Così il governo Conte piegherà oggi l’Italia al MES per fingere solidarietà europea

Aiuti del Fondo salva-stati, una non soluzione di scarsa entità e che lascia l'Italia in balia dei mercati finanziari nei prossimi mesi. Il governo italiano non rompe con Bruxelles, svelando il bluff di fine marzo.

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Aiuti del Fondo salva-stati, una non soluzione di scarsa entità e che lascia l'Italia in balia dei mercati finanziari nei prossimi mesi. Il governo italiano non rompe con Bruxelles, svelando il bluff di fine marzo.

La montagna partorirà il più classico e piccolo dei topolini. Non poteva che finire così con il dibattito sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Del resto, l’inadeguatezza del governo Conte a trattare su temi così fatidici per l’Italia non lasciava supporre di meglio. Stando alle indiscrezioni lanciate ieri da Milano Finanza, alla vigilia dell’Eurogruppo di oggi Roma avrebbe accettato l’intesa franco-tedesca sull’assistenza finanziaria da concedere agli stati colpiti dall’emergenza Coronavirus. Il MES creerà un’apposita linea di credito nota come “Pandemic Crisis Support Enhanced Conditions Credit Line”, la quale potrà erogare a ciascuno stato fino al 2% del suo pil e tenuto conto delle regole fiscali comunitarie, compresa la flessibilità prevista dal Patto di stabilità.

La truffa del MES e la confusione mentale del governo Conte minacciano l’Italia

I prestiti saranno di durata annuale e prorogabili, imponendo il pagamento di interessi molto bassi, pari a 50 punti base fissi più 35 per anno di durata. Ma non si esclude che vengano finanche azzerati per tenere conto delle circostanze avverse, né che la linea di credito stessa venga rafforzata con l’emissione di Social Stability Bonds. In più, la Commissione europea s’impegnerebbe a lavorare su un piano Marshall da 1.500 miliardi.

Analizziamo questo accordo, prendendo per buono che sia esattamente così. L’Italia non otterrebbe sostanzialmente nulla, se non il ricevimento di un prestito di breve termine, di appena 35 miliardi e che inciderebbe, stando alla media delle stime sul deficit, per appena il 5% dell’intera montagna di debito da emettere quest’anno. E tra un anno, ci ritroveremmo punto e a capo, dovendo restituire le somme ottenute, per quanto prorogabili.

Si consideri che nella migliore delle ipotesi, l’Italia in tutto il 2020 dovrà emettere BTp per complessivi 500-550 miliardi. Una goccia nel mare, insomma.

Un pugno di mosche per l’Italia di Conte

Gli aiuti del MES restano condizionati. Le condizioni ad essi annessi sarebbero “blande”, ma ciò non toglie che vi siano. E, comunque, verrebbero affievolite proprio per la breve durata dei prestiti erogati. Tra un anno, ammesso che l’Italia voglia allungarne la durata, il MES opporrebbe condizioni più stringenti, in quanto auspicabilmente l’emergenza Coronavirus sarebbe stata superata e questi aiuti non risulterebbero più giustificabili a tassi nulli e senza le dovute garanzie, essendo stati originati proprio per fronteggiare la crisi sanitaria. Si consideri che se così non fosse, qualsiasi stato dell’Eurozona avrebbe titolo per impugnare il trattamento di favore dinnanzi alla Corte di Giustizia per il contrasto che si avrebbe con il Trattato istitutivo del MES. E l’Olanda ci farebbe più di un pensierino.

Coronavirus bond, richiesta di aiuto dell’Italia al MES drammatica e pericolosa

Infine, il fantomatico piano Marshall. Fumo negli occhi dell’opinione pubblica europea. I 1.500 miliardi da dove arriverebbero, se non sempre dai bilanci degli stati, ossia emettendo debiti nazionali, fatto salvo che ad oggi il Nord Europa si opponga all’emissione di titoli garantiti da tutti gli stati? E quasi certamente non parliamo di cifre reali, ma della solita leva con cui i governi impapocchiano i loro mirabili piani di sostegno all’economia, nascondendo la ristrettezza di risorse liquide impiegate. I precedenti non ci spingono a considerare degni di nota gli sforzi promessi da Ursula von der Leyen. Vi ricordate i 300 miliardi di investimenti promessi dal predecessore Jean-Claude Juncker? Ebbene, alzi la mano chi ha visto un centesimo.

Per quale motivo il governo Conte accetterà una non soluzione come quella che gli propongono francesi e tedeschi? Perché non ha alcuna forza politica e nemmeno la volontà per opporvisi. L’alternativa consisterebbe nel mettere in pericolo la costruzione dell’euro e dell’Unione Europea, due dogmi incrollabili per l’establishment italiano.

Nessuno autorizzerà mai Palazzo Chigi a spingersi oltre le scaramucce a soddisfazione dell’opinione pubblica, costi quel che costi. Ma è evidente che le mani del premier resteranno del tutto vuote e tra qualche mese ne subiremmo tutti le conseguenze devastanti. Il nostro debito non verrà messo in sicurezza e nemmeno la BCE ha un mandato esplicito per difenderlo dagli attacchi speculativi, il quale sarebbe subordinato all’attivazione del MES con annesse e stringenti condizionalità ordinarie, a meno che la presunta intesa non modifichi proprio tale clausola in senso più favorevole agli stati del sud.

Baratto in vista con la Germania?

L’inadeguatezza di Conte e del suo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a gestire un dossier come questo decreterà la fine delle rispettive esperienze al governo, non prima di aver esposto l’Italia alle tristemente famose “locuste della speculazione”. Non è un mistero che l’ex governatore della BCE, Mario Draghi, si scaldi per succedere al pettinato “avvocato del popolo”, sebbene l’avvicendamento non arriverebbe prima che sarà cessata l’emergenza sanitaria, già affrontata a dir poco pessimamente dal governo. A distanza di quasi un mese dal “lockdown” e da oltre due dalla dichiarazione di emergenza, attendiamo le introvabili mascherine, il cui arrivo a “milioni” viene annunciato un giorno sì e l’altro pure da qualche ministro.

Conte sta per accettare un piano, sul quale non ha nemmeno trattato in prima persona, avendo subito persino l’umiliazione politica di essersi fatto rappresentare dal presidente Emmanuel Macron, a cui non interessa di certo garantire l’Italia, bensì accordarsi con la Germania per mettere al riparo la Francia da eventuali attacchi speculativi. E ciliegina sulla torta: l’intesa smentita dal ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, su Autostrade per l’Italia. Nel fine settimana è uscita la notizia che la tedesca Allianz sia pronta a rilevare il 51% della società, rilevando la quota dagli azionisti di minoranza cinesi e in gran parte dal fondo Atlantia dei Benetton, il quale scenderebbe al 49%.

I pedaggi autostradali rimarrebbero fermi per 2-3 anni, in cambio la società non subirebbe né la comminazione di penali e né la revoca delle concessioni.

Ripetiamo, il governo ha smentito e definito “privo di ogni fondamento” tale rumor. Ed è bene che sia così. In primis, perché avverrebbe all’infuori delle regole del gioco, cioè senza il lancio di un’OPA e senza che lo stato, proprietario dell’asset da rilevare, avesse detto formalmente la sua in maniera trasparente. Secondariamente, perché puzzerebbe di baratto con la Germania: aiuti del MES, in cambio dell’ingresso dei tedeschi nel sistema infrastrutturale italiano. Un avvio di “svendite” raccapricciante, indegno e grave, oltre tutto senza nemmeno avere ottenuto una reale contropartita sul piano della definitiva messa in sicurezza del nostro debito sovrano. Non vogliamo credere che ciò stia avvenendo, perché non farebbe che amplificare la percezione di nullità del governo Conte sullo scacchiere europeo.

Perché gli Eurobond, se ci saranno, dovranno essere fortemente condizionati

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