Crescita Pil: Italia fanalino di coda, ecco il Paese Ue più forte

L'Italia si trova ancora sotto ai livelli pre-crisi mentre la Spagna dal 2013 ad oggi è cresciuta del 2,8 per cento.

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L'Italia si trova ancora sotto ai livelli pre-crisi mentre la Spagna dal 2013 ad oggi è cresciuta del 2,8 per cento.

Nella giornata di ieri, i telegiornali hanno ripreso la notizia rilanciata dall’Istat, secondo cui il Pil italiano è in crescita del 1,4 per cento nel 2017. Si tratta del rialzo più deciso da 7 anni a questa parte. Il governo Gentiloni e il Partito democratico hanno rivendicato il traguardo raggiunto dall’Italia, anche se il segretario del Pd, Matteo Renzi, ci ha tenuto a sottolineare che in realtà quanto fatto ancora non è sufficiente. Insomma, il concetto di politica dei piccoli passi torna costantemente nella retorica renziana, scelta adottata per affrontare una durissima campagna elettorale, che vede il Partito democratico partire dietro il Centrodestra e il Movimento 5 Stelle.

L’analisi del Sole24Ore

Un’attenta analisi de IlSole24Ore racconta però un’altra verità. Anche se è vero che il dato di crescita su base annua del Pil sia il migliore da 7 anni a questa parte, è anche vero che l’Italia si trova ancora sotto ai livelli pre-crisi, quando faceva registrare un Pil pari a 1.678 miliardi di euro (anno 2007). Il cammino dell’Italia è stato lungo e faticoso. Dal 2013 a oggi, calcola IlSole24Ore, la crescita su base annua si attesta intorno allo 0,9 per cento. Cifre ben lontane da quelle fatte registrare, ad esempio, dalla Germania, che dal 2010 ad oggi è cresciuta dell’1,8 per cento ogni anno. A velocità doppia, dunque.

La Spagna batte tutti

A sorpresa, però, non è la Germania a essere il Paese ad avere avuto una crescita maggiore di Pil in questi ultimi anni. Infatti, a battere tutti ci ha pensato la Spagna, che dal 2013 ad oggi è cresciuto del 2,8 per cento in media ogni anno, triplicando di fatto il dato dell’economia italiana. Gli unici Paesi dell’Unione Europea a restare ancora sotto i livelli pre-crisi sono Grecia, Portogallo, Cipro e Finlandia.

I conti, dunque, continuano a non tornare per il Bel Paese.

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