Crescita Italia resta ferma: giù l’industria e anche nel terzo trimestre è crisi

La crescita in Italia è ferma. Nemmeno la stima definitiva dell'Istat cambia il quadro. L'ottimismo del governo Renzi si scontra con i numeri.

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La crescita in Italia è ferma. Nemmeno la stima definitiva dell'Istat cambia il quadro. L'ottimismo del governo Renzi si scontra con i numeri.

L’Istat non ha assecondate l’ottimismo del premier Matteo Renzi, che ieri aveva esternato le sue attese positive sulla revisione al rialzo della stima definitiva sul pil nel secondo trimestre, guardando alla crescita dei servizi dell’1%. Invece, stamattina è arrivata la doccia fredda: la variazione congiunturale è rimasta nulla nel periodo aprile-giugno, mentre la crescita su base annua è stata rivista al +0,8% dal +0,7% della stima preliminare e quella acquisita nel primo semestre sale allo 0,7% rispetto allo 0,6% sinora stimato.

Le esportazioni nette hanno contribuito positivamente all’aumento del pil per lo 0,2%, mentre la domanda nazionale ha esitato nel suo complesso un -0,1% (nullo il contributo dei consumi delle famiglie e delle istituzioni private, -0,1% per la Pubblica Amministrazione) e così anche gli investimenti fissi lordi.

Pil Italia, le componenti

Sul piano settoriale, l’agricoltura ha mostrato un contributo positivo dello 0,5%, i servizi dello 0,2%, ma l’industria ha registrato un tonfo dello 0,6%.

Con questi numeri, sarà un miraggio arrivare a una crescita del +1,2% attesa dal governo ufficialmente con la revisione del Def della primavera scorsa. I segnali non sono positivi nemmeno per il terzo trimestre, quando è vero che il turismo dovrebbe spingere un po’ il dato generale, grazie al boom di presenze durante la stagione estiva, ma è altrettanto indubbia la situazione avversa sul fronte dell’industria.

 

 

 

Crescita Italia al palo

In attesa dei dati di luglio, sappiamo che la produzione industriale a giugno è diminuita dello 0,4% mensile e dell’1% annuo, segnando il calo peggiore dall’inizio del 2015, così come ad agosto si è registrato la seconda riduzione mensile consecutiva dell’indice Pmi manifatturiero, ovvero riguardante un comparto, che vale il 19% del nostro pil.

Si è passati dai 53,5 punti di giugno, che rispecchiavano un’attività in piena espansione, ai 49,8 del mese passato, segnalando una lieve recessione.

Il governo ha già parlato ieri di una crescita all’1%, anche se la seconda revisione al ribasso non è ufficiale. Se andrà bene, invece, dovremmo accontentarci del +0,8% acquisito per il 2016, in linea con l’asfittica ripresina dello scorso anno, sempre che il pil riuscirà a non cedere nei prossimi due trimestri. Il rischio, invece, è proprio questo, che l’economia italiana abbia esaurito la già debole spinta propulsiva proveniente sia dalla domanda estera che dall’arresto della caduta dei consumi interni.

 

 

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