Il Def “geniale” di Padoan: meno crescita, false privatizzazioni e conti col trucco

L'economia italiana resta condannata alla crescita dell'1%. Lo prevede lo stesso governo Gentiloni, che ha nel complesso tagliato le stime dello 0,4% per il triennio 2017-'19. E i conti pubblici sono tutt'altro che al sicuro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia italiana resta condannata alla crescita dell'1%. Lo prevede lo stesso governo Gentiloni, che ha nel complesso tagliato le stime dello 0,4% per il triennio 2017-'19. E i conti pubblici sono tutt'altro che al sicuro.

Il Documento di economia e finanza del governo Gentiloni prende forma e si mostra incolore come chi lo ha scritto. E’ il quarto anno per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ma il primo da premier per Paolo Gentiloni. Obiettivo: recuperare i 3,4 miliardi necessari per abbassare il rapporto deficit dello 0,2%, come imposto dalla Commissione europea. Ma la manovrina di primavera viene dissimulata da un insieme di misure, che hanno il senso di addolcire agli italiani la pillola dell’aggiustamento dei conti pubblici.

Iniziamo proprio dalla manovra: 1,4 miliardi saranno reperiti dalla stretta contro l’elusione e l’evasione dell’IVA, oltre che dalla possibile riapertura dei termini per la “rottamazione” delle cartelle esattoriali per quanti non ne abbiano potuto godere ad oggi. Si parla del rafforzamento del meccanismo dello “split payment”, ovvero i pagamenti effettuati dalla Pubblica Amministrazione anche verso società pubbliche, quotate comprese, avverranno al netto dell’IVA, che sarà trattenuta direttamente dallo stato. E la compensazione dei crediti fiscali senza visto viene resa possibile dagli attuali 15.000 euro di soglia massima a 5.000 euro, mentre si ragiona sull’innalzamento da 20.000 euro, come qualche anno fa, a 50.000 euro o senza limiti per la sanatoria delle cartelle esattoriali. Altri 300 milioni arriverebbero dall’aumento delle imposte sulle slot machine (+1%) e forse altre entrate potrebbero arrivare dalle accise sui tabacchi, voce non confermata. (Leggi anche: L’immobilismo del debole Padoan paralizza la già ferma Italia)

Meno privatizzazioni e quasi certamente più tasse

Per contro, l’incasso previsto dalle privatizzazioni scende dello 0,2% allo 0,3% del pil, mentre verrebbe consentito ai Comuni di assumere personale dipendente per una percentuale del 75% di quello in uscita, elevata dall’attuale 25%. Servono, poi, 2,8 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti nel Pubblico Impiego, pari a un aumento medio mensile di 85 euro.

Parlando in conferenza stampa, ieri sera il premier ha parlato di “conti pubblici in ordine senza alzare le tasse”. E’ evidente la disconnessione dalla realtà, che tende a colpire qualsivoglia inquilino di Palazzo Chigi sin da subito dopo il suo ingresso. Di aumenti delle tasse in vista ve ne sono e di conti pubblici in ordine non si ha notizia, se è vero che restiamo in attesa da un decennio del primo calo del rapporto debito /pil, che se quest’anno avverrà, secondo le stime di Padoan lo sarà solo dello 0,1% al 132,5%. (Leggi anche: Ripresa Italia e deficit, i numeri di Padoan non convincono nemmeno la UE)

Crescita economia italiana tagliata dello 0,4% in 3 anni

Tornando al Def, i media si sono concentrati sull’aumento delle stime di crescita del pil per l’anno in corso dal +1% al +1,1%, “grazie al contributo degli investimenti” messi in campo dal governo. Iniziamo col dire che le previsioni dei governi italiani, specie di quelli in cui compare Padoan, sono storicamente poco o affatto attendibili. Nell’ottobre del 2015, il ministro aveva previsto una crescita economia dell’1,6% per l’anno successivo, mentre ci siamo fermati allo 0,9%. Era stata anche stimata un’inflazione all’1%, quando il 2016 è stato il primo anno di deflazione (-0,1%) per l’Italia dal 1959.

Lasciamo, quindi, che Padoan snoccioli tutti i numeri che ritiene, sulla sua credibilità abbiamo ampiamente discusso nei mesi scorsi. Resta il ministro del “quest’anno il debito scenderà in rapporto al pil” sin dal 2014. Quello che in pochi giornali hanno notato è, invece, che le stime di crescita siano state tagliate e pure non di poco per l’anno prossimo, passando dal +1,3% al +1%, stesso dato atteso per il 2019 dal +1,2%. In pratica, nel triennio 2017-2019, l’economia italiana è attesa crescere dallo stesso ministro noto per il rigonfiamento dei dati dello 0,4% cumulato in meno rispetto alle stime precedenti. Altro che accelerazione della ripresa, siamo dinnanzi a una condanna alla stagnazione, perché di questo si tratterebbe. (Leggi anche: Economia italiana, condannati alla bassa crescita)

Le false privatizzazioni di Gentiloni-Padoan

E sul magheggio contabile, non possiamo non citare le privatizzazioni. Padoan pensa di vararne per una ventina di miliardi di euro in 3 anni, ma tramite la Cassa depositi e prestiti, che è un ente controllato dal Tesoro. In altre parole, quote di Poste Italiane, Enel, Eni, Leonardo ed Enav sarebbero cedute allo stesso stato, simulando una falsa vendita a soggetti privati. Cdp come la nuova Iri 2.0, insomma.

Per concludere, nulla si sa su come si arrivi alla cifra dei 3,4 miliardi, visto che ad oggi ne è stata reperita la metà. I tagli alla spesa pubblica ci saranno, così come qualche ritocco alle tasse, magari in forma della solita lotta all’evasione. Nulla ci ha spiegato la coppia Gentiloni-Padoan – ma non era, in effetti, ancora questa la sede – su come s’intende disattivare le clausole di salvaguardia da 20 miliardi nel solo 2018, scattando le quali l’IVA massima esploderebbe al 25% e quella intermedia al 13%. Volenti o nolenti, il deficit nel 2018 dovrà scendere dal 2% atteso per quest’anno all’1,2%. Il taglio delle stime di crescita del governo per il biennio prossimo incorporerebbe proprio la l’impatto negativo atteso sull’economia di eventuali maxi-aumenti delle imposte e/o di tagli poderosi alla spesa pubblica. Se è così, altro che 1%; sarebbe un miracolo già schivare la recessione. (Leggi anche: Ecco i disastri del ministro dell’Economia)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia