Così l’ipocrisia di Di Maio farà arrivare un governo tecnico delle tasse

I capricci politici di Luigi Di Maio avvicinano il governo tecnico del presidente, che farebbe ingoiare agli italiani una sfilza di nuove tasse. Il "capolavoro" politico dei grillini presenterà il conto agli elettori.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I capricci politici di Luigi Di Maio avvicinano il governo tecnico del presidente, che farebbe ingoiare agli italiani una sfilza di nuove tasse. Il

Se dovessimo riassumere con un aggettivo l’andamento della giornata politica di ieri, potremmo utilizzare un solo termine: “schizofrenico”. Poco dopo le ore 17.00, da Palazzo Giustiniani il leader della Lega, Matteo Salvini, usciva dal colloquio con il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, con accanto l’ex premier Silvio Berlusconi e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ostentando un incauto ottimismo e allontanando lo spauracchio (per il centro-destra) di un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e PD, che si era materializzato nelle ore precedenti. Forte di un’intesa telefonica con Luigi Di Maio, Salvini spiegava di avere ottenuto dai grillini un’apertura a confrontarsi con la coalizione sui programmi.

Il tam-tam nelle redazioni giornalistiche è chiaro: si va verso un governo Di Maio-Salvini con l’appoggio esterno di Forza Italia. Passa solo qualche ora e il leader pentastellato affossa tutto. Apre sì all’appoggio esterno di Forza Italia e di FdI (la Meloni messa sullo stesso piano di Berlusconi rappresenta un inedito), ma i toni usati dal 31-enne di Pomigliano appaiono duri contro gli azzurri, confermando che mai si siederà al tavolo delle trattative con un leader diverso da quello del Carroccio. Secca la replica di Forza Italia, che parla di “immaturità” dell’M5S e di chiusura al tentativo di formare davvero un governo con il centro-destra.

Mercati calmi, ma fino a quando i capricci di Di Maio saranno tollerati?

I retroscena presunti

I retroscena di quanto accaduto appaiono poco chiari. Si vocifera che Di Maio, dopo essersi accordato al telefono con Salvini, accettando anche l’ipotesi di un sostegno esterno di Forza Italia, ci abbia successivamente ripensato, temendo una rivolta sia della base che delle truppe parlamentari. Altri sostengono, invece, che a fare traboccare il vaso sarebbe stata l’ultima goccia versata dalla Casellati, che ai colloqui con i grillini avrebbe accennato a ministri azzurri nel governo, tra cui Mara Carfagna, bocciando sia la flat tax “incostituzionale” di Salvini, sia il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle, entrambe le misure essendo prive di copertura finanziaria.

Quale che sia la verità dietro a quanto è accaduto, una cosa possiamo dircela con franchezza: il governo tra M5S e centro-destra rischia di non decollare non già per una divergenza programmatica, quanto per l’ipocrisia dei grillini, che sono arrivati ad accettare pubblicamente il sostegno esterno di Berlusconi, purché egli non si presenti al tavolo delle trattative con Di Maio. Come dire, i suoi voti, già necessari ad eleggere Roberto Fico presidente della Camera, sono utili, ma lui dobbiamo nasconderlo dietro la porta, perché sarebbe impresentabile agli occhi della base.

Governo M5S-Lega, Tremonti premier metterà d’accordo Salvini e Di Maio?

Quale conseguenza di questo veto? Licia Ronzulli, braccio destro del Cavaliere, poco fa ha chiuso la porta a ogni forma di dialogo con l’M5S, mentre un irritato Salvini ieri sera, partecipando a una manifestazione elettorale ad Isernia, si è detto pronto a scendere in campo personalmente per sbloccare l’impasse. Dunque, il leghista vorrebbe farsi assegnare un incarico o “pre-incarico” dal presidente Sergio Mattarella. Già, ma con quali numeri? Ad oggi, gli mancherebbero 50 deputati e poco più di una ventina di senatori per ottenere la fiducia delle Camere. O riesce a prendere i voti mancanti tra le fila del PD e dello stesso M5S, oppure non potrà nemmeno ambire realisticamente a salire al Colle per reclamare l’assegnazione dell’incarico, perché il capo dello stato non manderà nessuno allo sbaraglio.

I sempiterni tecnici scaldano i motori

Da parte loro, i grillini hanno bloccato l’assegnazione dell’incarico esplorativo a Fico, forse segno che vorrebbero continuare a trattare con il centro-destra, magari accettando qualche condizione meno restrittiva. Funzionerà? A questo punto, sembra improbabile, visto il muro contro muro tra azzurri e pentastellati. E allora, lo scenario che Salvini sta tentando con tutte le sue forze di scongiurare prende forma, ossia quello di un governo del presidente o istituzionale, guidato dall’ennesimo tecnico, che proverà a rimettere in carreggiata l’Italia con una nuova sfornata di austerità fiscale a colpi di tasse. Sì, inutile negare che vi sia proprio questo nell’aria: servono 3,4 miliardi subito per adempiere alle richieste della Commissione europea per l’esercizio in corso e altri 19 per evitare che le clausole di salvaguardia scattino dall’anno prossimo, facendo lievitare le aliquote IVA rispettivamente al 24% e al 13% dal 22% e 10% attuali.

Perché patrimoniale, più IMU e IVA completerebbero la distruzione dell’economia italiana

Poiché servirebbero interventi decisi sulla spesa pubblica e/o aumenti di altre imposte per impedire la stangata, difficile che un esecutivo dalla durata limitata (arriverebbe fino alle elezioni europee) e con il sostegno per disperazione dei partiti (tutti?) abbia la forza per imbarcarsi in iniziative impopolari. Il ricordo del governo Monti è fin troppo vivo e nessuno schieramento vorrà ripetere l’errore di finire abbrustolito alle urne. Dunque, o il futuro probabile premier “autorevole”, estratto dal cilindro di Mattarella, riuscirà ad ottenere un rinvio della scadenza dalla UE, oppure si scivolerà per inerzia verso un maxi-aumento dell’IVA. Brinderebbero i commissari, il Fondo Monetario Internazionale e i soliti tecnici italiani, mentre a piangere sarebbero 60 milioni di consumatori. Di chi sarà la colpa di questo scenario tutt’altro che inevitabile? Chiedete a un certo Luigi Di Maio, che per non deludere la propria base ha ritenuto doveroso ieri un esercizio di utile umiliazione pubblica di due dei suoi tre unici interlocutori in campo. L’ipocrisia è un male antico in Italia e ha fatto il suo ingresso in pompa magna pure nella presunta Terza Repubblica.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana

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