Crescita: Italia ultima in classifica, risanamento fermo e distanze con Eurozona aumentano

L'Italia non mostra segnali di miglioramento, resta cenerentola nell'Eurozona per la crescita e conti pubblici in peggioramento.

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L'Italia non mostra segnali di miglioramento, resta cenerentola nell'Eurozona per la crescita e conti pubblici in peggioramento.

La ripresa nell’Eurozona resta solida, per quanto non eccelsa, ma i numeri della Commissione europea per il triennio 2016-2018 indicano che l’outlook economico per l’area è positivo. Se il pil è aumentato nel 2016 dell’1,8%, quest’anno dovrebbe registrare solo un lieve rallentamento al +1,7%, per tornare a crescere dell’1,8% tra un anno. Tuttavia, l’Italia resta il malato dell’unione monetaria, se è vero che per il triennio considerato, la sua crescita risulterebbe la più bassa dell’area: +0,9% nel 2016 e anche per quest’anno, accelerazione al +1,1% nel 2018. Fatto 100 il pil nel 2015, l’Eurozona tra due anni sarà salita a 105,5 e l’Italia a meno di 103. In altre parole, le distanze tra la nostra economia e il resto dei paesi che hanno l’euro come moneta nazionale aumentano.

E già dal 2007 al 2016, tra Eurozona e Italia vi è stata una divergenza, pari a quasi nove punti percentuali. L’unione monetaria è cresciuta nel complesso, infatti, di poco più del 2%, mentre l’Italia è arretrata di circa il 6,6% nello stesso arco di tempo. (Leggi anche: Debito pubblico record e crescita più bassa d’Europa)

Male i conti pubblici italiani

Le cattive notizie non si fermano qui. Per quanto rispetto a febbraio, le stime della Commissione sul deficit siano state riviste leggermente in miglioramento, il disavanzo fiscale atteso per quest’anno è del 2,2% dal 2,4% dello scorso anno e del 2,3% per l’anno prossimo, con Bruxelles a notare un “lieve deterioramento” per il deficit strutturale, ovvero al netto delle misure una tantum. Il rapporto debito/pil non è destinato a scendere nel breve periodo, anzi è atteso crescere al 133,1% per quest’anno dal 132,6% del 2016, scendendo solo al 132,5% tra un anno.

Nel 2016, il paese dell’Eurozona più deludente in fatto di crescita è stata la Grecia con una variazione nulla del pil, mentre poco meglio di noi hanno fatto la Francia e il Belgio con un +1,2%.

Per quest’anno, il secondo peggiore sarà la Finlandia con il +1,3% stimato e nel 2018 il Portogallo con il +1,6%. (Leggi anche: Economia italiana, condannati alla bassa crescita)

Divergenza strutturale con l’Eurozona

Questi dati ci segnalano un’assenza di divergenza tra economia italiana e quella dell’area monetaria di appartenenza. Semmai, come dimostra perfettamente il grafico dell’articolo e relativo agli anni 2008-2015 (manca il 2016, di cui la Commissione ci ha proposto le cifre formali solo oggi), l’Italia segue a rimorchio le dinamiche dell’Eurozona, ma in misura minore, quando si tratta di un andamento positivo, più marcato, quando si ha una contrazione economica. (Leggi anche: Economia italiana o aggancia ripresa ora o perde il treno)

 

 

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