Il prezzo del petrolio oggi risale, ma il contango non fa ben sperare per i prossimi mesi

Il petrolio risale decisamente stamattina, anche se l'effetto contango non favorisce una ripresa stabile delle quotazioni. Ecco i segnali dal mercato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il petrolio risale decisamente stamattina, anche se l'effetto contango non favorisce una ripresa stabile delle quotazioni. Ecco i segnali dal mercato.

Impennata per le quotazioni del petrolio oggi, che beneficiano di diverse buone notizie per il mercato del greggio. Il Brent risale di oltre il 4% sopra i 62 dollari al barile, il Wti americano guadagna il 5%, portandosi in area 53,50 dollari. Eppure, il Qatar ha annunciato che lascerà l’OPEC per concentrarsi sulla produzione di gas. L’emirato, in rotta di collisione da mesi con l’Arabia Saudita, estrae intorno ai 600.000 barili al giorno, per cui la decisione di Doha non impatterà sui mercati, tranne che non segnali l’inizio dello sfaldamento del cartello, di cui fa ancora parte l’Iran, il grande nemico di Riad e tornato sotto embargo USA sulle sue esportazioni. Dicevamo, ripresa delle quotazioni, dopo che erano sprofondate ai minimi da 13 mesi la scorsa settimana, scendendo fino a un minimo al di sotto dei 58 dollari per il Brent.

Tre le novità che stanno sostenendo il sentimento dei traders. Anzitutto, la notizia a sorpresa da Buenos Aires, dove si è tenuto il vertice del G20, che USA e Cina hanno raggiunto un accordo che sancisce una moratoria di 90 giorni per l’imposizione di dazi supplementari sulle merci. Donald Trump e Xi Jinping hanno così allontanato il rischio di una guerra commerciale mondiale, le cui conseguenze sarebbero molto negative per la crescita globale e impatterebbero anche sul greggio. Certo, si tratta di prendere tempo, i problemi non sono stati in sé risolti, ma almeno si sta evitando un imminente acuirsi delle tensioni.

Secondariamente, il governatore della provincia canadese di Alberta ha imposto un taglio della produzione di 325.000 barili al giorno, al fine di alleviare la crisi di sovrapproduzione, che da mesi alimenta lo schianto delle quotazioni per il Western Canadian Select, crollate fino a un minimo di poco superiore agli 11 dollari e il cui sconto rispetto al Wti è esploso fino a un massimo di 50 dollari al barile a luglio, attestandosi ora nei pressi dei 30 dollari, a causa dei colli di bottiglia determinati dalla scarsa capacità delle sue pipeline. Terzo, mentre la produzione russa a novembre è di poco scesa dai livelli record di ottobre, l’OPEC si accinge nel fine settimana a tagliare la sua produzione complessiva di 1,3 milioni di barili al giorno. Nessuna sorpresa, sotto questo aspetto, ma almeno la conferma che la riduzione dell’offerta ci sarà.

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L’effetto contango

Per capire l’evoluzione del mercato nei prossimi mesi, bisogna guardarne la curva dei prezzi. Stamattina, i contratti per un barile di Brent segnalano 62,05 dollari per le consegne a febbraio, mentre per giugno raggiungono i 62,79 dollari. Cosa significa? Converrebbe vendere greggio a metà 2019, quando un barile farà introitare sui 75 centesimi di dollari in più di febbraio. Il fenomeno è anche noto come “effetto contango” e in sé incentiva le compagnie a estrarre petrolio per venderlo nei mesi successivi. Ne segue un aumento delle scorte commerciali. Tuttavia, bisogna scontare i costi di locazione del barile estratto e ammassato come scorte presso un qualche serbatoio, sia esso sulle navi o terrestre. E si consideri che il mese scorso, il Louisiana Offshore Oil Port ha segnato il migliore risultato da mesi nella vendita di contratti di deposito di greggio con l’88% di assegnazioni a una media tra un minimo di 5 centesimi al barile mensili a 7 centesimi per i contratti fino al terzo trimestre 2019 e a 8 centesimi per quelli in scadenza nell’ultimo trimestre del 2019.

Cosa significa? Immaginiamo di essere un produttore americano e di avere estratto un certo ammontare di greggio. Dobbiamo decidere se venderlo tutto o se detenerne una parte come scorte da collocare sul mercato a prezzi maggiori in futuro. Oggi come oggi, avrei un prezzo di 53,39 dollari che mi verrebbe pagato per le consegne a febbraio e uno di 54,06 dollari per le consegne a luglio. Dunque, stipulare contratti per luglio mi renderebbe quasi 70 centesimi di dollaro in più. Tuttavia, depositare greggio per i prossimi 7 mesi avrebbe un costo. Se detraendo quest’ultimo, la differenza tra prezzo futuro e prezzo attuale restasse positivo, avrebbe ancora senso vendere greggio per la metà dell’anno prossimo, ovvero estrarlo per depositarlo in forma di scorte presso terzi. E allo stato attuale, le compagnie americane spenderebbero appena una quarantina di centesimi al barile per i contratti di locazione a 6-7 mesi, a fronte di un extra-ricavo di 30 centesimi superiore. In altre parole, avrebbe senso per loro estrarre per non vendere subito.

L’effetto contango si è materializzato per gran parte del periodo che va dal 2014 a oggi, segnalando un mercato in sovrapproduzione. Viceversa, se i prezzi futuri sono più bassi di quelli attuali, implicherebbero un mercato in carenza di offerta e non è il nostro caso. Tornando al Brent, tra venerdì scorso e oggi si nota un ampliamento del differenziale tra giugno e febbraio, salito da 48 a 71 centesimi. Aldilà della reazione del mercato alle notizie positive per la crescita globale e quelle più specificamente attinenti al comparto, si continua a respirare un’aria negativa sulle condizioni attuali, tant’è che il barile viene venduto a prezzi maggiori per le consegne più lontane. In genere, per valutare se l’effetto contango esista e determinarne l’entità, si guarda al greggio in consegna 5 mesi dopo rispetto a quello del mese prossimo. E fino a quando tale differenza, al netto dei costi (assicurativi e trasporto compresi) rimane positiva, cresceranno offerta e scorte. Non a caso, quest’anno la prima in America è salita di 2 milioni di barili al giorno e le seconde di 26 milioni di barili, pronte a essere vendute in patria e all’estero per inondare il mercato alle più alte quotazioni possibili.

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Argomenti: Economia USA, Petrolio, quotazioni petrolio