Cresce debito famiglie e imprese italiane, ma in Europa restano virtuose

Le famiglie e le imprese italiane hanno visto crescere il loro debito dal 1995 ad oggi, anche se restano tra le più virtuose in Europa.

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Non è solo il debito pubblico degli stati dell’Eurozona a creare allarme. Dalla metà degli anni Novanta si registra una dinamica crescente anche per l’indebitamento privato, cioè delle imprese e delle famiglie. E’ quanto ci dicono i grafici pubblicati da Scenarieconomici.it.

Considerando gli attuali 28 membri della UE, scopriamo che nel 1995 il debito privato medio si attestava al 100% del pil, quando alla fine del 2012 era al 160%. Ovviamente, le differenze da paese a paese sono notevoli. Facciamo qualche esempio. A metà degli anni Novanta, le famiglie e le imprese italiane risultavano le meno indebitate (fatta eccezione per l’Est Europa), con una passività totale del 75% del pil. Oggi, pur restando tra i più virtuosi, la percentuale è salita al 125%. Meglio di noi fa la Germania, che vanta un indebitamento privato stabile rispetto a quasi 20 anni fa, pari a meno del 120% del pil. E anche l’Est Europa se la passa meglio, sotto questo punto di vista, ma la cosa valeva anche nel 1995 e il confronto con queste realtà non è possibile, perché parliamo di economie uscite da poco più di un ventennio da regimi pianificati.

L’Italia mostra dal 2008 ad oggi una tendenza alla stabilizzazione del debito privato sul pil. Ciò potrebbe essere dovuto a due spinte contrapposte: da un lato, imprese e famiglie riescono meno facilmente a ottenere credito dalle banche; dall’altro, la riduzione del pil (quasi il 9% dal 2007) tenderebbe ad innalzare il rapporto.

In Germania, invece, la tendenza è calante, mentre la dinamica peggiore risulta essere quella del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), dove si è passati da un debito privato/pil del 135% circa a uno vicino al 240% e con tendenza ulteriore alla crescita.

La Spagna, che era stata l’economia a mostrare il maggiore incremento del debito privato dal 1995 al 2009, è passata da un rapporto di quasi l’80% a uno attuale del 215%, in calo da quattro anni a questa parte dal picco raggiunto nel 2009.

Le cose non vanno tanto bene nemmeno in Francia, dove il debito delle famiglie e delle imprese era poco sopra il 100% del pil nel 1995, mentre oggi è schizzato a oltre il 160% e con tendenza a crescere.

Sembra sgonfiarsi, invece, il debito privato britannico, cresciuto nello stesso periodo dal 125% al 185%, ma dopo aver raggiunto il picco del 205% nel 2008, mostrando un trend calante.

Per quanto un confronto immediato richiederebbe un approfondimento non possibile per un articolo, è eloquente il grafico sull’andamento del costo nominale del lavoro per unità di prodotto, un indice opposto alla produttività del lavoro. Ebbene, fatto 100 per tutti il costo iniziale nel 2000, la Germania lo ha visto crescere a 112 nel 2013, il gruppo di Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda mediamente a 132, stesso livello a cui è giunto il gruppo composto da Francia, Benelux, Danimarca, Finlandia e Austria.

Guarda caso, proprio il paese ad avere mostrato negli anni un maggiore tasso di produttività del lavoro ha anche avuto una performance migliore del suo indebitamento privato. Le economie meno produttive, al contrario, hanno visto innalzare e, in alcuni casi, esplodere il rapporto tra debito privato e pil.

 

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