2008, quando è esplosa la potente crisi finanziaria, che si è trasformata in economica e che dagli USA si è propagata nel resto del mondo. Quella crisi nacque da un eccesso di debiti e, in particolare, sui mutui subprime, così chiamati, perché erogati a famiglie senza un granché di requisiti. (Leggi anche: Ripresa USA drogata da debiti subprime)

Allora ciascun americano risultava mediamente indebitato con la carta di credito per 7.415 dollari, il massimo di sempre. Oggi, l’importo è sceso a 5.950 dollari, anche se rapportando il debito ai soli americani con carte di credito in rosso, l’importo medio sale a 16.061 dollari, non molto lontano dall’apice di 16.912 dollari del 2008.

 

 

 

 

Debiti famiglie USA saliti con la ripresa

Ciò che deve far riflettere è che con la ripresa dell’economia USA, è tornato a crescere anche questa forma di indebitamento, che segnala come le famiglie americane finanzierebbero parte dei loro consumi andando in rosso con la banca. Non proprio un atteggiamento saggio, anche perché è costato in media 1.292 dollari nel 2016, oltre 100 dollari al mese, per pagare solo gli interessi sulle carte di credito, che si aggirano al 18,76%.

In tutto, questi debiti sono arrivati alla somma di 747 miliardi, a cui dobbiamo aggiungere 8.350 miliardi di mutui, 1.280 miliardi di prestiti agli studenti (tema molto sensibile negli USA; praticamente, in molti li considerano ormai a fondo perduto) e 1.140 miliardi per i prestiti auto. Complessivamente, i debiti delle famiglie erano pari a 12.350 miliardi al 30 settembre scorso, ma attesi già a 12.500 miliardi al 31 dicembre passato. (Leggi anche: Economia americana, il bilancio di Obama)

Redditi cresciuti meno dei prezzi

Rispetto al 2008, quando erano oltre il 95% del pil, adesso risultano diminuiti a meno del 79%, una percentuale non altissima, anche prendendo a riferimento le altre economie OCSE. Insomma, gli americani si sarebbero un po’ sdebitati negli ultimi anni, o meglio, avrebbero smesso di accumulare debiti su debiti.

Ma non tutto va così bene. Secondo NerdWallet, dal 2003 al 2016, il costo della vita negli USA è cresciuto del 30%, mentre i redditi medi del 28%. Ma alcune spese cd “obbligate” sono cresciute anche di più: del 57% quelle mediche, del 36% per il cibo, del 32% per la casa.

 

 

 

 

Tassi USA in rialzo sono un guaio per le famiglie indebitate

Perché è importante che Trump non sproni i consumi con un ritorno all’indebitamento delle famiglie, ma punti più a stimolare i redditi? Perché siamo in una fase rialzista dei tassi USA e, quindi, la montagna di debiti accumulati dalle famiglie tenderà, almeno in parte, a salire automaticamente, anche senza far nulla. Chi ha un mutuo a tasso fisso non risentirà della benché minima variazione, ma chi ne ha uno a tasso variabile sì, così come, in particolare, potrebbero essere dolori per i titolari delle carte di credito, i cui tassi sono già altissimi e che sarebbero ancora più gravati dal loro aumento. (Leggi anche: Come Trump ha cambiate le prospettive economiche per il 2017)

Sempre secondo le proiezioni di NerdWallet, da qui alla fine del 2020, i debiti delle famiglie americane aumenterebbero del 13%, ovvero al ritmo del 3,1% all’anno. Non si tratta di una percentuale allarmante, ma sarebbe opportuno che crescesse con maggiore velocità il pil nominale USA. Tenuto conto del target d’inflazione al 2% della Federal Reserve, ciò implicherebbe una crescita dell’economia di appena l’1%, certamente alla portata dell’America, abituata in passato a crescere anche del 3-4% all’anno, sperando, però, che non intervenga una recessione nei prossimi trimestri ed anni.

 

 

 

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