No, l’Italia quest’anno non farà meglio della Germania: la smentita arriva dai dati sul PIL

La crescita economica nel 2021 sarà robusta dopo il tonfo del 2020 per via della pandemia. Ma l'Italia non si distinguerà affatto in positivo.

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Stime di crescita del PIL italiano

Le stime primaverile sulla crescita economica nell’Unione Europea fanno leggermente sorridere l’Italia. Rispetto alle precedenti, si mostrano decisamente più ottimiste. E, soprattutto, il nostro Paese una volta tanto non è la Cenerentola del Vecchio Continente. Il nostro PIL segnerebbe un aumento del 4,2% quest’anno, perfettamente in linea con il dato medio UE. Appena più alto il dato per l’Eurozona, previsto del 4,3%.

Per l’anno prossimo, la crescita economica nel Bel Paese accelererebbe al 4,4%, anche in questo caso in linea sia con il dato UE che con quello dell’Eurozona. Meglio di noi faranno Spagna e Francia, rispettivamente attese a +5,9% e +5,7% nel 2021. Peggio la Germania, con il 3,4%. Si direbbe che l’Italia stia tra le grandi e davanti ai tedeschi, come stoltamente hanno scritto i giornali in questi giorni. Ma la realtà è ben diversa e, a conti fatti, i numeri appaiono tutt’altro che ottimistici circa le condizioni della nostra economia nel breve e medio periodo.

E’ vero che la crescita economica italiana supererà quella tedesca nel 2021, ma parte da un crollo molto più marcato nel 2020. Il PIL tricolore è sceso di ben 8,9 punti percentuali con il Covid, mentre quello tedesco di appena il 4,9%. Ne consegue che la Germania debba recuperare di gran lunga minori perdite rispetto all’Italia, da cui il minore rimbalzo atteso per quest’anno. Peggio di noi nel 2020 ha fatto la Spagna con un crollo del 10,8%. Non è un caso che sia anche il paese a registrare il tasso di crescita più alto atteso per l’anno in corso.

La crescita economica non cancella la pandemia

Mettendo insieme i dati sul PIL del 2020 e quelli stimati per quest’anno e fatto 100 il PIL pre-Covid di fine 2019, ecco quale sarebbe la situazione a fine 2021.

  • ITALIA          -8,9% +4,2% = 94,9
  • GERMANIA    -4,9% +3,4% = 98,3
  • FRANCIA       -8,2% +5,7% = 97
  • SPAGNA        -10,8%+5,9% = 94,5
  • UE                -6,2% +4,2% = 97,7

In sostanza, l’economia italiana avrebbe ancora da recuperare altri 5 punti di PIL e verosimilmente non sarà in grado di farlo neppure entro la fine dell’anno prossimo. La Germania, invece, già nel corso del 2022 sarebbe capace di tornare ai livelli pre-Covid, cancellando il crollo accusato dalla pandemia. A metà strada tra noi e i tedeschi la Francia, la quale anch’essa potrebbe recuperare le perdite entro l’anno prossimo. E lo stesso dicasi nel complesso per la UE. Invece, la Spagna sarebbe l’unico altro caso tra le grandi economie a restare sotto i livelli pre-Covid nel 2022, sebbene chiaramente una cosa sono le previsioni, un’altra la realtà a consuntivo.

Ora, se già questo ci fa capire che l’Italia uscirebbe dalla crisi in ritardo rispetto ai principali competitor europei, siamo costretti a spargere sale sulle ferite. Già prima del Covid, il nostro era stato l’unico grande Paese al mondo a non essere stato in grado di tornare ai livelli reali di ricchezza del 2007, ultimo anno prima della crisi finanziaria globale. Il nostro bilancio a fine 2019 era a -4%. Questo significa che al 31 dicembre 2022, fatte salve le stime della Commissione, il nostro PIL sarebbe di circa 5 punti sotto i livelli del 2007. E poiché, successivamente al rimbalzo delle economie dopo la pandemia, i tassi di crescita economica verosimilmente si riporteranno ai ritmi pre-Covid, per l’Italia si rischia di arrivare a fine decennio con una ricchezza reale praticamente uguale a oltre 20 anni prima.

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