Crescita italiana resta la più bassa, doppiata persino dal Portogallo

Crescita economica in accelerazione in Italia, ma la cattiva notizia è che restiamo gli ultimi in Europa, superati (e di molto) dalla Spagna e persino dal Portogallo. E dire che forse il meglio sta per finire.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crescita economica in accelerazione in Italia, ma la cattiva notizia è che restiamo gli ultimi in Europa, superati (e di molto) dalla Spagna e persino dal Portogallo. E dire che forse il meglio sta per finire.

E’ notizia di qualche giorno fa che la Banca d’Italia ha innalzato le stime di crescita per l’economia italiana al +1,4% nel 2017, al +1,3% nel 2018 e al +1,2% nel 2019. All’inizio dell’anno, Palazzo Koch aveva previsto un +0,9% per l’anno in corso e un +1,1% per il biennio prossimo. Prospettive migliorate, insomma, che se fossero confermate, esiterebbero la migliore performance del pil tricolore nell’ultimo decennio. Intendiamoci, crescere dell’1,3-1,4% non sarà un boom economico, anche perché nel resto dell’Eurozona le cose andranno meglio e l’Italia continuerebbe a confermarsi la Cenerentola del Vecchio Continente. Certo, rincuora rivedere finalmente quota 1%, essendoci quasi rassegnati a misurare la nostra crescita in termini di zero virgola. (Leggi anche: Crescita italiana ferma da 15 anni, Confindustria)

Nessun trionfalismo, però, perché le stesse stime di Bankitalia vedono un rallentamento dell’economia italiana nell’arco del triennio, quasi come se il balzo di quest’anno dal +0,8% del 2016 fosse dovuto più a fattori contingenti che non strutturali. E si consideri che l’accelerazione avverrebbe in condizioni esterne ancora ottimali, ovvero con tassi azzerati, basse quotazioni del petrolio e cambio euro-dollaro pur sempre contenuto, per quanto in ripresa del 10% quest’anno.

La crescita economica dell’Italia appare ancora più asfittica, se si prendono in considerazione i dati delle altre economie europee. Il Fondo Monetario Internazionale ha da poco alzato le stime sulla Spagna per quest’anno dal +2,6% al +3,1%, ma ha parlato apertamente di performance possibilmente ancora migliore di quella attesa. E sempre l’istituto di Washington vede parecchio meglio sul Portogallo, dove il pil quest’anno dovrebbe crescere del 2,5%. Ieri, la Commissione europea ha omaggiato Lisbona per i risultati “impressionanti” mostrati in tema di crescita, che anch’essa vede attestarsi “almeno al 2,5%”, in decisa accelerazione dal +1,4% del 2016.

Confronto spiazzante con Portogallo e Spagna

Bastano questi numeri per capire in quale posizione è relegata ancora l’Italia. Nel biennio 2016-2017, se fossero vere le previsioni sopra esposte, il Portogallo risulterà cresciuto del 3,9%, la Spagna del 6,4% e l’Italia del 2,2%. In un recente articolo vi abbiamo mostrato come il nostro paese sia stato quello ad avere registrato i miglioramenti più scarsi sul fronte dell’occupazione nell’ultimo anno, con Lisbona ad avere ridotto la percentuale dei senza lavoro dal 13,9% al 10,1%, Madrid dal 24,5% al 18,8% e Roma dall’11,6% all’11,3%. (Leggi anche: L’imbarazzante ripresa del lavoro in Italia in due grafici)

Normale che i progressi siano scarsi in fatto di creazione di nuovi posti di lavoro con una crescita oscillante intorno all’1%. E il timore è che la finestra temporale positiva per agganciare la ripresa si stia persino chiudendo. Gli effetti dell’apprezzamento del cambio e del rialzo progressivo dei tassi li noteremo solo dall’anno prossimo in poi, quando la bilancia commerciale avrà assorbito i nuovi livelli dell’euro e i consumi interni risentiranno dell’aumento del costo del denaro sui mercati, anticipando quello formalmente avviato dalla BCE dalla seconda metà del 2018, con ogni probabilità.

Dopo tutto, l’economia di un paese è composta da consumi interni, esportazioni nette, spesa pubblica e investimenti. Il rialzo dei tassi tende a colpire consumi e investimenti, erodendo anche i margini a disposizione del governo per i conti pubblici, innalzando il costo di rifinanziamento del debito. Il rafforzamento del cambio, invece, impatterebbe negativamente sulle esportazioni, che nel 2016 sono state di oltre il 3% del pil più alte rispetto alle importazioni, contribuendo in maniera determinante a garantirci la pur bassa crescita. E senza nemmeno voler citare il poco rassicurante quadro politico interno che avremmo di fronte da qui a 10 mesi.

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia

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