Crescita economica e fattore Grillo: la paura dell’M5S è fondata?

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo spaventa i mercati. Ma ce n'è davvero ragione?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo spaventa i mercati. Ma ce n'è davvero ragione?

I mercati finanziari di tutto il pianeta s’interrogano sugli effetti di un’eventuale vittoria del “no” al referendum costituzionale di novembre o inizio dicembre, perché porrebbe probabilmente fine all’esperienza del governo Renzi, aprendo una fase politica incerta. L’instabilità è una costante della vita politica italiana, ma stavolta fa più paura di altre, perché al potere potrebbe arrivare il Movimento 5 Stelle, mai testato prima sul piano nazionale e le cui idee programmatiche sono in parte ignote agli investitori.

Dei “grillini” si sa che nel caso vincessero le elezioni politiche, convocherebbero un referendum consultivo sull’appartenenza dell’Italia all’Eurozona. Tanto basta per fare scattare l’allarme tra gli ambienti finanziari, perché se un evento simile accadesse, sarebbe a rischio non solo la permanenza del nostro paese nell’Eurozona, ma la stessa sopravvivenza della moneta unica.

Referendum euro, alcune precisazioni

Sulla consultazione dovremmo chiarire un paio di aspetti: non avrebbe valore vincolante e lo stesso M5S non fornirebbe alcuna indicazione di voto, essendo al suo interno diviso su quale posizione assumere. Infine, stando almeno ai sondaggi attuali, la netta maggioranza degli italiani sceglierebbe di restare nell’euro.

Il referendum in sé non dovrebbe essere la reale fonte di preoccupazione per i mercati. Semmai, sarebbe l’indeterminatezza del programma economico dei grillini sull’economia a dover suscitare più di un’apprensione. Una volta al governo, sarebbero in grado di scontentare una fetta non indifferente del loro elettorato con necessari tagli alla spesa pubblica o contenendo, in ogni caso, l’indebitamento?

Tra i vari punti del programma pentastellato vi sarebbe persino il taglio degli stipendi pubblici e/o il licenziamento dei dipendenti in esubero rispetto alle esigenze, una piattaforma considerabile molto ardita e di destra. Su altri punti, però, vi è meno chiarezza, specie sul piano fiscale: l’M5S vorrebbe più o meno tasse? E come finanzierebbe un eventuale piano di tagli?

 

 

 

M5S non è euro-scettico

La vera incognita riguarderebbe, però, il rapporto con la UE. I grillini sono profondamente anti-establishment e notoriamente ostili ai commissari europei, di cui non riconoscono la legittimità politico-istituzionale. Non si corre il rischio di rivivere in Italia un film simile a quello dei greci nel 2015, dopo la vittoria di Syriza?

Su una cosa dovremmo essere chiari: l’M5S non è una formazione euro-scettica nel senso letterale del termine; non mostra toni nazionalisti, né è contrario all’idea stessa di Europa, ma ne osteggia le politiche economiche, un po’ come Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e Fronte Nazionale in Francia. E’ un movimento anti-austerity, il ché pone un serio interrogativo su quale sarebbe la direzione che imprimerebbe alla nostra economia nel caso di vittoria: più spesa pubblica, anche infrangendo le regole fiscali europee? E anche al costo che l’Italia sia messa alla porta dal resto dell’Eurozona? Come affronterebbero, ad esempio, il capitolo spinosissimo in sé della crisi delle banche italiane?

Mercati temono paralisi politica

Le preoccupazioni di questi mesi sull’avanzata dei 5 Stelle appaiono, comunque, eccessive, se non altro, perché l’inesperienza dei suoi dirigenti (vedi caso Roma) non depone in favore dell’attesa di una loro lunga permanenza al governo, semmai ci arrivassero. Né sarebbero in grado, almeno allo stato attuale, di compiere scelte davvero “rivoluzionarie”, scontrandosi con altri apparati dello stato e le forze economiche e sociali del paese.

Senz’altro indubbio resta, però, lo scenario di una fase incerta, instabile, turbolenta, caratterizzata da un vuoto di governo, se i pentastellati ottenessero la maggioranza assoluta dei seggi alle prossime elezioni. Forse i mercati finanziari temono sostanzialmente questo, ovvero che l’Italia rischi per alcuni mesi o qualche anno di restare in balia di esponenti politici senza esperienza e senza capacità amministrativa, sopprimendo qualsiasi speranza di ripresa per la nostra economia, che al contrario urge di riforme strutturali e di scelte anche drastiche per rilanciare l’occupazione e il pil.

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia