Cosa rischia l’Italia dopo il downgrade di Fitch

Il Belpaese torna nel mirino dei mercati, tra caos politico e tracollo dell'economia. Ora, siamo davvero a rischio bancarotta

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Belpaese torna nel mirino dei mercati, tra caos politico e tracollo dell'economia. Ora, siamo davvero a rischio bancarotta

Il declassamento del debito italiano ad opera dell’agenzia di rating Fitch è arrivato venerdì sera, a borse chiuse. Per questo, la seduta di oggi è la prima dopo il “downgrade” e sta già esitando un andamento negativo di Piazza Affari e dello spread, per quanto non (ancora) drammatico (Mazzata di Fitch sull’Italia: rating declassato a BBB+). Milano cede in mattinata meno dell’1%, mentre lo spread a dieci anni tra BTp e Bund tedeschi è in allargamento a 320 punti base. Di fatto, Fitch ha allineato il suo giudizio a quello di Standard & Poor’s (BBB+), mantenendo un “outlook” negativo, cosa che fa temere un ulteriore declassamento nei prossimi mesi. Ma il rating peggiore, al momento, è assegnato al debito italiano da Moody’s, Baa2, ossia un gradino sotto quello delle altre due agenzie. Tuttavia, la questione è diventata adesso molto seria. Se ad oggi si è evitata la fuga di massa degli investimenti dall’Italia è solo perché, nonostante tutto, il livello del rating sul nostro debito è sempre “investment grade”. Sotto tale soglia, però, la fuga sarebbe inevitabile e non solo per un fattore puramente psicologico. Molti fondi d’investimento, ma anche banche, società, hanno per statuto la possibilità di acquistare solo titoli ritenuti di livello “investment grade”. Venisse meno per anche solo una delle agenzie tale qualifica per i nostri BoT e BTp, molti investitori sarebbero costretti a vendere e a quel punto si realizzerebbe una vera apocalisse dei mercati contro l’Italia. E l’Italia perderebbe tale requisito tra tre gradini per S&P e Fitch e tra due gradini per Moody’s. In altri termini, potremmo perdere ancora due gradini per le prime due e uno solo per Moody’s. Dopo, il diluvio. Certo, la BCE annovera tra le agenzie di rating anche la canadese Dbrs, come riferimento oggettivo per la verifica dei requisiti di affidabilità nelle operazioni di rifinanziamento. E la Dbrs assegna ancora all’Italia il giudizio di “A low”, ossia al di sopra delle altre tre agenzie. Quindi, la possibilità che Francoforte non accetti più i nostri bond pubblici quale collaterale è più remota, perché la decisione sarebbe conseguente alla bocciatura dell’Italia di tutte e quattro le agenzie sotto il livello di guardia. Ma la consolazione sarebbe magrissima, perché basterebbe che una sola agenzia ci facesse precipitare a un giudizio “non-investment grade”, per scatenare l’inferno.  

Crisi economica Italia e incertezza politica: nessun futuro per il Belpaese

Roma si gioca tutto nelle prossime settimane, forse due-tre. Siamo senza un governo e pare che ci potremmo rimanere a lungo. Non rating Italias’intravede uno sbocco politico stabile e credibile, dopo il risultato delle elezioni politiche di febbraio e l’ipotesi di ritorno alle urne entro giugno non dovrebbe rasserenare nessun investitore, visto che per la peculiarità della  legge elettorale italiana e per la forte affermazione dell’M5S di Beppe Grillo, si rischia di ritrovarsi nella palude. Già iniziano a circolare le voci di un peggioramento delle previsioni del pil per il 2013 e di un nuovo declassamento di Moody’s, l’ultimo possibile per la nostra sopravvivenza finanziaria. La ricchezza prodotta dagli italiani dovrebbe scendere – si dice – non dell’1%, ma forse anche del 2%. E ciò farebbe saltare i già traballanti conti pubblici, mentre il debito pubblico italiano potrebbe oltrepassare la soglia del 130% del pil. Ma, soprattutto, l’impossibilità del governo di affrontare l’emergenza con altri tagli o con ulteriori aumenti di imposte, dato il profondo malessere sociale, potrebbe portare l’Italia dritta fuori dall’Eurozona, dando inizio alla rottura dell’unione monetaria e a uno scenario sconvolgente. Con un ritardo di svariati mesi, pare che la “tempesta perfetta” di cui parlava l’economista Nouriel Roubini potrebbe realizzarsi, quando sembrava esserci messi il peggio alle spalle (Italia fuori dall’euro, la Germania e Roubini avvertono Roma).  

La Germania sarà inflessibile sull’austerità

Restano sullo sfondo ipotesi apparentemente più consolatorie, come la formazione di un governo istituzionale, in grado di realizzare Germania austeritaquel minimo di riforme (tra cui la legge elettorale), per tornare al voto. Ma sarebbe un’illusione per pochi ingenui. Tutti capiscono che non esistono le condizioni politiche per gestire la crisi, a causa dell’impossibilità per PD e PDL di replicare un’esperienza à la Monti. La classe politica è già stata semi-travolta due settimane fa e rischia l’estinzione, nel caso di un nuovo ciclo tecnico. Il sentimento che predomina nelle cancellerie europee e sui mercati, dunque, è di sfiducia. Anche perché la Germania non ha alcuna intenzione di cedere sull’austerity, con la politica tradizionale insidiata dalla nascita di un nuovo movimento anti-euro, “Alternativa per la Germania”, critico verso le “troppe” concessioni che il governo Merkel avrebbe fatto ai partners dell’Eurozona. E siamo sotto elezioni federali, si vota a settembre (In Germania cresce il fronte anti-Piigs, Eurozona rischia la rottura?). Insomma, solo dopo settembre si potrebbe sperare in una piccola apertura di credito dei tedeschi sul fronte dell’austerità. Ma va da sé che da qui ad allora non potremmo tirare a campare. La crisi morde, i mercati traballano e la politica italiana è sempre più moribonda e insignificante.

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Argomenti: Debito pubblico italiano