Cosa spingerebbe il prezzo dei Bitcoin alle stelle? Le banche centrali ed ecco come

In costante rialzo, le quotazioni della "criptovaluta" esploderebbero nel caso in cui entrassero sul mercato le banche centrali. E non per il motivo che pensate.

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Bitcoin, prezzi potenzialmente alle stelle

Lo scorso marzo, quando i mercati finanziari raggiunsero il massimo della tensione con il dilagare della pandemia fuori dai confini cinesi e il sopraggiungere nell’Occidente, un Bitcoin arrivò a scendere sotto i 5 mila dollari. Il crollo di allora fece affermare ai più che fosse la prova che, contrariamente a quanto si andasse dicendo da qualche tempo, la “criptovaluta” sia tutt’altro che un bene rifugio come l’oro. Ma dopo aver toccato quei minimi, i prezzi hanno iniziato a salire senza sosta fino a superare i 40 mila dollari della settimana scorsa. Ieri, si attestavano sopra i 36.000, avendo ripiegato un po’. Ad ogni modo, hanno segnato il +300% nel 2020 e già in questo primo scorcio del nuovo anno guadagnano il 4%.

Parliamo di un mercato che ormai capitalizza all’incirca sui 700 miliardi di dollari, quanto o anche più di Tesla. Nell’insieme, tutte le monete digitali hanno oltrepassato la soglia dei 1.000 miliardi. Gli analisti rimangono divisi sulla sostenibilità dei corsi. Malgrado l’ingresso di un numero crescente di investitori istituzionali sul mercato dei Bitcoin, sono in tanti a mostrare scetticismo sul loro valore intrinseco. Perché mai dovremmo comprare un bene dall’uso assai limitato, molto volatile e che non può definirsi moneta in senso stretto per decine di migliaia di dollari?

Comunque sia, l’atteggiamento delle banche centrali e, in generale, delle istituzioni sembra essere cambiato. Se è vero che nei giorni scorsi il governatore della BCE, Christine Lagarde, ha definito il trading dei Bitcoin un “funny business” (business divertente), quanto meno non esiste più la preclusione mentale del passato. Non si leggono giudizi di condanna e dichiarazioni di illegittimità, non fosse altro perché a rimetterci ci sarebbe un mercato da un trilione di dollari, ormai troppo grande per non avere implicazioni sull’economia mondiale, nel caso in cui diventasse oggetto di persecuzione.

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L’intervento delle banche centrali

E se le banche centrali iniziassero a comprare Bitcoin? Se ci fate caso, stanno acquistando da anni titoli dal valore non meno dubbio, tra cui obbligazioni corporate, bancarie e di stato. Questi sono debiti di chi li emette, mentre la “criptovaluta” non è in sé non è né debito e né capitale, ma non sappiamo neppure chi la emetta e per quali fini venga impiegata. Sarebbe folle immaginare che le banche centrali legittimassero quella che oggi viene percepita come una moneta alternativa a quelle fiat da loro emesse. Invece, gli acquisti potrebbero risedere nella volontà opposta di tenere a bada questo mercato, altrimenti crescente.

Il 2% degli account anonimi aperti sulle varie piattaforme di trading risultano in possesso del 95% dei 18,59 milioni di Bitcoin ad oggi estratti o “minati”. In fine dei conti, il trading starebbe riguardando tra 2,5 e 3 milioni di unità, pari a un controvalore attorno ai 100 miliardi. Se le banche centrali iniziassero a comprare Bitcoin con l’intento di metterli nel cassetto e ritirarli definitivamente dalla circolazione, i prezzi esploderebbero per il solo effetto-notizia. E anche se in una prima fase lo facessero in silenzio, si noterebbero subito grossi ordini da un piccolo gruppo di investitori. La domanda che a questo punto dovremmo porci è cosa farebbero i detentori di quel 95% dei Bitcoin? Inizierebbero a vendere anch’essi per approfittare del rialzo dei prezzi o terrebbero le monete digitali in portafoglio, confidando in una loro crescita ulteriore futura?

Paradossalmente, gli acquisti della banca centrale nel primo scenario renderebbero il trading molto più liquido e, se vogliamo, allettante e meno volatile. Il mercato dei Bitcoin, anziché contrarsi fino a scomparire, fiorirebbe come non mai. Sarebbe paradossale fino a un certo punto. Le banche centrali nei fatti raggiungerebbero almeno lo scopo di sottrarre immensa ricchezza virtuale dai portafogli di ignoti personaggi, legati chissà a quali ambienti, “democraticizzando” la “criptovaluta”.

Ma questo significherebbe porre le basi per la diffusione di una moneta alternativa a quelle a corso forzoso, alias riduzione del loro stesso potere monopolistico nel controllo della massa monetaria in circolazione. Per questo, l’ipotesi che questo si verifichi resta improbabile, ma lo scenario si fa quanto mai affascinante.

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