Cosa può fare la BCE di Draghi per evitare che la crisi dei BTp travolga l’euro?

Ecco le misure che la BCE di Mario Draghi potrebbe mettere in atto per sostenere i nostri BTp ed evitare la fine dell'euro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ecco le misure che la BCE di Mario Draghi potrebbe mettere in atto per sostenere i nostri BTp ed evitare la fine dell'euro.

La tensione sui BTp si sta allentando in queste ore, se è vero che lo spread con i Bund sulla scadenza a 10 anni è crollato di quasi 40 punti base a 266 di questi minuti e che i rendimenti decennali dei nostri bond siano passati dal 3,33% di ieri al 3%. Cosa sta accadendo? Molto probabile che la BCE abbia accresciuto gli acquisti di BTp dopo che nelle sedute precedenti li avrebbe ridotti per lasciare che la politica italiana prendesse atto del giudizio dei mercati sul nostro debito sovrano. Probabile anche, però, che gli investitori privati siano tornati a comprare, in parte allettati dai bassi prezzi dei nostri titoli (biennali a -4,5% e decennali a -8% in 2 settimane), in parte fiduciosi sulla nascita di un governo politico tra Lega e 5 Stelle, che allontani lo spauracchio delle elezioni anticipate, dalle quali gli stessi due partiti ne uscirebbero più rafforzati e che si giocherebbero probabilmente sullo scontro tra eurofili ed euro-scettici.

Così la BCE di Draghi ha solo rinviato di anni la fine dell’euro

Il governatore della BCE, Mario Draghi, monitora da Francoforte la situazione italiana, che rischia di contagiare il resto dell’Eurozona, alimentando la sfiducia sulla moneta unica. Il cambio euro-dollaro è precipitato fino a 1,1558 alla chiusura di ieri, ovvero ai minimi da 10 mesi, risalendo oggi poco sopra quota 1,16. Evidente che quanto accade nella terza economia dell’area abbia ripercussioni sulla tenuta dell’euro. E se la crisi dei BTp proseguisse e degenerasse in un’ascesa rovinosa dei nostri bond, cosa potrebbe fare per cercare di riportare i mercati alla calma?

Nuovi stimoli e piano anti-spread

Formalmente, le azioni di cui disporrebbe sarebbero diverse. La prima consisterebbe nel varare nuove aste T-Ltro. Cosa sono? Fiumi di liquidità erogati alle banche dell’Eurozona a tassi d’interesse nulli o persino negativi. Tuttavia, quelle tenute dalla metà del 2016 vengono finalizzate a sostenere i prestiti all’economia reale, mutui esclusi, sebbene la “punizione” per chi infrange tale obiettivo sia piuttosto blanda, ovvero tassi meno favorevoli. Con le suddette aste, che iniettarono ben oltre 1.000 miliardi in un paio di mesi tra la fine di dicembre del 2011 e il febbraio 2012 e di cui un quarto finì in mani italiane, le banche avrebbero denaro sonante da utilizzare per acquistare BTp. Quand’anche non avessero voglia di farlo, l’investimento avverrebbero nei fatti a rischi molto contenuti, visto che il costo per sostenerlo sarebbe nullo.

In alternativa, Draghi potrebbe giocarsi la carta del prolungamento degli stimoli monetari. Oltre alle aste di liquidità, vi sarebbero l’ulteriore taglio dei tassi (quelli di riferimento sarebbero portati sottozero) e il rinvio della scadenza per il “quantitative easing”, ad oggi attesa a settembre, che vede la BCE impegnata ad acquistare svariati assets sul mercato secondario, tra cui principalmente titoli di stato. Per il solo fatto che Francoforte s’impegnasse a comprare BTp, Bund, Bonos, etc., per un periodo più lungo, i rendimenti di tutti questi titoli scenderebbero, attenuando la pressione sui nostri bond. Attenzione: Draghi potrebbe annunciare simili misure solo giustificandole con la necessità di sostenere un’inflazione ancora troppo bassa. In tal senso, il ripiegamento del petrolio in area 75 dollari segnalerebbe la possibilità che dalle materie prime s’indebolisca la spinta sui prezzi. Insomma, da qui a qualche mese, la BCE potrebbe finire con il prorogare il QE per il mancato raggiungimento atteso nel breve del target d’inflazione nell’Eurozona, ma nei fatti per dare sollievo ai nostri BTp.

E ancora: l’Outright Monetary Transactions. L’OMT è anche noto come “piano anti-spread” ed è stato studiato nell’estate del 2012, quando infuriava la crisi dei bond e si temeva la fine imminente dell’euro. Tuttavia, non è mai stato messo in pratica, visto che nessuno stato ne ha fatto richiesta. Esso prevede che, nel caso di crisi sui mercati dei bond, un governo nazionale chieda assistenza alla BCE, la quale la fornirebbe tramite acquisti sul secondario e dietro il rispetto di precise condizioni, ovvero l’attuazione di riforme economiche. Nei fatti, l’OMT equivale a un commissariamento di Francoforte e presuppone, però, l’esistenza di un governo nel pieno delle funzioni, cioè sostenuto da una maggioranza parlamentare. Ecco, quindi, che adesso la stessa BCE auspicherebbe la nascita di un governo “politico” per evitare che l’Italia si trovi senza paracadute nel momento in cui precipitasse.

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La soluzione estrema nel caso di crisi

Infine, insieme all’ESM, il Fondo europeo salva-stati permanente, la BCE potrebbe finire per erogare all’Italia un prestito per coprire almeno le esigenze di rifinanziamento del debito in scadenza per i successivi 12-18 mesi. In pratica, sarebbe un salvataggio simile a quello a cui sono stati sottoposti negli anni passati Grecia, Irlanda e Portogallo. Con la differenza che dei creditori non ne farebbe parte quasi certamente il Fondo Monetario Internazionale, essendo le dimensioni del prestito richiesto troppo elevate per essere affrontate da un ente che raggruppa quasi 190 stati del mondo. La soluzione trovata sarebbe endogena, europea e anche in questo caso verrebbe messa in atto solo con precisi impegni da parte di Roma per varare riforme economiche pro-crescita e inclusive del risanamento dei conti pubblici.

In teoria, la BCE non avrebbe alcun bisogno di avvalersi del sostegno dell’ESM per salvare uno stato in crisi. Sarebbe sufficiente che annunciasse l’acquisto di tutti i titoli di stato in scadenza per i successivi tot mesi. Tuttavia, si ritroverebbe contro gran parte del suo stesso board, trattandosi di una pratica vietata dallo statuto, in quanto si tramuterebbe nella monetizzazione di un debito sovrano. E, però, a mali estremi, estremi rimedi. Chissà che dopo avere ingoiato la forzatura del “quantitative easing”, la Bundesbank non sia costretta persino ad avallare l’incubo di una BCE che rastrelli titoli italiani, pur di salvare l’euro? In fondo, se sparisce la moneta unica, a perderci non saremmo solo noi italiani. E quando la paura farà novanta, certe impuntature “ideologiche”, per quanto corrette, potrebbero venire meno.

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari