Crescita e conti pubblici, Def: breve storia di una montagna di bugie rituali

La manovra di bilancio dell'Italia ogni anno la si scrive su un foglio pieno di numeri fasulli. Ecco perché i governi mentono e i commissari europei non sono più credibili sui conti pubblici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La manovra di bilancio dell'Italia ogni anno la si scrive su un foglio pieno di numeri fasulli. Ecco perché i governi mentono e i commissari europei non sono più credibili sui conti pubblici.

Il Documento di economia e finanza (Def) del governo Conte appare troppo “ottimistico” alla Commissione europea con riferimento alle cifre sulla crescita attesa del pil nel prossimo biennio. Il Tesoro prevede che l’Italia crescerà dell’1,5% l’anno prossimo e che acceleri dell’1,6% tra due anni. Se consideriamo che l’intera Eurozona stia rallentando probabilmente sotto il 2% già quest’anno, i numeri del Def effettivamente potrebbero essere troppo generosi. Poiché su di essi si costruiscono le manovre di bilancio sui conti pubblici, il rischio che il deficit salga persino sopra il limite del 2,4% fissato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, per il 2019 diventa concreto. Si consideri che per ogni punto percentuale di crescita, le entrate sarebbero stimabili in non meno dello 0,4% in più, data la pressione fiscale intorno al 43%. Pertanto, sovrastimare il pil equivale a gonfiare il gettito atteso nel rapporto di 4/10.

Alzare il deficit al 2,4% non è il vero problema, cosa farne preoccupa i mercati

La Commissione stima, ad esempio, che per l’anno prossimo l’Italia cresca dell’1,2%, migliorando le previsioni rispetto al +1,1% atteso a luglio. Le distanze tra Roma e Bruxelles, dunque, sono di 3 decimi di punto percentuale; non pochi, ma nemmeno così eclatanti, se guardiamo alle incongruenze tra stime contenute nella Nota di aggiornamento al Def a settembre di ogni anno e dati reali sulla crescita a consuntivo. Partiamo dal pil nel 2011: il governo Berlusconi, con Giulio Tremonti al Tesoro, lo aveva stimato in aumento dell’1,1% annuale, mentre si registrò un pallido +0,4%. In effetti, l’economia italiana tornava inaspettatamente in recessione nella seconda metà dell’anno per la seconda volta in 3 anni.

Def inattendibile di anno in anno

L’anno seguente, le cose andavano molto peggio. Il pil si contrasse del 2,5% sulla manovra “lacrime e sangue” del governo Monti per aggiustare i conti pubblici dopo l’impennata dello spread. Tuttavia, le previsioni dei governi Berlusconi-Monti nel 2011 parlavano di un calo dell’1,2%, più che dimezzato rispetto a quello realmente accusato dalla nostra economia. E il Professore per il 2013 aveva previsto un ritorno alla crescita per lo 0,5%; non solo non accadde, ma l’Italia continuò a retrocedere dell’1,9%. Non è finita. L’ottimismo contagia anche il governo Letta, che per il 2014 stima un +0,8%, mentre il pil continuò a contrarsi dello 0,4% quell’anno.

Finalmente, l’Italia torna a crescere solo nel 2015, pur lentamente. Il governo Renzi nel settembre 2014 aveva stimato prudentemente un aumento del pil dello 0,7%, poi rivisto al rialzo nella primavera successiva al +0,9%. La crescita effettiva fu dello 0,8%. E raggiante per essere riuscito a scacciare la crisi, il ministro Pier Carlo Padoan per il 2016 si sente sicuro: l’Italia correrà dell’1,6%! Si dovrà accontentare di uno striminzito +0,9%. Lo stesso ministro, presa la cantonata e sotto il premier Paolo Gentiloni, caratterialmente meno irruente e più sobrio del predecessore, si limita a prevedere un +1% per il 2017; ma stavolta arriva una sorpresa positiva, perché in scia alla inattesa accelerazione della crescita in tutta l’Eurozona, la nostra economia si espanderà dell’1,5%, il ritmo maggiore dell’ultimo decennio.

Prendendo spunto da questi dati, troviamo che nel settennato 2011-2017 le previsioni di crescita contenute nella Nota di aggiornamento al Def per l’anno seguente sono risultate mediamente sopravvalutate dello 0,8%. L’apice della discordanza tra stime e fatti si ebbe con riguardo all’anno 2013, l’unico per il quale le prime vennero effettuate dal governo dei “tecnici”, quelli che in teoria avrebbero dovuto distinguersi per competenza. Quale che sia il giudizio di ciascuno, non possiamo non notare quanto strampalate si siano dimostrate le loro previsioni macro, con la crescita economica sopravvalutata di ben 2,4 punti percentuali, il triplo della media del periodo esaminato. Nessuno allora, però, a Bruxelles osò affermare allora che trattavasi di una “deviazione senza precedenti” tra stime e dati reali.

Il senso delle previsioni gonfiate

Qualcuno si chiederà quale senso abbia strombazzare in Italia e all’estero previsioni farlocche. Invece, spesso l’ottimismo si rivela ossigeno per i governi in carica. Anzitutto, serve a garantire a chi i bilanci li deve approvare, come la Commissione europea, il rispetto dei target fissati per i conti pubblici. Se sostengo che farò 2 euro di deficit su un pil stimato pari a 100, potrò rassicurare sul fatto che il rapporto deficit pil nel dato anno sarà del 2% (2/100). Se, invece, a fronte dello stesso deficit, scrivessi nel Def che il pil fosse 99, il rapporto deficit/pil salirebbe di almeno lo 0,4%, visto che un punto in meno di pil corrisponde a un minore gettito dello 0,4%. Chiaramente, le bugie hanno le gambe corte. In effetti, già dai primi mesi dell’anno si capisce di solito verso quale direzione reale andrà il tasso di crescita del pil, al netto dell’andamento dell’inflazione. E allora, i commissari sono soliti richiamare il governo italiano (lo stesso accade per le altre capitali), chiedendogli una manovra correttiva dei conti pubblici, in base al pil e alle entrate rivisti al ribasso. Di solito, si apre una trattativa lunga settimane o mesi, che ha come esito una convergenza delle parti a metà strada: il governo rastrella qualche miliardo in più tra maggiori entrate e tagli alla spesa pubblica per colmare parte del gap tra previsioni e dati reali, mentre Bruxelles chiude un occhio sul target, consentendo a Roma di fissare quello sul deficit a un livello un po’ più alto di quanto concordato inizialmente.

Perché l’Europa di vede costretta a bocciare la manovra dell’Italia

Questa sceneggiata va avanti ogni anno nel corso della primavera e segue quella dell’ottimismo a settembre del governo, in fase di redazione del Def. Ora, se la Commissione davvero volesse, sgonfierebbe le previsioni di Roma all’istante, richiamandola alla serietà. Per la prima volta, lo sta facendo quest’anno con il governo Conte in carica, non fosse altro che per la voglia di sfruttare ogni argomentazione per smontare la “manovra del popolo”. La verità è che i Moscovici di turno non godono di alcuna credibilità per agitarci contro l’indice, avendo chiuso gli occhi in tutte le occasioni passate in cui avrebbero dovuto fiutare l’aria di truffa nelle stime macro fantasticate in Via XX Settembre. Se non avessero capito, sarebbe come ammettere la propria incompetenza. E il dubbio che siano un po’ in mala fede, un po’ incompetenti esiste. Da qui, un deficit sceso in misura impercettibile negli ultimi 6 anni, nonostante lo sbandierato risanamento dei conti, quando l’unico ad oggi ad averli realmente migliorati è stato Mario Draghi, azzerando i rendimenti sovrani.

La crescita nell’Eurozona rallenta e inguaia la manovra di bilancio dell’Italia di Conte

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia