Crac MPS, investitori presi in giro dalla BCE: così è a rischio la fiducia del mercato

Il salvataggio di MPS appare sempre più dilettantesco. La BCE ha cambiato idea sui numeri dopo il fallito aumento, bruciando la residua fiducia del mercato. Investitori presi in giro.

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Il salvataggio di MPS appare sempre più dilettantesco. La BCE ha cambiato idea sui numeri dopo il fallito aumento, bruciando la residua fiducia del mercato. Investitori presi in giro.

La vicenda ormai grottesca di MPS evidenzia ogni giorno di più l’insostenibilità di una gestione dilettantesca della crisi di quella che fu la terza banca italiana. Dilettantismo non solo da parte dei dirigenti dell’istituto, bensì pure del governo e degli organi di vigilanza, ovvero della BCE in primis, ma anche della Banca d’Italia e della Consob, ciascuna per le proprie competenze.

La notizia di ieri è stata clamorosa, quanto incomprensibile: secondo gli uomini di Draghi, la ricapitalizzazione di Siena dovrà essere di 8,8 miliardi, non di 5, come pure sembrava assodato fino a 24 ore fa. Il ricalcolo deriva dall’applicazione degli stessi criteri previsti per il salvataggio delle banche greche nel 2015.

Perché questa novità appare ingiustificabile? Perché arriva a quattro giorni di distanza dal varo del decreto “salva risparmio”, a sua volta successivo al flop dell’aumento di capitale di MPS. Che cosa sarebbe successo, se l’operazione privata fosse andata in porto e il giorno dopo Francoforte avesse comunicato agli investitori che servivano altri 3,8 miliardi, oltre ai quattrini da loro messi a disposizione? (Leggi anche: Obbligazioni MPS, tanti dubbi)

BCE confusa sul salvataggio MPS

Può essere mai, che sul mercato attecchisca la fiducia sulla gestione della crisi bancaria, quando la stessa vigilanza cambia le carte in tavola da un giorno all’altro, smentendo sé stessa e stravolgendo il quadro in cui si è operato fino a quel momento?

In realtà, la nuova linea della BCE va intesa anche quale sgarbo istituzionale al governo italiano, che alla vigilia delle feste natalizie aveva varato un decreto di salvataggio delle nostre banche, mettendo a disposizione fino a 20 miliardi di euro, salvo scoprire poco dopo che potrebbero risultare insufficienti. (Leggi anche: MPS salvata dallo stato, ecco cosa devono sapere gli obbligazionisti)

 

 

 

 

A rischio obbligazionisti senior

Due sono le cose: o le due lettere spedite da Draghi sono arrivate prima prima che si concludesse il tentativo di ricapitalizzazione privata, ma sono state tenute nascoste per evitare che la cifra richiesta fosse ritenuta irraggiungibile dal mercato e, quindi, che si disincentivasse la partecipazione degli investitori al piano, oppure effettivamente la BCE ha pensato bene di attendere l’approvazione del salvataggio pubblico e di agire solo successivamente, confidando nel sostegno parlamentare già garantito.

Il modus operandi di tutti gli attori in gioco è inaccettabile, sa di presa in giro per chi investe. I più colpiti, come scrivevamo ieri, potrebbero essere gli obbligazionisti senior, quelli ordinari. Se prevarrà la linea di Bruxelles di rispetto del bail-in, il nuovo apparato di regole sui salvataggi bancari, prima che il Tesoro possa intervenire concretamente con soldi pubblici a iniettare capitali nella banca, gli investitori privati – nell’ordine azionisti, obbligazionisti subordinati, senior e correntisti sopra i 100.000 euro – dovranno coprire almeno l’8% delle passività, che nel caso specifico significa almeno 13 miliardi. (Leggi anche: Crisi MPS, adesso rischiano anche obbligazionisti senior)

Quando MPS era diventata un “affare”

Ora, azzerando le azioni, che valgono ormai mezzo miliardo appena, convertendo tutte le obbligazioni subordinate per un controvalore di 5 miliardi, restano 3,3 miliardi da reperire tra le obbligazioni senior, il cui valore sarebbe così tagliato di circa il 20%.

Il punto è che in questa storia, ciascuno ha agito sulla base di informazioni rivelatesi inesatte, per usare un eufemismo. L’ex premier Matteo Renzi, trasformatosi a suo tempo in un tele-venditore, aveva consigliato vivamente agli italiani di acquistare azioni MPS, definendole “un affare”. Da quando ha pronunciato quelle parole, hanno perso l’87% del loro prezzo. Nel frattempo, il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega in lungo e in largo in Italia, che le nostre banche sono solide, sicure, salvo essere costretto sotto Natale a intervenire d’urgenza.

 

 

 

 

Verso nazionalizzazione duratura

La nazionalizzazione sarà, inoltre, più duratura di quanto si creda. Chi spiega in Parlamento che si tratti di un’operazione temporanea mente, forse inconsapevolmente, ma mente. Affinché l’uscita del Tesoro dal capitale possa realizzarsi, sarà necessario che MPS macini utili a ritmi molto superiori a quelli sinora previsti dal piano industriale.

Serviranno anni e considerando che il nuovo azionista di maggioranza sarà lo stato, ovvero gli stessi personaggi da operetta che in questi mesi hanno pasticciato con la pelle di migliaia di risparmiatori, stiamo freschi.

Infine, una considerazione per quanti saranno costretti a diventare azionisti MPS, dopo la conversione forzata dei bond. Potranno rivendere sin da subito i titoli o dovranno attendere lo spirare di un periodo di “lock-up”? Vi immaginate, se migliaia di soci involontari si precipitassero a sbarazzarsi delle azioni, percepite come una zavorra? La nuova MPS debutterebbe con un crollo in borsa, un pessimo segnale di sfiducia contro il dilettantismo ormai europeo. (Leggi anche: Banche, nazionalizzazione e bail-in light: ecco lo scenario inquietante)

 

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