Crescita mondiale “debole e precaria”, soffia forte il vento no-global

La crescita dell'economia mondiale è insoddisfacente per l'FMI, che intravede il rischio di pulsioni protezionistiche crescenti e che danneggino la ripresa giù debole.

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La crescita dell'economia mondiale è insoddisfacente per l'FMI, che intravede il rischio di pulsioni protezionistiche crescenti e che danneggino la ripresa giù debole.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha diffuso ieri le stime sulla crescita mondiale, attesa al 3,1% quest’anno, il tasso più alto dal 2010. Le cose dovrebbero andare un po’ meglio l’anno prossimo, quando il pil dovrebbe accelerare al +3,4%. Ma l’istituto di Washington non ci gira largo e definisce la ripresa economica in corso nel pianeta “debole e precaria”. Il colpo più duro sarebbe accusato dagli USA, la cui crescita viene tagliata dal 2,2% precedentemente atteso all’1,6%. Viceversa, le previsioni si fanno leggermente migliori per l’Eurozona, che nel complesso dovrebbe crescere dell’1,7%, lo 0,3% in meno del 2015, ma +0,1% rispetto alle previsioni di luglio.

Ricette no-global avanzano

Nella sua analisi, l’FMI non si mostra ottimista e il capo-economista Maurice Obstfeld ammette che nel mondo sarebbe spirando un forte vento no-global, ovvero contrario al commercio mondiale, a causa dei benefici spesso concentrati nelle mani di pochi, che creano malcontento.

In linea con quanto aveva avvertito il giorno prima l’agenzia di rating Fitch, anche l’FMI vede nell’ascesa dei movimenti contrari alla globalizzazione economica e favorevoli al protezionismo un rischio per l’economia mondiale, che si tradurrebbe in una stagnazione delle economie avanzate, in un rallentamento turbolento della Cina e in una stretta creditizia per i paesi emergenti. (Leggi anche: Stime crescita, Fitch avverte: rischi da populismo M5S)

Preoccupazioni per UE e USA

L’avvertimento, nemmeno tanto nascosto, è rivolto nei confronti del crescente euro-scetticismo nella UE, fresca di referendum sulla Brexit e dove svariati movimenti di destra e sinistra raccolgono consensi su piattaforme politiche ostili all’integrazione economica con gli altri paesi. Ma le stesse considerazioni si hanno nei confronti dei candidati alla presidenza USA, Donald Trump e Hillary Clinton, entrambi contrari alla firma dell’accordo di libero scambio tra l’America e gli altri 11 paesi del Pacifico, firmatari un anno fa del TPP.

L’istituto di Washington teme che anche presso le economie più avanzate del mondo attecchiscano pratiche contrarie al commercio mondiale, che richiudano ciascun paese in una dimensione economica sempre più nazionale, ma con la conseguenza di danneggiare ulteriormente la già bassa crescita globale. (Leggi anche: Commercio mondiale, rischio protezionismo avanza)

 

 

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