Credit crunch cinese, il Dragone ha il fiato corto. Tutte le paure dei mercati

People's Bank of China ha smentito ieri il default momentaneo e ha annunciato massimo sostegno agli istituti in crisi di cash. Ma restano i timori sul medio termine

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People's Bank of China ha smentito ieri il default momentaneo e ha annunciato massimo sostegno agli istituti in crisi di cash. Ma restano i timori sul medio termine

Non bastava l’annuncio della Federal Reserve di un allentamento delle misure espansive prima del previsto negli USA, adesso piomba sui mercati anche il panico da “credit crunch” e che arriva dalla Cina. Se ne parla da tempo, ma solo sul finire della scorsa settimana si è avuto un assaggio di quanto potrebbe accadere. I tassi interbancari sono esplosi in una sola seduta del 3,8% al 12%, salvo poi rientrare sopra il 6%. Un segnale, che la liquidità che gli istituti si prestano tra loro sarebbe sempre più scarsa e questo potrebbe portare al crac delle piccole banche, travolgendo l’intera economia del dragone.

Il credit crunch sarebbe la conseguenza delle misure restrittive messe in atto dalla People’s Bank of China e dal governo centrale di Pechino, desiderosi di porre un freno sia alla bolla immobiliare che si è venuta a creare dal 2009 in poi, in seguito all’abbondante liquidità messa a disposizione dall’istituto centrale in funzione anti-crisi, sia all’esplosione del cosiddetto “shadow banking”, il circuito bancario informale, che avrebbe compromesso la stabilità finanziaria del paese.

La reazione della borsa di Shanghai non si è fatta attendere e in sole due sedute è arrivata a perdere l’8,9%, registrando il calo più marcato degli indici dal settembre 2009.

E ieri la banca centrale cinese è dovuta intervenire per smentire una voce diffusasi tra alcuni bloggers, per cui essa sarebbe andata incontro a un default temporaneo di mezz’ora circa, a causa dell’assenza di liquidità. Un’indiscrezione alquanto irrealistica, visto che la People’s Bank of China dispone di immense riserve pluri-miliardarie in dollari e altre valute forti, a cui attingere in caso di emergenza. Ma il fatto che in tanti ci abbiano creduto è stata la dimostrazione dei nervi tesi degli investitori.

Al contempo, sempre l’istituto centrale ha rassicurato sul sostegno che sarà concesso alle banche a corto di cash, mentre fonti finanziarie di Hong Kong confermerebbero che sarebbe già intervenuto con 324 milioni di dollari di erogazioni, che si aggiungono ai 50 miliardi di yuan messi a disposizione del sistema bancario cinese negli ultimi tempi.

Che nel breve, Pechino interverrà per spegnere focolai di tensione è quasi certo, ma che questo atteggiamento sarà sufficiente anche nel medio termine è alquanto dubbio. Anche perché ufficialmente la PBoC non è intenzionata a proseguire con una politica monetaria accomodante, visto che l’obiettivo principale rimane la lotta all’inflazione.

 

Pil Cina: il Dragone ha smesso di correre

Tutto questo, mentre Goldman Sachs ha da poco tagliato le stime di crescita del dragone, prevedendo un pil a +7,4% nel 2013 e un +7,7% per l’anno prossimo, contro il 7,8% e l’8,4% rispettivamente delle precedenti stime.

Evidente come il rallentamento della crescita economica cinese, seconda economia del pianeta, unitamente ai timori di un suo collasso finanziario, spingano i mercati alla prudenza. Anche perché dai centri studi tedeschi fanno notare che i tassi cinesi siano in linea con quelli USA alla vigilia del crac Lehman Brothers. 

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